Sono le due di notte del 5 maggio e ci troviamo a New York, più precisamente ad Astoria, quartiere nell’estremità nord-ovest del Queens. Tre persone con stivali da pesca alti fino alla coscia e torce in mano si avvicinano a un tombino, sollevano il coperchio e scompaiono sottoterra.
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Ad osservarli c’è Aki Jakupovic, titolare di un’officina della zona (le cui telecamere di sorveglianza riprendono tutto), il quale ha raccontato a NBC New York l’esperienza vissuta: “Li guardavo, loro guardavano me, sapete, ho capito subito che non avevano buone intenzioni. Sono entrati, hanno chiuso la porta, come se non fossero mai stati lì.”. Tre estranei, abiti strani, una scena che lui stesso ha paragonato a un cartone animato: «Tre tizi qualunque che girano in tuta, aprono la fogna e si calano come le Tartarughe Ninja».
Quel video, all’epoca, è rimasto una curiosità da quartiere. Solo settimane dopo, quando episodi quasi identici si sono ripetuti a Brooklyn, la polizia di New York lo ha tirato fuori dall’archivio e l’intera città si è accorta che sotto i suoi piedi stava succedendo qualcosa di difficile da spiegare.
Da Astoria a Brooklyn, la stessa scena che si ripete
Il caso è esploso il 28 maggio, quando otto persone sono state viste calarsi in un tombino nel cuore della notte a Williamsburg, un’ora più tardi una seconda segnalazione è arrivata da Gravesend, entrambi quartieri del distretto di Brooklyn. La prima chiamata era partita verso le 23 di giovedì: qualcuno aveva visto un gruppo togliere il coperchio di un tombino tra McDonald Avenue e Colin Place e infilarsi dentro, alcuni dei quali sono poi riemersi circa tre ore dopo.
Mentre gli agenti erano impegnati lì, ne è arrivata un’altra. Intorno all’una di notte di venerdì, a una decina di miglia di distanza, altre persone scoperchiavano un tombino vicino a Heyward Street e Bedford Avenue. In un altro video girato a Brooklyn si vede un uomo con la maglietta rossa aprire il coperchio dal basso e issarsi in mezzo a una strada trafficata; dietro di lui escono altre sei persone, almeno tre con delle pale, tutte con lampade frontali. Il gruppo è risalito più di due ore e mezza dopo, è salito su un veicolo ed è scomparso.
La polizia: «Nessun pericolo». Il perché resta aperto
Sui social, intanto, le ipotesi hanno iniziato a farsi largo, tra terroristi e cacciatori di alligatori, e la polizia ha provato a riportare la vicenda coi piedi per terra. Lunedì il NYPD ha fatto sapere che una squadra dell’Emergency Service Unit, insieme ai funzionari ambientali, aveva ispezionato il sistema fognario, concludendo che non esistesse alcuna minaccia per la collettività, né criminale né sanitaria, pertanto non si segnalano arresti e nessun collegamento accertato tra i diversi casi.
La spiegazione che gli inquirenti considerano più credibile è anche la meno spettacolare. Un alto funzionario delle forze dell’ordine ritiene possibile che il gruppo vada a caccia di oggetti di valore finiti nelle fogne, una teoria fondata su episodi analoghi che risalgono almeno al 2024. Per scrupolo, gli agenti dell’ESU sono scesi a controllare che non fosse stato lasciato nulla di pericoloso: non hanno trovato niente. Anche il Dipartimento per la protezione ambientale, che gestisce la rete, non ha riscontrato danni agli impianti.
12 mila chilometri di gallerie, e il rischio di non risalire
Quale che sia il movente, scendere là sotto resta una pessima idea. Sotto le strade di New York corre una rete di oltre 7.500 miglia di condotte fognarie, più di dodicimila chilometri, che però non è un parco giochi. «È pericoloso, è come attraversare col rosso o camminare in mezzo a un’autostrada», ha avvertito John Monaghan, capitano del NYPD in pensione. «Possono restare folgorati, possono soffocare: là sotto ci sono linee del gas e cavi elettrici». Le fogne, ha ricordato il portavoce del DEP Rob Wolejsza, possono contenere gas nocivi e potenzialmente letali, superfici instabili, rischio di allagamenti e spazi confinati: nessuno dovrebbe mai entrare in una tubatura, in un pozzetto o in un tombino. L’avvertimento non è teorico. Il mese scorso una donna è morta cadendo in un tombino aperto in pieno centro a Manhattan: il coperchio era stato spostato da un camion.
Non è la prima volta che finisce con un arresto
La pista del tesoro sommerso ha già qualche conferma giudiziaria. Lo stesso funzionario ha spiegato che il NYPD ha indagato su casi simili negli ultimi anni, una teoria che poggia su episodi che risalgono al 2024, e che in quelle occasioni i responsabili cercavano oggetti di valore. In un caso, una persona era stata arrestata. Il precedente più clamoroso, però, è più vecchio e ha pure i contorni della beffa interna. Nell’agosto del 2015, presso la zona di East Flatbush (sempre a Brooklyn), un dipendente del Dipartimento per la protezione ambientale (parliamo del ventunenne Marquis Evans, tirocinante) aprì un tombino all’incrocio tra Avenue H ed East 35th Street e fece calare due amici a caccia di gioielli e oggetti smarriti, con tanto di metal detector. Gli agenti dell’Emergency Service Unit, all’inizio, non riuscirono nemmeno a inseguirli perché le esalazioni erano troppo forti. Aspettarono dunque che i due risalissero e dopo quattro ore, ricoperti di liquami, vennero arrestati. Evans fu sospeso e incriminato per favoreggiamento e altri reati, gli amici, David Hannibal e Damion Nieves, per violazione di proprietà. «Dio solo sa cosa cercassero», commentò allora il commissario di polizia Bill Bratton. «Di sicuro non sarei io a strisciare nelle fogne di New York».
Una versione più recente, e meglio filmata, andò in scena nell’aprile 2025 presso Bensonhurst, ancora una volta in quel di Brooklyn. Un video mostrava cinque persone con gilet fluorescenti e attrezzi aprire un tombino in mezzo alla strada: quattro si calavano dentro, una mano richiudeva il coperchio dal basso, il quinto apriva una sedia pieghevole sul marciapiede e si metteva comodo. La polizia ne fermò tre, tra i 25 e i 39 anni, con l’accusa di furto con scasso e danneggiamento. Le versioni dei fermati oscillavano tra il banale e l’assurdo, visto chr uno disse di essere stato assunto per pulire la fogna, un altro che cercava un tesoro.
Per ora l’unico punto fermo di questa storia è la mitologia che i newyorkesi tirano fuori ogni volta che qualcuno sparisce in un tombino. Sul resto (chi siano, cosa cerchino davvero, dove vadano una volta richiuso il coperchio) l’indagine della Divisione Intelligence del NYPD è ancora aperta.
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Marco Crisciotti
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