L’inflazione è tornata a salire negli ultimi mesi, trainata dal caro energia con la guerra tra Stati Uniti e Iran. Alla fine del mese scorso, il dato acquisito per l’Italia era del 3,4%. La perdita del potere di acquisto è trattata spesso come un problema per i risparmiatori, mentre ci si interroga poco sui contribuenti. Anche i beneficiari di detrazioni fiscali pluriennali ne escono penalizzati. Lo stato italiano riconosce centinaia di incentivi legati ad acquisti di vario tipo con lo scopo di sostenerne la domanda. Molti di questi garantiscono la restituzione parziale in più anni, tipicamente 5 o 10. Il Superbonus, addirittura, negli anni passati arrivò a garantire una restituzione persino superiore alla spesa effettuata (110%).
Detrazioni pluriennali colpite da inflazione
Il beneficio viene così diluito nel tempo con tutte le incertezze che ciò comporta. Un eventuale calo del reddito può fare risultare il contribuente incapiente, cioè non consentirgli di fruire per uno o più anni delle detrazioni spettanti. E come anticipato, c’è il fenomeno dell’inflazione a rilevare sulla reale portata del beneficio. Tu paghi una cifra oggi e lo stato ti rimborsa una certa percentuale spalmata in un periodo di tempo prestabilito. Peccato che nel frattempo quel denaro vale sempre di meno.
Se l’inflazione fosse sempre del 2% all’anno, ecco quale sarebbe il valore reale di 1.000 euro di oggi nell’arco del prossimo decennio:
- 1 anno: 980,39 euro
- 2 anni: 961,17 euro
- 3 anni: 942,32 euro
- 4 anni: 923,85 euro
- 5 anni: 905,73 euro
- 6 anni: 887,97 euro
- 7 anni: 870,56 euro
- 8 anni: 853,49 euro
- 9 anni: 836,76 euro
- 10 anni: 820,35 euro
A questi ritmi, dopo 10 anni un importo di 1.000 euro avrà lo stesso valore in termini reali di 820 euro attuali.
Ci sarà stata un’erosione del 18%. In che senso? Potremmo acquistare beni e servizi per una quantità media pari al 18% in meno rispetto ad oggi. Ed è qui che si pone il problema delle detrazioni pluriennali. L’attesa del contribuente non solo non viene ricompensata, ma rischia di risultare fatale per la convenienza economica dell’operazione effettuata. E questo vale, a maggior ragione, quando l’inflazione sale inaspettatamente.
Esempio di bonus ristrutturazioni
L’esempio che vi mostreremo, riguarda un ipotetico contribuente che nel 2020 effettuò spese per 40.000 euro rientranti nel bonus ristrutturazioni. Esso garantisce ancora oggi detrazioni pluriennali (10 anni) del 50%, purché legate ai lavori di ristrutturazione della prima casa avviati non prima dell’anno fiscale precedente. Il nostro contribuente si è ritrovato dal 2021 a ricevere dallo stato la restituzione di 2.000 euro all’anno e così sarà fino al 2030. Non avrebbe potuto sapere quando effettuò i lavori, che negli anni successivi l’inflazione italiana sarebbe esplosa così come nel resto d’Europa.
Ecco i tassi d’inflazione dal 2021 in avanti, ipotizzando per il periodo 2027-2030 un tasso medio del 2% e per l’anno in corso un dato in linea con l’inflazione acquisita al 31 ottobre. Tra parentesi troverete il valore reale delle detrazioni pluriennali:
- 2021: 1,9% (1.972,71 euro)
- 2022: 8,1% (1.815,64 euro)
- 2023: 5,7% (1.717,73 euro)
- 2024: 1% (1.700,72 euro)
- 2025: 1,5% (1.675,59 euro)
- 2026: 3,4% (1.620,49 euro)
- 2027: 2% (1.588,72 euro)
- 2028: 2% (1.557,57 euro)
- 2029: 2% (1.527,03 euro)
- 2030: 2% (1.497,09 euro)
Mutuo liquidità vs pagamento in contanti
Nel decennio, il valore reale delle detrazioni pluriennale godute sarà di circa 16.673, comportando una perdita del 16,6% rispetto ai 20.000 euro nominali ricevuti.
Immaginate, invece, che al tempo il nostro contribuente avesse contratto un mutuo, anziché pagare l’intera somma in contanti. In quel periodo, i tassi medi si aggiravano intorno all’1,40%. Va detto che essi facevano riferimento alle durate più lunghe e all’acquisto delle prime case. Il dato vuole essere soltanto orientativo. Quel prestito avrebbe comportato un esborso complessivo nel decennio (al netto di spese per istruttoria e assicurative) di 42.900 euro. Il costo degli interessi sarebbe stato di poco superiore al 7% rispetto al capitale.
Attenzione: questi stessi 42.900 euro scarsi rimborsati nell’arco del decennio corrisponderebbero a qualcosa come circa 35.734 euro in termini reali. Lo stesso contribuente godrebbe delle detrazioni pluriennali, incassando i 20.000 euro sopra indicati, corrispondenti a meno di 16.700 euro in termini reali. Per lui il saldo netto reale sarebbe di -35.734 + 16.673 = -19.061 euro. Anticipando l’intera liquidità di tasca propria, invece, il costo complessivo della ristrutturazione sarebbe di (40.000 – 16.673) = 23.327 euro.
Dobbia beffa per il contribuente senza mutuo
Come si spiega questo apparente paradosso? Quando l’inflazione arriva senza avvertire, può capitare che i tassi di mercato siano poco prima talmente bassi da far risultare a posteriori conveniente l’essersi indebitati. Cosa accaduta verosimilmente a molti di coloro che presero a prestito denaro tra il 2020 e il 2021, alla vigilia dell’aumento dell’inflazione prima e dei tassi subito dopo. Una doppia beffa per chi al tempo impiegò liquidità a copertura integrale delle spese detraibili. Prendendo in prestito il mutuo, infatti, avrebbe potuto impiegare il denaro così risparmiato per investirlo ai tassi più alti offerti dal mercato. I rendimenti a lungo termine sono arrivati fino al 5%, mentre a stento lo zero in piena pandemia.
Detrazioni pluriennali oggi con tassi in rialzo
Detta così, sembra che questo discorso funzioni sempre. In realtà, dipende dalle tempistiche di ingresso sul mercato del credito. L’ultimo Rapporto ABI per il mese di settembre trovava i tassi medi sui mutui prima casa al 3,61%. Restano storicamente bassi, ma non quanto lo fossero come nell’esempio sopra riportato.
A questi livelli, prendere in prestito oggi 40.000 euro per 10 anni comporterebbe una spesa di soli interessi superiore ai 7.700 euro, quasi il 20% complessivo contro poco più del 7% nel 2020. Servirebbe un’inflazione sostenuta per giustificare l’operazione in vista della fruizione delle detrazioni pluriennali.
giuseppe.timpone@investireoggi.it
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


