TRENTO. Un’espansione dell’attività economica contenuta in Trentino, un dato leggermente inferiore a quello di Bolzano. A contribuire alla crescita i consumi, sostenuti dall’aumento delle presenze turistiche e dal lieve incremento del reddito delle famiglie, oltre agli investimenti pubblici. Grava però sul quadro generale la flessione delle esportazioni e la debole dinamica dell’accumulazione di capitale privato. Questo emerge dall’analisi del primo semestre della Banca d’Italia.
Nel corso del 2026 l’attività industriale ha mostrato lievi segnali di miglioramento. Un trend che trova conferma dai dati dell’indagine Sondtel della Banca d’Italia relativa ai primi tre trimestri dell’anno, che segnalano una ripresa dei fatturati delle imprese industriali trentine rispetto al 2025 (per quelle altoatesine è proseguita la dinamica positiva).
Secondo i dati della Camera di commercio di Trento, il comparto manifatturiero ha evidenziato un aumento dei ricavi allo 0,7% rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente (in Alto Adige le attese sui ricavi per l’esercizio in corso sono orientate alla stabilità o alla crescita per più dell’80% delle aziende manifatturiere).
Nel primo semestre dell’anno le esportazioni, al netto della variazione dei prezzi, si sono ridotte dell’1,4% in entrambe le province, rispetto allo stesso periodo del 2025 in termini nominali sono diminuite dell’1% in Trentino (sono rimaste invariate in Alto Adige e sono aumentate del 4,5% in Italia).
La flessione ha interessato principalmente i beni alimentari, i prodotti in pelle e quelli tessili mentre si registra il contributo positivo dei prodotti in metallo, in gomma e plastica e di quelli agricoli. Alla diminuzione delle vendite verso l’Unione europea, in particolare Austria e Polonia, si è contrapposta l’espansione sui mercati extra Ue: le esportazioni verso Stati Uniti e Germania hanno sostanzialmente segnato un ristagno.
L’attività nelle costruzioni è cresciuta (mentre si è indebolita in Alto Adige): secondo i dati della Camera di commercio, il fatturato delle imprese trentine è aumentato di quasi il 5%. Il comparto ha continuato a beneficiare della domanda pubblica, sostenuta dall’avanzamento delle opere previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e degli interventi infrastrutturali connessi alle Olimpiadi invernali del 2026. E’ proseguito l’aumento delle quotazioni degli immobili a uso residenziale (4,2%) su ritmi analoghi alla media del Paese (4,6%; 7,8% in Alto Adige).
Nel terziario è proseguita la crescita dei ricavi, più sostenuta nei trasporti, nel commercio all’ingrosso e nei servizi alle imprese (in Alto Adige le indicazioni più favorevoli riguardano i servizi di alloggio e ristorazione e gli impianti di risalita). Nel primo semestre dell’anno, le presenze turistiche sono aumentate del 4,4% rispetto allo stesso periodo del 2025 (3,7% in Alto Adige). La crescita ha riguardato in misura analoga i turisti italiani e quelli stranieri.
L’accumulazione di capitale è rimasta contenuta. Secondo i dati tratti dall’indagine Sondtel della Banca d’Italia, le imprese industriali e dei servizi hanno sostanzialmente confermato i piani di investimento formulati a fine 2025, che già prefiguravano una riduzione degli investimenti; una dinamica analoga ha interessato le imprese altoatesine. Le indicazioni fornite dalle banche che partecipano all’indagine regionale sul credito bancario indicano che, pur nell’attuale contesto di perdurante incertezza, si è arrestato il calo della domanda di credito.
La contrazione dei prestiti al settore produttivo si è attenuata (-0,9% a giugno 2026, dal -2,3% di dicembre 2025; +3,0% in Alto Adige): alla flessione dei finanziamenti nella manifattura e nelle costruzioni si è contrapposta la crescita di quelli destinati ai servizi. I prestiti alle aziende medio-grandi sono rimasti pressoché stabili, mentre è proseguito il calo di quelli alle imprese di minore dimensione.
Il costo del credito è lievemente aumentato: il tasso medio sui finanziamenti destinati a esigenze di liquidità si è portato al 4,7% (4,6% in Alto Adige; 5,0% in Italia), quello sui nuovi prestiti per investimenti si è attestato al 4% (4,1% in Alto Adige; 4,4% in Italia). Nei mesi estivi il credito alle imprese trentine avrebbe registrato un’ulteriore flessione.
La situazione finanziaria delle aziende si è mantenuta nel complesso solida: la redditività è rimasta su livelli elevati e la quota di imprese che la giudicano soddisfacente o buona si è attestata a circa il 90%; anche la liquidità detenuta dalle aziende è aumentata rispetto a giugno 2025.
L’occupazione è diminuita. Nella media del primo semestre del 2026, il numero di occupati residenti in provincia di Trento si è ridotto dello 0,9%, dopo tre anni di crescita ininterrotta, a fronte di una sostanziale stabilità in provincia di Bolzano. La flessione ha riguardato i lavoratori indipendenti, mentre l’occupazione dipendente è rimasta invariata.
Al calo dell’occupazione si è associato un aumento delle persone in cerca di lavoro e del tasso di disoccupazione, salito al 2,4% (1,5% in Alto Adige e 5,6% in Italia).
Secondo nostre elaborazioni, il reddito disponibile delle famiglie è cresciuto dello 0,8% in termini reali, come in Alto Adige (0,7% in Italia), sebbene la dinamica sia stata frenata dal rialzo dell’inflazione, soprattutto nel secondo trimestre dell’anno. La spesa delle famiglie a valori costanti è aumentata dello 0,5% (0,7% in provincia di Bolzano e 1,1% in Italia).
La crescita dei prestiti alle famiglie da banche e società finanziarie si è intensificata (+3,0% a giugno 2026 da +2,1% di fine 2025; +2,0% in provincia di Bolzano). Il credito al consumo ha continuato a espandersi del 5,5% (4,2% in Alto Adige); i mutui per l’acquisto di abitazioni, che rappresentano la principale forma di indebitamento delle famiglie, sono cresciuti del 3,2% (da +2,4%; 2,5% in Alto Adige).
Nel primo semestre del 2026 i prestiti bancari al settore privato non finanziario trentino hanno mostrato un lieve recupero (0,5% da -0,6% di fine 2025; +2,6% da +2,5% in Alto Adige). Alla riduzione dei prestiti delle banche locali, che alla fine di giugno detenevano circa il 56% dei prestiti al settore privato non finanziario, si è accompagnato il moderato incremento dei finanziamenti degli intermediari con sede fuori regione.
La qualità del credito si è mantenuta elevata: il flusso di nuovi prestiti deteriorati in rapporto a quelli in bonis è rimasto invariato allo 0,8% (0,7% in Alto Adige) mentre l’incidenza dei prestiti deteriorati sul totale dei finanziamenti è scesa al 2,1% dal 2,4% di fine 2025 (2,6% in Alto Adige; 2,5% nella media nazionale).
I depositi del settore privato non finanziario sono aumentati (+4,0%; +3,3% in provincia di Bolzano), sia per le famiglie sia, con maggior intensità, per le imprese. La crescita è stata guidata dalla dinamica positiva dei depositi a vista, a fronte di una riduzione di quelli a risparmio. Il valore complessivo a prezzi di mercato dei titoli delle famiglie a custodia alle banche è ulteriormente aumentato (11,4%; 19,2% in Alto Adige), con incrementi particolarmente intensi per le quote di fondi comuni e altri organismi di investimento collettivo del risparmio e i titoli di Stato.
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