La Cina ha perforato oltre 3 km nel ghiaccio dell’Antartide per arrivare al lago sigillato di Qilin



Per arrivare al lago Qilin bisogna prima attraversare più di tre chilometri di ghiaccio. Non una lastra, non una parete compatta da cartolina antartica, ma una massa enorme, antica, compressa, attraversata con un sistema che usa acqua calda ad alta pressione. La Cina ci è riuscita durante la sua 42esima spedizione in Antartide, completando un test di perforazione fino a 3.413 metri di profondità nell’area del lago subglaciale Qilin, nell’Antartide orientale.

Il risultato è stato annunciato dal Ministero cinese delle Risorse Naturali e rappresenta un nuovo primato per la perforazione polare con acqua calda, la cosiddetta hot-water drilling. Il riferimento precedente era di circa 2.540 metri, raggiunti in Groenlandia nell’ambito del progetto internazionale NEEM. Qui, invece, il foro è sceso molto più in profondità, sopra un ambiente che per la scienza ha un valore enorme: un lago nascosto sotto la calotta, lontano dalla luce, dal vento e da quasi tutto ciò che associamo alla vita in superficie.

Il test è stato completato il 5 febbraio 2026 nell’area del lago Qilin, a circa 120 chilometri dalla stazione antartica cinese Taishan. È un dettaglio importante, perché in Antartide anche la distanza più apparentemente gestibile diventa logistica pura: attrezzature, carburante, tubi, generatori, squadre, strumenti di monitoraggio e sistemi di filtrazione devono funzionare in un posto dove il margine di errore è strettissimo.

Che cos’è il lago subglaciale Qilin e perché interessa gli scienziati

Il lago subglaciale Qilin si trova nella Terra della Principessa Elisabetta, nell’Antartide orientale. È stato indicato dagli studi preparatori come uno dei siti più promettenti per future esplorazioni sotto la calotta. Le stime lo descrivono come un lago lungo decine di chilometri, con una superficie di circa 370 chilometri quadrati e una copertura media di ghiaccio intorno ai 3.600 metri.

Questi numeri servono a capire la scala. Sopra c’è una calotta spessa quanto una montagna. Sotto c’è acqua liquida, rimasta isolata per periodi lunghissimi in condizioni estreme: buio permanente, pressione elevata, freddo, scarsità di nutrienti. Ambienti così interessano i ricercatori perché possono conservare segnali preziosi sulla storia climatica della Terra e, allo stesso tempo, aiutare a capire fino a dove riesca a spingersi la vita.

Le carote di ghiaccio estratte in profondità possono custodire tracce chimiche del passato, dagli isotopi di ossigeno e idrogeno fino alle impurità intrappolate nel ghiaccio. Attraverso questi segnali si ricostruiscono variazioni di temperatura, cambiamenti nella circolazione atmosferica e trasformazioni delle grandi masse glaciali. I sedimenti sul fondo dei laghi subglaciali, quando potranno essere campionati con procedure sicure, potrebbero aggiungere informazioni ancora più antiche sull’evoluzione della calotta antartica orientale.

Come funziona la perforazione con acqua calda

La tecnica usata dalla spedizione cinese non lavora come una perforatrice meccanica tradizionale. La hot-water drilling usa un getto di acqua riscaldata e spinta ad alta pressione, spesso oltre gli 80 °C, per fondere progressivamente il ghiaccio e creare un pozzo verticale. Il diametro può arrivare a diverse decine di centimetri, abbastanza per calare strumenti scientifici e sistemi di osservazione.

Il vantaggio è soprattutto operativo. In condizioni favorevoli, l’acqua calda consente di attraversare il ghiaccio con grande rapidità rispetto ad altri metodi. Questo conta molto nelle missioni polari, dove le finestre di lavoro sono brevi e il meteo può bloccare tutto nel giro di poche ore. Conta anche la pulizia del processo: quando si prova ad accedere a un ambiente isolato da tempi lunghissimi, il rischio di contaminazione diventa uno dei problemi principali.

Per questo le future fasi di ricerca dovranno procedere con estrema cautela. Arrivare sopra un lago subglaciale è una cosa; campionare acqua e sedimenti senza alterare l’ambiente è un lavoro ancora più delicato. Ogni microbo portato dalla superficie, ogni residuo chimico, ogni materiale estraneo rischia di falsare proprio ciò che si vuole studiare.

Cosa può raccontarci sul clima e sulla vita estrema

La perforazione cinese non riguarda soltanto un record tecnico. Sotto la calotta antartica si nasconde una parte ancora poco conosciuta del sistema climatico terrestre. Il ghiaccio non è immobile come sembra: scorre, si deforma, interagisce con il substrato roccioso, con l’acqua liquida e con i sedimenti. Capire cosa accade alla base della calotta aiuta a interpretare meglio la stabilità futura dell’Antartide, un tema centrale in un pianeta che si sta riscaldando.

I laghi subglaciali offrono anche un accesso raro alla storia ambientale profonda. Se i sedimenti del lago Qilin saranno studiati nei prossimi anni, potranno forse raccontare come la calotta antartica orientale ha reagito a fasi climatiche molto diverse da quella attuale. Sono dati lenti, difficili, costosi da ottenere. Proprio per questo hanno valore.

C’è poi la parte biologica. Eventuali comunità microbiche presenti in questi ambienti vivrebbero senza luce solare, in condizioni di pressione e isolamento estreme. Studiare organismi simili significherebbe ampliare la nostra idea di vita possibile sulla Terra e offrire nuovi confronti anche con ambienti ghiacciati di altri mondi, dalle lune di Giove e Saturno agli oceani nascosti sotto croste di ghiaccio.

La Cina, con questa perforazione da 3.413 metri, ha dimostrato di poter aprire un varco profondo nella calotta antartica usando una tecnologia rapida e complessa. La parte scientifica più importante, però, comincia adesso. Perché sotto quel foro non c’è solo un lago remoto. C’è un archivio fragile, chiuso nel buio, che va raggiunto senza sporcarlo.

Fonte: gojilin.gov.cn

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 Ilaria Rosella Pagliaro

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