“Posti garantiti anche con le case dei privati”. Il Mur annuncia 700 nuovi posti letto in Sardegna


Risorse finanziarie per compensare l’uscita di scena dei fondi europei del Pnrr, copertura totale delle borse di studio per chi ne ha diritto e un modello d’intervento innovativo per la gestione dell’emergenza abitativa universitaria. Ieri sera il presidente dell’Ersu Cagliari, Marco Meloni Lai, ha tracciato una dettagliata roadmap, che fa il punto sui primi traguardi raggiunti, sulle risorse mobilitate e sui progetti in itinere destinati alla popolazione studentesca del capoluogo sardo. E intanto arriva una boccata d’ossigeno con il piano del Mur – finanziato sempre con fondi Pnrr – che prevede 741 nuovi posti letto da spartire tra i due atenei sardi.

La tenuta delle borse di studio: stop al rischio “idonei non beneficiari”

Uno dei nodi centrali nell’agenda delle politiche universitarie riguarda il mantenimento dei livelli essenziali delle borse di studio. La conclusione dei finanziamenti straordinari erogati tramite Pnrr rischia infatti, in diverse regioni italiane, di riaprire la piaga storica degli “idonei non beneficiari” — e cioè quegli studenti che, pur possedendo i requisiti economici e di merito per accedere al sussidio, rimangono esclusi dall’erogazione per mancanza di coperture finanziarie a bilancio.

Uno scenario che la Regione punta a scongiurare a tutti i costi. Proprio per questo la giunta Todde ha mosso prima del tempo le sue carte, mobilitando risorse interne per mettere una pezza al buco lasciato dal Pnrr e garantire le coperture necessarie. I numeri che arrivano dall’Ateneo di Cagliari parlano chiaro e tratteggiano una rete di protezione per gli studenti: il bilancio regionale garantisce infatti la copertura al 100% per tutti gli aventi diritto, assicurando il pagamento della borsa di studio alla totalità dei ragazzi risultati idonei in graduatoria. 

Ma il pacchetto di tutele non si ferma qui. Oltre al contributo economico, più di un terzo degli iscritti all’Università di Cagliari beneficerà contemporaneamente del taglio totale delle tasse universitarie e dell’accesso a costo azzerato — o fortemente scontato, a seconda della fascia Isee — ai tavoli della mensa. Un impianto d’aiuto che trova conferma anche nei numeri della ristorazione d’ateneo: oggi sono oltre 14mila gli studenti che staccano ogni giorno un pass per mangiare gratis o a prezzi decisamente calmierati nelle strutture cittadine dell’Ersu.

L’emergenza casa: restyling del patrimonio Ersu e l’intesa sui privati

Mentre la copertura delle borse di studio poggia su fondamenta consolidate, la questione legata all’abitare universitario rimane il settore di massima complessità logistica e strutturale. Le domande presentate per ottenere una sistemazione, infatti, sono in forte crescita: si parla di 1.432 richieste per un posto letto nelle residenze universitarie (circa 50 in più rispetto all’anno scorso). 

La risposta dell’Ersu si muove su un doppio binario: da una parte gli interventi diretti sugli immobili di proprietà dell’Ente, dall’altra un’azione coordinata con il mercato immobiliare privato. Sul primo fronte, l’Ente ha avviato un programma d’interventi orientato alla ristrutturazione edilizia e al riarredo progressivo delle residenze universitarie esistenti. L’obiettivo primario consiste nel recuperare capacità ricettiva residua, incrementando il numero totale dei posti letto effettivamente assegnabili e migliorando gli standard abitativi e di efficienza energetica delle strutture.

Il piano Zedda per gli universitari: tutti gli immobili da recuperare

Ricapitolando: la mappa degli alloggi (attivi e in cantiere)

A fronte di oltre 1.400 istanze di alloggio, il sistema abitativo dell’Ente garantisce attualmente appena 480 posti letto effettivi. La rete ricettiva attiva fa perno sul moderno Campus “Emilio Lussu” di viale La Plaia, affiancato dalla struttura di via Businco (158 posti), dai posti in via Biasi e via Sassari e dai poli storici di via Trentino e via Montesanto. Per colmare il divario con la domanda reale, è sul piatto un piano complessivo di investimenti edilizi da 22,5 milioni di euro: il progetto simbolo è la riqualificazione dello storico Palazzo Vivanet in via Roma (un investimento da 11,6 milioni di euro per ricavare alloggi nel lungo periodo), a cui si aggiungono il recupero dell’immobile in via Santa Margherita, l’adeguamento della sede di Corso Vittorio Emanuele II e l’ampliamento del complesso di via Trentino con la nuova mensa.

Ma proprio su Palazzo Vivanet, ieri è arrivata la stoccata del consigliere comunale di opposizione Roberto Mura (Alleanza Sardegna): “I numeri dimostrano che nessuna residenza pubblica, da sola, potrà assorbire l’intera domanda. Palazzo Vivanet è già stato impiegato per decenni come casa dello studente, dimostrando tutti i limiti di un edificio d’epoca nato per ben altre funzioni e difficilmente adattabile alle esigenze di una moderna residenza universitaria”. 

Per Mura, la spesa di ben 11,6 milioni di euro per ricavarne un numero risicato di alloggi rischia di trasformarsi in una scelta poco efficiente per le casse pubbliche. Da qui la controproposta dell’esponente di opposizione: spostare gli uffici amministrativi dell’Ersu nello stabile storico di via Roma e liberare contestualmente la sede di Corso Vittorio Emanuele II da riconvertire in residenza studentesca, oppure impiegare quel maxi-finanziamento da oltre 11 milioni per realizzare da zero strutture moderne, pensate sin dalla prima bozza progettuale per accogliere numeri importanti di fuorisede.

Caro affitti: la mappa delle nuove tariffe agevolate, zona per zona

L’ossigeno del Mur: arrivano 741 nuovi posti letto 

A dare una boccata d’ossigeno alla ricettività isolana interviene anche il ministero dell’Università e della Ricerca attraverso il piano housing finanziato con i fondi del Pnrr. Gli atenei sardi potranno infatti contare su 741 posti letto in più: quasi 600 di questi sono già pronti all’uso — di cui 482 dislocati nella provincia di Sassari e 94 nella provincia di Cagliari —, mentre la quota restante (165) diventerà operativa entro il 2027. Secondo quanto stabilito dalle direttive del bando ministeriale, almeno il 30% di questi nuovi spazi abitativi dovrà essere riservato agli studenti più meritevoli, attingendo direttamente dalle graduatorie stilate dagli enti regionali per il diritto allo studio.

Il nuovo modello: l’Ersu garante sugli affitti privati

La vera svolta strategica per affrontare il caro-affitti – a Cagliari una stanza singola può arrivare a costare 450 euro – passa però dal contatto diretto con i proprietari di casa. Grazie ai fondi freschi sbloccati dall’ultima manovra di bilancio della Regione, l’Ersu sta chiudendo il cerchio su un piano senza precedenti: reperire appartamenti da privati da destinare all’accoglienza dei fuorisede con l’Ente che farà da garante e pagherà direttamente i canoni di locazione. 

“Vogliamo aumentare i posti disponibili – spiega Meloni -, ma anche rivitalizzare quartieri della città, favorire l’emersione degli affitti irregolari e fare in modo che chi studia a Cagliari non sia lasciato solo né diventi ostaggio del mercato privato nella ricerca di una casa”. “La strada è lunga, gli obiettivi sono ambiziosi e soprattutto urgenti – conclude il presidente dell’Ersu -. Siamo al lavoro con progetti, risorse e determinazione. Il nostro compito è spendere al meglio le risorse pubbliche per trasformarle in uno strumento concreto di garanzia del diritto allo studio”.


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