La University Press che guarda Oxford


La Luiss University Press guarda con interesse sempre maggiori alle realtà anglosassoni come la Oxford University Press.

Esiste, nel sistema editoriale italiano, una zona di confine che fino a pochi anni fa restava invisibile ai lettori comuni: quella delle University Press, le case editrici degli atenei. Non archivi accademici, non semplici strumenti di disseminazione interna, ma realtà editoriali vere e proprie, con cataloghi articolati, uffici stampa, stand alle fiere internazionali e – in qualche caso – best seller da centomila copie. Il cambiamento, maturato nell’arco di un ventennio, ridisegna silenziosamente i confini tra editoria scientifica e saggistica di qualità, tra università e mercato, tra Italia e mondo anglosassone.

In Italia, le University Press sono oggi coordinate dall’Associazione University Press Italiane (Upi), che riunisce oltre una dozzina di editori universitari attivi nel Paese: da Firenze University Press a Pisa University Press, da Genova University Press a Luiss University Press.

Un sistema relativamente giovane – le grandi press anglosassoni vantano storie centenarie, Oxford University Press fu fondata nel 1586 – ma in progressiva espansione a partire dagli anni Duemila, quando molti atenei hanno deciso di professionalizzare la propria attività editoriale invece di esternalizzarla o ridurla al minimo.

Le funzioni di queste realtà sono strutturalmente rilevanti per il sistema della ricerca. Pubblicano monografie scientifiche, riviste accademiche e atti di convegni, garantendo l’applicazione di processi di revisione tra pari – la peer review – principale strumento di certificazione della qualità dei contenuti scientifici.

In Italia, questa produzione è direttamente intrecciata con i meccanismi valutativi gestiti dall’Anvur, l’Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca: le monografie pubblicate presso le University Press contribuiscono agli esiti della Vqr, la Valutazione della Qualità della Ricerca, in particolare nelle aree umanistiche e delle scienze sociali, dove il libro rimane il formato privilegiato di disseminazione scientifica.

Ma il salto qualitativo avvenuto negli ultimi anni va oltre la funzione istituzionale. A partire dagli anni Duemila, molte University Press italiane hanno adottato standard comparabili a quelli dell’editoria commerciale: editing strutturato, progettazione grafica avanzata, distribuzione capillare, presenza nei principali canali librari. Alcune operano ormai secondo le logiche proprie degli editori generalisti di fascia alta, con cataloghi che coprono l’intero spettro disciplinare e collane specializzate che riflettono – e spesso anticipano – le aree di ricerca degli atenei.

Il modello Luiss: da marchio interno a protagonista del mercato

Tra le University Press italiane che hanno percorso più compiutamente questa traiettoria, Luiss University Press occupa una posizione di primo piano. Attiva dal 2000 come marchio editoriale della Libera Università Internazionale degli Studi Sociali Guido Carli – una delle università private più prestigiose del Paese, con sede a Roma e una forte vocazione internazionale in economia, diritto e scienze politiche – la casa editrice si è completamente rinnovata a partire dal 2010, ridefinendo struttura organizzativa, missione e strategia editoriale.

È da allora che  prende forma un progetto coerente e ambizioso. Il punto di riferimento non è l’editoria universitaria italiana, ancora troppo frammentata e spesso autoreferenziale, ma i grandi modelli anglosassoni: Oxford University Press, Mit Press, Harvard University Press. Non come oggetto di ammirazione a distanza, ma come interlocutori diretti, partner commerciali, termine di paragone quotidiano. Un orientamento che si traduce in scelte concrete, verificabili catalogo alla mano.

Il catalogo conta oggi oltre settecento titoli, con un ritmo di pubblicazione che si attesta tra i quaranta e i cinquanta nuovi titoli l’anno – un numero significativo per una struttura editoriale universitaria – per un totale di oltre 35.000 copie vendute ogni anno, circa 15 traduzioni di autori internazionali nonché lo sviluppo di prestigiose collaborazioni con enti e fondazioni pubbliche e private per il sostegno delle traduzioni e delle pubblicazioni come Seps e Goethe Institute.

I titoli sono distribuiti in quattro collane principali, ognuna con una propria identità di registro e di pubblico: Pensiero Libero, dedicata alla grande saggistica nazionale e internazionale sui temi chiave del presente; Nautilus, che esplora idee, storia e innovazione con taglio divulgativo e narrativo; Armi Segrete, focalizzata su business, società e innovazione con approccio pratico; e Koiné, la collana più accademica, rivolta a diritto, economia e scienze sociali. Un’architettura pensata per non scegliere tra rigore e accessibilità, ma per tenerli insieme in collane diverse, con linguaggi diversi, per lettori diversi.

Il doppio movimento: importare e attrarre

La dimensione internazionale di Luiss University Press si misura concretamente attraverso due canali distinti ma complementari. Il primo è l’acquisizione di diritti da editori stranieri di primissimo piano. Negli ultimi anni, la casa editrice ha portato in Italia opere come La legge del Nord di Mary Thompson-Jones, acquisita da Columbia University Press; Politiche della menzogna di John Mearsheimer, acquisita da Oxford University Press insieme a La conoscenza e i suoi nemici di Tom Nichols; e Futuri radiosi di Marco Visscher, acquisita da Bloomsbury. Non adattamenti o volgarizzazioni, ma traduzioni di testi scientifici e saggistici di rilievo internazionale, selezionati con criteri editoriali precisi e inseriti in un catalogo che li valorizza anche grazie alle prefazioni di esperti del settore e professori Luiss.

Il secondo canale è speculare: Luiss si è costruita una reputazione tale da essere cercata, a sua volta, dagli editori anglosassoni come partner privilegiato per raggiungere il pubblico italiano. Quando Oxford University Press o Mit Press hanno un titolo che vogliono distribuire e tradurre in Italia, Luiss è ormai uno degli interlocutori naturali – non solo per la qualità editoriale, ma per la credibilità e il prestigio di un marchio universitario di alto profilo.

Un doppio movimento – di importazione e di attrazione – che distingue Luiss dalle altre realtà del settore italiano e ne definisce la vocazione genuinamente internazionale. Allo stesso tempo, Luiss University Press è diventata un vero e proprio polo culturale per l’editoria italiana, siglando di recente degli accordi in co-edizione con Mondadori per ripubblicare alcuni dei titoli in catalogo nella collana Oscar Tascabili. Questo posizionamento si manifesta anche nella presenza alle principali fiere del libro internazionali. Luiss partecipa regolarmente alla Frankfurt Buchmesse e alla London Book Fair – i due appuntamenti globali dell’editoria – non come ospite, ma come acquirente e come venditore, alla ricerca di diritti da acquisire e di opportunità di co-edizione.

Basti pensare, tra i tanti, a Il Metodo Calvino di Andrea Prencipe e Massimo Sideri, libro nato per Luiss University Press, oggi tradotto all’estero. Una presenza che richiede investimento, competenza e visione di lungo periodo: caratteristiche non scontate in un sistema editoriale universitario che fatica ancora, in molte sue componenti, a pensarsi come soggetto di mercato.

La terza missione e il pubblico largo

Accanto alla dimensione internazionale, Luiss ha sviluppato con altrettanta coerenza il fronte della diffusione culturale domestica. La cosiddetta terza missione dell’università – il mandato di trasferire conoscenza e valore alla società civile, al di là della ricerca e della didattica – trova nell’attività editoriale uno dei suoi strumenti più efficaci. Ma perché questo mandato si traduca in impatto reale, i libri devono raggiungere lettori che non frequentano biblioteche universitarie né consultano banche dati accademiche.

Da qui la scelta di Luiss di presidiare le principali fiere del libro italiane con una logica non istituzionale ma commerciale: dal Salone del Libro di Torino a Più libri più liberi, da Bookcity Milano al Campania Libri Festival. Una presenza che serve a portare il catalogo fuori dai circuiti strettamente accademici, a organizzare presentazioni, a instaurare un contatto diretto con il pubblico delle librerie.

È in questi contesti che emerge la reazione di sorpresa – e poi di curiosità – di molti lettori nello scoprire che una casa editrice universitaria proponga libri proprio come un editore vero. Luiss ha saputo trasformare questa sorpresa in vantaggio competitivo, costruendo nel tempo un’identità editoriale riconoscibile anche al di fuori del mondo accademico.

Shoshanna Zuboff: centomila copie e la questione della sorveglianza

Tra i tanti, il caso che più si presa a riassumere questo modello è quello di ‘Il capitalismo della sorveglianza’ di Shoshana Zuboff, professoressa emerita alla Harvard Business School. Pubblicato in Italia da Luiss University Press, il saggio – che analizza la trasformazione del capitalismo digitale in un sistema di estrazione, analisi e vendita dei dati personali come materia prima – ha superato le centomila copie vendute, un risultato straordinario per una University Press.

Il dato non è solo commerciale. Segnala la capacità di Luiss di intercettare il dibattito pubblico su temi di rilevanza globale con la stessa serietà scientifica con cui presidia quello accademico.

Zuboff non è autrice di facile divulgazione: il suo è un testo denso, argomentato, che richiede al lettore un certo impegno. Eppure, ha trovato un pubblico ampio, trasversale, interessato – un pubblico che normalmente non si rivolge alle University Press. Il successo del titolo conferma che esiste, in Italia, una domanda di saggistica di qualità non soddisfatta dai grandi editori generalisti, e che le University Press possono occupare quello spazio con credibilità e autorevolezza.

La traiettoria di quel libro dice molto sulla maturità raggiunta da Luiss University Press: da strumento di disseminazione interna a protagonista riconosciuto del mercato editoriale italiano, capace di muoversi su registri diversi – accademico e popolare, nazionale e internazionale – senza perdere coerenza né identità.

Un modello replicabile?

La domanda che il caso Luiss pone al sistema è se questo modello sia replicabile, o se dipenda da condizioni irripetibili: la vocazione internazionale dell’ateneo, la sua collocazione romana, le risorse disponibili. La risposta, probabilmente, è che il modello è replicabile nei principi – apertura al mercato, dialogo con l’editoria anglosassone, presidio delle fiere internazionali, investimento nella qualità editoriale – ma che richiede più impegno nei risultati, che dipendono soprattutto da scelte strategiche pluriennali, da competenze specifiche e da una visione d’insieme ben strutturata.

Quello che il caso Luiss dimostra con chiarezza è che le University Press non sono necessariamente destinate a occupare un ruolo marginale nel sistema editoriale. Possono, al contrario, essere luoghi di sperimentazione, di apertura culturale, di incontro tra rigore scientifico e accessibilità. Possono importare il meglio del pensiero anglosassone e farlo circolare in Italia. Possono produrre libri che vendono centomila copie e libri che vengono letti da cinquanta specialisti – e considerare entrambi ugualmente parte della propria missione.

In un mercato editoriale che fatica a trovare formule nuove tra la crisi della narrativa e la sovrapproduzione di titoli, questo è forse il contributo più originale delle University Press: dimostrare che qualità e mercato non sono necessariamente in contraddizione, e che l’università, quando decide davvero di aprirsi al mondo, può farlo con una voce propria.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di luglio-agosto 2026 (numero 6, anno 9)


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Francesco Maria Spanò

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