Quelle parole non sono di certo passate inosservate. Del resto, erano presenti anche i rappresentanti sindacali durante l’ormai famosa audizione in commissione Mobilità del direttore generale di Atac, Paolo Aielli. Un incontro durante il quale il dirigente ha evidenziato come l’alto tasso di assenteismo, in particolare tra i conducenti dei bus, stia mettendo a rischio il contratto di servizio sottoscritto con il Comune di Roma. Un’uscita che non è stata propriamente digerita dai sindacati, tanto per usare un eufemismo.
Cosa ha detto il direttore generale
Occorre prima ricordare le parole di Aielli. Il direttore ha denunciato come l’assenteismo rappresenti “una delle principali criticità per Atac,” soprattutto tra gli autisti. Il tasso medio di assenze aziendale è passato dal 14% del primo trimestre 2026 al 14,47% del secondo. Tra i conducenti di superficie la media è del 12,7%, con picchi estivi fino al 15%. Una situazione che Aielli ha definito una “forte criticità gestionale”, paragonabile nel settore del Tpl soltanto a Napoli. Per garantire il servizio, Atac deve quindi prevedere assunzioni aggiuntive per compensare le assenze quotidiane. A complicare il quadro c’è anche la carenza di personale: nonostante l’Atac Academy, il saldo del turnover registra circa 300 conducenti in meno all’anno rispetto al fabbisogno.
La replica dei sindacati
Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti e Ugl Autoferro hanno deciso di replicare, tramite una nota congiunta, alle parole di Aielli, definendo “inaccettabile” la definizione di “assenteisti” per quei lavoratori “che usufruiscono di alcuni benefici di legge”, come malattie e permessi per la legge 104.
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“Chi si assenta per assistere un familiare disabile – si legge nella nota – per accudire un figlio o per tutelare la propria salute non sta sottraendo nulla all’azienda: sta esercitando diritti sanciti dalla legge, conquistati in decenni di lotte sindacali e di civiltà giuridica. Equiparare questi lavoratori a chi si assenta senza giustificazione significa confondere volutamente due piani e scaricare su chi ha maggiori carichi di cura la responsabilità di carenze organizzative che risiedono altrove”.
Ferie arretrate e carenza di personale
Una cosa, del resto, è certa. Il mestiere dell’autista non è più “appetibile” come un tempo. Lo stesso Aielli, nonostante le assunzioni e l’Academy di Atac, ha detto che mancano all’appello circa 300 autisti. Tanto per farsi un’idea, all’inizio del 2020 c’erano 5.734 persone impiegate sull’“esercizio di superficie”. Al 30 giugno 2026, dopo nuove assunzioni e iniziative per rimpinguare l’organico, questo numero è addirittura sceso a 5.671 (di cui solo 4.860 a tempo indeterminato).
“Generalizzare è sbagliato – aggiunge Gianluca Donati, segretario della Faisa Cisal, a RomaToday – usufruire di permessi 104, congedi parentali, permessi per attività politica o sindacale non vuol dire “essere assenteisti” ma usufruire di strumenti garantiti dalla legge”. C’è poi il problema che quello dell’autista è un lavoro usurante. “Questo è un lavoro che non vuole fare più nessuno – aggiunge – si lavora sempre con ripercussioni sulla vita privata. Per fare un esempio, se bevi una sera un bicchiere di vino e il giorno dopo fai un incidente con feriti si rischia grosso, fino all’arresto con il nuovo codice della strada. Si rischia tanto quando ci si mette alla guida”. Inoltre, “non si può avere un programma di vita perché i turni escono 48 ore prima. In questo modo è impossibile prevedere di fare qualcosa in famiglia o con gli amici”.
I nuovi assunti
Come detto, Atac ha aperto un’accademia per reclutare nuovi autisti e, negli ultimi anni, ne ha assunti diversi. Andando a vedere il tasso di “forza puntuale” al 30 giugno 2026, si legge che ci sono, nell’“esercizio di superficie”, 679 lavoratori a tempo determinato e 132 in apprendistato. “Questi lavoratori guadagnano, da contratto nazionale, 1.260 euro, meno dei colleghi più anziani semplicemente perché, per 24 mesi, non possono beneficiare degli accordi integrativi” che aumentano la busta paga. Insomma, per farla breve, il rischio di fare l’autista, visto anche lo stress fisico, l’eventualità di aggressioni, non “vale la candela”.
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“Riteniamo sia altrettanto grave la mancata volontà aziendale di trovare soluzioni che riducano i carichi di lavoro per il personale viaggiante, impedendo di fatto per esso una migliore qualità della vita attraverso una pianificazione dei tempi di vita e di lavoro – continua, invece, la nota congiunta dei sindacati – la carenza di personale, peraltro, non sembra rappresentare una priorità per l’azienda che si limita a negare ai lavoratori le ferie quando gli stessi hanno la necessità di recuperare le proprie energie psico-fisiche. Si tratta di un elemento tanto più rilevante se si considera che la mansione dell’operatore di esercizio, per esempio, è inclusa nell’elenco dei lavori usuranti”. Secondo quanto risulta a RomaToday, gli autisti di “lungo corso” hanno una media di 30 giorni di ferie arretrate, con punte addirittura di 120.
“Se esistono abusi – continuano Cgil, Cisl, Uil e Ugl – vanno accertati e sanzionati nelle sedi e con le modalità previste. Generalizzare, stigmatizzare e insinuare è però un’altra cosa, e produce solo un clima di sospetto e di intimidazione in particolare verso le donne, su cui ricade la maggior parte del lavoro di cura”. Per questo i sindacati hanno richiesto “un chiarimento in merito alle gravi dichiarazioni rese, ribadendo la ferma volontà di continuare a difendere i diritti dei lavoratori maturati nel corso degli anni”.
“L’utilizzo corretto delle parole è importante – aggiunge Alessandro Farina, Filt Cgil – definire assenteisti i lavoratori di Atac che, a causa della cronica carenza di personale, hanno un enorme monte ferie maturato e non goduto che non riescono a smaltire, è sbagliato e rischia di indurre atteggiamenti sbagliati tra i cittadini che usufruiscono del servizio, generando forti rischi legati alla sicurezza verso il personale front line che ogni giorno presta servizio”.
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