Dal presidio del territorio alla gestione forestale, il dossier dell’Unione dei Comuni montani indica la strada per ridurre il rischio. Il nodo non è solo spegnere i roghi, ma intervenire prima, trasformando boschi e aree interne in una risorsa economica e ambientale
Gli incendi boschivi non si combattono soltanto quando divampano. La partita decisiva si gioca molto prima, attraverso la gestione del patrimonio forestale, la manutenzione del territorio, il monitoraggio e il presidio delle aree montane. È questo il filo conduttore del dossier «Incendi boschivi. Prevenzione, organizzazione, gestione forestale», realizzato da Uncem e aggiornato a luglio 2026.
Il punto di partenza è anche economico. L’Italia dispone di oltre 11 milioni di ettari di bosco, ma l’aumento della superficie forestale non coincide automaticamente con una maggiore sicurezza. L’abbandono delle aree rurali, la contrazione delle comunità montane e la progressiva riduzione della gestione attiva possono aumentare la vulnerabilità del territorio.
Da qui la necessità di spostare il baricentro delle politiche pubbliche dall’emergenza alla prevenzione. Spegnere un incendio rimane indispensabile, ma intervenire quando le fiamme sono già sviluppate rappresenta la fase più costosa e rischiosa. La vera politica antincendio, secondo l’impostazione del dossier, comincia invece dalla gestione del bosco.
Cento milioni per la prevenzione
Una prima risposta finanziaria è arrivata dopo la stagione degli incendi del 2021. Il cosiddetto «Decreto incendi» ha stanziato complessivamente 100 milioni di euro per la prevenzione: 20 milioni destinati a Vigili del Fuoco e Carabinieri Forestali e 40 milioni alle aree interne attraverso le 72 aree pilota della Strategia nazionale per le Aree interne. Altri 40 milioni sono stati ripartiti nel 2025 alle 56 nuove aree SNAI.
Il problema, per Uncem, non è però soltanto la dimensione delle risorse disponibili, ma la loro destinazione. Una parte degli stanziamenti per la prevenzione è stata infatti indirizzata verso mezzi e attrezzature per l’emergenza, mentre il dossier indica come prioritaria una maggiore attenzione alla gestione forestale, alla manutenzione, al monitoraggio e alle infrastrutture preventive.
È qui che la prevenzione degli incendi incrocia le politiche economiche per le aree interne. Gestire il patrimonio forestale significa infatti sostenere attività, filiere e occupazione, oltre a ridurre il rischio di danni futuri. La Strategia forestale nazionale prevede 420 milioni di euro fino al 2032 per i Piani di indirizzo forestale, strumenti destinati a tradurre gli indirizzi regionali in una pianificazione più vicina ai territori.
Un bosco gestito è anche un bosco più resiliente
Uno dei passaggi più significativi del dossier riguarda il rapporto tra gestione forestale e rischio incendio. Secondo i dati riportati da PEFC Italia, i boschi certificati per la gestione forestale sostenibile avrebbero una probabilità di essere interessati da incendi fino a nove volte inferiore rispetto a quelli non certificati, mentre la riduzione dei danni viene indicata nel 50%. La stessa analisi evidenzia come lo spegnimento di un incendio possa arrivare a costare fino a otto volte più della prevenzione.
Il dato va letto dentro una trasformazione più ampia del territorio. Lo studio citato nel dossier, che ha analizzato 48.953 eventi di incendio e quasi un milione di ettari di superficie bruciata tra il 2007 e il 2017, individua una relazione tra governance attiva, sviluppo rurale, attività agro-pastorali, gestione forestale sostenibile e capacità dei paesaggi di resistere agli incendi.
La foresta, quindi, non è soltanto un patrimonio naturale da proteggere in caso di emergenza. È una risorsa che richiede una filiera economica, investimenti e una presenza stabile sul territorio.
Il costo crescente della fragilità territoriale
La questione assume ulteriore rilevanza alla luce del cambiamento climatico. Nel 2024, secondo i dati ISPRA riportati nel dossier, gli incendi di vegetazione hanno interessato in Italia 514 chilometri quadrati, il 20% dei quali costituito da ecosistemi forestali. La superficie complessivamente bruciata è risultata pari a circa due terzi della media del periodo 2018-2023.
Numeri che non cancellano, però, il rischio legato agli incendi di grande estensione. Tra i fattori che possono favorire la propagazione dei roghi il dossier individua anche l’abbandono delle aree rurali, la frammentazione fondiaria e l’accumulo di materiale legnoso nei boschi non gestiti.
È un circolo che coinvolge ambiente ed economia. Quando diminuisce il presidio umano, diminuisce anche la capacità di manutenzione del territorio; quando la gestione forestale si indebolisce, aumenta la vulnerabilità; quando arriva l’incendio, cresce il costo dell’intervento e della ricostruzione.
La gestione forestale come infrastruttura
Il dossier propone quindi di considerare la gestione forestale alla stregua di una vera infrastruttura territoriale. Viabilità forestale, punti di approvvigionamento idrico, monitoraggio, manutenzione e pianificazione devono essere parte di un sistema coordinato, nel quale Comuni, enti territoriali e strutture di protezione civile lavorino su una strategia comune.
Il principio è semplice: prevenire costa, ma non prevenire può costare molto di più.
Per questo Uncem insiste sulla necessità di utilizzare le risorse disponibili non soltanto per rafforzare la capacità di risposta all’emergenza, ma per costruire nel tempo territori più resilienti. Una strategia che significa intervenire sul bosco prima che diventi un fattore di rischio.
Dalla lotta agli incendi alle «fire smart communities»
L’approccio proposto guarda infine alla costruzione di «fire smart communities» e «fire smart territory»: comunità formate, consapevoli e responsabilizzate, capaci di trasformare la prevenzione in una pratica permanente.
È un passaggio che allarga la questione oltre la sola protezione civile. La prevenzione degli incendi diventa parte di una politica più ampia per le aree interne, nella quale gestione forestale, attività agricole e pastorali, economia del legno, tutela ambientale e presidio umano del territorio possono concorrere allo stesso obiettivo.
La sfida, dunque, non è soltanto avere più mezzi per spegnere gli incendi. È arrivare a un modello nel quale gli incendi trovino territori meglio gestiti, monitorati e presidiati.
Perché il vero investimento contro il fuoco non comincia quando arrivano le fiamme. Comincia molto prima, quando si decide di tornare a gestire il bosco.
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