Esistono tanti modi di finanziare le manovre finanziarie. Il governo di Giorgia Meloni prevede di farlo anche tramite le bollette. Nel disegno di legge di bilancio per il 2027 approvato dal Consiglio dei ministri e bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato, le coperture previste per una serie di articoli si basano sugli oneri delle bollette di luce e gas. Sono delle tasse che già paghiamo nelle fatture: il costo è di miliardi di euro e riguarda vari sostegni e incentivi, soprattutto dedicati alle imprese. In un momento di aumenti straordinari dei prezzi dell’energia, il governo ha pensato di finanziare e aiutare così le imprese. Ma quanto ci costa?
I 3,6 miliardi in manovra da finanziare con le bollette
Nel complesso, la manovra finanziaria copre più misure tramite gli oneri delle bollette di luce e gas. Il conto è di 3,6 miliardi di euro. Gli articoli incriminati del disegno di legge di bilancio 2027 sono quattro. Hanno destinatari e finalità differenti, ma condividono la stessa scelta: usare, per il biennio 2029-2030, risorse provenienti dal sistema tariffario.
| Misura | 2029 | 2030 |
| Aiuti alle imprese energivore | 800 milioni | 700 milioni |
| Aiuti alle Pmi non energivore | 600 milioni | 500 milioni |
| Contributi per nuovi impianti fotovoltaici | 200 milioni | 200 milioni |
| Contributi agli investimenti nel biometano | 300 milioni | 300 milioni |
| Totale | 1,9 miliardi | 1,7 miliardi |
Sono voci che si trovano nelle fatture e il grosso del finanziamento arriverà da una voce specifica. Dei 3,6 miliardi complessivi, 3 miliardi saranno infatti finanziati dalla componente Asos delle bollette elettriche (oneri generali di Sistema per il sostegno alle energie rinnovabili e alla cogenerazione), mentre 600 milioni passeranno dalle componenti tariffarie del gas. Per il 2027 e il 2028, invece, queste stesse misure prevedono stanziamenti a carico del bilancio del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Cos’è la componente Asos e quanto già pesa in bolletta
Tra gli oneri “generali di sistema” – una parte del prezzo finale in bolletta – figura la componente Asos. Da qui arrivano le risorse che servono principalmente a finanziare il sostegno alle energie rinnovabili e alle imprese energivore. La componente è applicata, con modalità e importi differenti, alle utenze domestiche e non domestiche.
Secondo la relazione annuale di Arera, nel 2025 dalla componente Asos nelle bollette della luce sono arrivati oltre 8 miliardi di euro, di cui 6,5 miliardi riferiti al sostegno delle rinnovabili e alla cogenerazione e 1,47 miliardi alle agevolazioni per le imprese energivore. Il sistema, dunque, finanzia già programmi di dimensioni considerevoli. E in più, come vedremo, oggi la raccolta non basta a coprire le linee di finanziamento previste per rinnovabili e imprese. Ma quanto pesa questa voce in bolletta?
Dipende dai consumi e dal tipo di utenza. Esempio: nelle fatture di un’utenza domestica non residente gli oneri Asos possono rappresentare anche oltre il 20 per cento del prezzo finale, considerando anche l’Iva e una quota fissa che viene addebitata anche in assenza di consumi. Per un’abitazione di residenza, invece, la fissa non si applica e prendendo come riferimento le tariffe Arera del secondo semestre 2026, una famiglia con un consumo annuo di 2.700 chilowattora paga circa 93,60 euro.
Gli sconti sull’elettricità alle imprese pagati dai consumatori
Le nuove misure pensate dal governo andranno dunque ad appesantire ulteriormente la componente Asos. La quota maggiore riguarda gli aiuti alle imprese contro il caro energia, previsti dagli articoli 82 e 83 del Ddl bilancio. Il plafond a disposizione è di oltre 6 miliardi di euro tra il 2027 e il 2030. Di questi, 2,6 miliardi saranno coperti attraverso la componente Asos nel biennio finale.
La prima misura riguarda le cosiddette imprese energivore, cioè quelle con consumi elettrici particolarmente elevati e in possesso dei requisiti previsti dalla normativa. Per loro sono disponibili 2,5 miliardi tra il 2028 e il 2030. La seconda è rivolta alle micro, piccole e medie imprese non comprese nell’elenco degli energivori della Cassa per i servizi energetici e ambientali (Csea). In questo caso lo stanziamento complessivo raggiunge 3,53 miliardi.
Entrambe le misure prevedono un sostegno al costo dell’elettricità, calcolato entro il limite del 50% del prezzo medio all’ingrosso e su una quantità non superiore alla metà del consumo annuo ammesso all’agevolazione. Ma a una condizione: che le aziende beneficiarie investano nella transizione energetica risorse almeno pari al 100% dell’aiuto ricevuto. Tra gli interventi ammissibili figurano l’autoproduzione da fonti rinnovabili, i sistemi di accumulo, l’efficienza energetica e l’elettrificazione dei processi produttivi.
Anche i nuovi pannelli fotovoltaici e il biometano in bolletta
L’uso degli oneri elettrici come copertura dei nuovi incentivi è ricorrente nel testo del Ddl bilancio. L’articolo 79 prevede contributi a fondo perduto fino al 40% dei costi ammissibili per la realizzazione di impianti fotovoltaici di nuova costruzione, con potenza non superiore a un megawatt. Lo stanziamento totale è di 1,2 miliardi: 800 milioni nel 2028 e 200 milioni per ciascuno dei due anni successivi.
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Anche in questo caso, mentre lo stanziamento del 2028 è iscritto nel bilancio del ministero, i 400 milioni previsti per il 2029 e il 2030 saranno finanziati attraverso gli oneri generali delle bollette elettriche. L’articolo 81 introduce invece nuovi sostegni alla produzione sostenibile di biometano, destinati alla riconversione degli impianti alimentati a biogas, al potenziamento di quelli esistenti e alla realizzazione di nuove strutture.
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nell’aula del Senato in occasione del premier question time (foto LaPresse)
È previsto un contributo a fondo perduto fino al 40% degli investimenti ammissibili, con una dotazione di 100 milioni nel 2028 e 300 milioni per ciascuno degli anni 2029 e 2030. Per gli ultimi due anni il testo stabilisce che la copertura avvenga attraverso le “componenti tariffarie del sistema gas”.
L’allarme di Arera: il sistema è in deficit
Lo Stato preleva dalle bollette una quota per finanziare alcune linee di intervento e, come visto, lo farà ancora di più nei prossimi anni. Ma quanto raccolto non basta. Il fabbisogno reale supera infatti già oggi l’incasso degli oneri che arrivano dalle bollette: nello stesso periodo di riferimento – il 2025 – gli 8 miliardi raccolti non sono riusciti a coprire gli interventi arrivati a 10,9 miliardi.
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La stessa Arera aveva segnalato in una relazione di marzo 2026 un “significativo squilibrio” del conto alimentato dalla componente Asos, cresciuto proprio per l’entrata a regime di nuovi sistemi di incentivazione. E la stessa criticità viene segnalata dall’Autorità per le utenze del gas.
Il nuovo peso degli incentivi sugli oneri è tutto da quantificare e, in più, tutto dovrà passare dal vaglio della Commissione europea per evitare che si configuri come un aiuto di Stato, oltre che essere approvato dal Parlamento. Così le nostre bollette potrebbero somigliare sempre più a un bancomat che a una fattura per l’energia consumata.
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