Bollette luce più basse dal 2030, il piano UE agisce su tasse e oneri · Risoluto



Il costo dell’energia elettrica in Italia potrebbe scendere sensibilmente nei prossimi anni grazie a un nuovo piano della Commissione europea presentato il 17 luglio 2026. L’obiettivo è ridurre il divario di prezzo tra elettricità e gas, un fattore che oggi frena la transizione energetica e appesantisce le bollette di famiglie e imprese. La proposta, contenuta in una Comunicazione sulla elettrificazione, fissa parametri chiari e introduce misure concrete per alleggerire la pressione fiscale e gli oneri di rete. Ma cosa cambierà davvero per i consumatori italiani?

Il rapporto elettricità-gas come indicatore chiave per la transizione

La Commissione europea ha individuato nel rapporto tra il prezzo di un kilowattora elettrico e quello di un kilowattora di gas il principale ostacolo alla diffusione delle tecnologie elettriche. Oggi, in base ai dati Eurostat del secondo semestre 2024, un’azienda europea paga l’elettricità quasi il triplo del gas, mentre per le famiglie il divario si attesta intorno a 2,5 volte. Solo Finlandia e Svezia hanno già un rapporto inferiore a 2. Il piano fissa un obiettivo ambizioso entro il 2030 il prezzo dell’elettricità non dovrà superare il doppio di quello del gas per le imprese e 2,5 volte per le famiglie. Questo parametro è considerato decisivo perché da esso dipende la convenienza di investimenti come pompe di calore industriali e impianti domestici.

Impatto sulle scelte di elettrificazione delle imprese

Il documento fornisce dati concreti su quanto convenga elettrificare un processo produttivo. Quando il rapporto elettricità-gas si avvicina a 2, una pompa di calore industriale ad alta temperatura ripaga l’investimento in circa 10 anni rispetto a un impianto a gas. Lo rivela un caso di studio sul comparto lattiero-caseario citato dalla Commissione. Quando il valore oscilla tra 2,5 e 3,5, molti processi risultano più convenienti con l’elettrificazione. Oltre quota 3, invece, l’interesse crolla e le vendite di pompe di calore si riducono a un terzo. Per le aziende italiane, che spesso si trovano in questa fascia sfavorevole, il nuovo piano potrebbe rappresentare una svolta economica significativa.

Come calcolare il rapporto elettricità-gas nella propria bolletta

Per capire se la propria azienda o abitazione rientra nei parametri europei, si può seguire lo stesso metodo usato dalla Commissione. Si prende la spesa totale della fornitura, includendo imposte e IVA, e si divide per i kilowattora reali consumati. Per il gas, si convertono i metri cubi con il coefficiente indicato in fattura. Poi si rapporta il costo di un kilowattora elettrico a quello di un kilowattora di gas. Se il risultato è superiore a 2,5 o 3, la bolletta è più pesante e si può valutare se intervenire. Questo calcolo semplice aiuta a orientarsi mentre le nuove regole non sono ancora in vigore.

Italia tra i Paesi sotto osservazione per tasse e oneri sproporzionati

L’Italia compare nell’elenco dei cinque Stati membri, insieme a Francia, Germania, Portogallo e Grecia, dove parte delle tasse in bolletta non è legata al consumo di energia o supera le finalità del sistema elettrico. La Commissione chiede ai governi di non applicare all’elettricità una pressione fiscale maggiore rispetto al gas. Secondo i dati VaasaETT di maggio 2026, la bolletta domestica europea è composta per il 48% dal costo dell’energia, per il 26% da oneri di rete e per il restante 26% da tasse e prelievi. La proposta legislativa presentata insieme al piano interviene proprio su questa porzione non energetica, modificando il Regolamento (UE) 2019/943.

100 miliardi dall’ETS per la decarbonizzazione industriale

Lo stesso giorno è stata presentata la revisione del sistema ETS, che mette sul tavolo 100 miliardi di euro per l’Industrial Decarbonisation Bank. Di questi, circa 30 miliardi saranno erogati nel triennio 2028-2030 tramite lo strumento ETS Investment Booster, finanziato da 400 milioni di quote di emissione. Ogni Stato dovrà destinare almeno metà delle proprie entrate da aste a progetti di decarbonizzazione. L’assegnazione gratuita delle quote proseguirà dopo il 2030, ma solo per chi investe realmente nella riduzione delle emissioni. Per le piccole e medie imprese italiane, questa è una leva finanziaria aggiuntiva cruciale. I bandi saranno aperti solo dopo l’approvazione di Parlamento europeo e Consiglio, poiché il testo è ancora una proposta.

Il calendario delle 15 misure del piano fino al 2030

Il piano d’azione prevede 15 misure che si distribuiranno lungo tutto il decennio. Già nel 2026 partirà la seconda tornata di aste sul calore industriale finanziata dall’Innovation Fund. Nell’ultimo trimestre dell’anno arriverà la valutazione d’impatto sull’obiettivo del 46% e una raccomandazione sugli incentivi per i veicoli a zero emissioni. A metà 2027 è prevista una valutazione sulla ricarica intelligente come opzione predefinita nei contratti dei veicoli elettrici. Nel 2030, gli obiettivi chiave saranno tre il rapporto elettricità-gas non oltre 2 per l’industria, accumuli a 200 GW e quattro milioni di pompe di calore installate all’anno. Sul fronte della finanza pubblica, gli Stati potranno derogare al Patto di stabilità per la spesa energetica, con un margine dello 0,3% del PIL annuo.

La Commissione invita infine i governi a estendere le aliquote IVA agevolate a chi acquista pompe di calore o pannelli fotovoltaici. Il percorso è chiaro ma richiederà anni e un confronto con il Parlamento europeo. Per i consumatori italiani, la prospettiva di bollette più leggere è concreta, ma bisognerà attendere le prossime tappe legislative. Nel frattempo, il consiglio è di monitorare i propri consumi e valutare soluzioni di efficienza energetica che possano già ridurre i costi.

Giacomo Cascio

Giacomo Cascio — Editore di Risoluto.it. Fondatore di Blue Owl, agenzia di marketing locale in Sicilia e ideatore del Metodo Autorità Locale.


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