#Finsubito news – Assumere un under 36 conviene, lo sconto fiscale sale al 9,6%


Dal 2027 chi assume un giovane deduce il 140% del costo. Ma le condizioni sono strette, e il trentaseiesimo compleanno rischia di diventare una data di scadenza.

Dal 1° gennaio 2027 assumere un giovane costerà meno alle imprese. Il Ddl di Bilancio 2027 porta al 140% la super deduzione del costo dei nuovi assunti a tempo indeterminato sotto i 36 anni. Oggi è al 120%. Per una società che paga l’Ires al 24%, significa uno sconto pari al 9,6% del costo del lavoratore: su un ragazzo che costa 35mila euro l’anno, 3.360 euro di tasse in meno. Lo dico subito: è una misura che va nella direzione giusta. Ma leggendo le condizioni ho capito che non funzionerà per tutti allo stesso modo. Il bonus spetta solo a chi aumenta i dipendenti, si calcola su una base che può ridursi e, soprattutto, serve solo alle imprese che fanno utili. E si inserisce in un pacchetto di aiuti per i giovani in cui ogni misura ha una sua età: 30, 31, 36 anni.

Cosa cambia per chi assume un giovane nel 2027?

La super deduzione esiste dal 2024. L’ha introdotta l’art. 4 del d.lgs. 216/2023, uno dei primi decreti della riforma fiscale, e la legge di Bilancio 2025 (L. 207/2024) l’ha prorogata fino al 2027. Consente alle imprese di dedurre dal reddito più di quanto spendono per i nuovi assunti a tempo indeterminato: il 120% del costo, il 130% per alcune categorie di lavoratori più svantaggiati.

Il Ddl di Bilancio 2027 alza la maggiorazione al 40% per i giovani sotto i 36 anni, cioè al 140%, e all’80% per le donne. Il resto del meccanismo, salvo modifiche in Parlamento, resta quello di oggi.

Quanto risparmia davvero un’azienda?

Il conto è semplice. La parte in più che l’impresa deduce, il 40% del costo del lavoratore, riduce il reddito su cui paga l’Ires al 24%. Il risparmio è quindi del 9,6% del costo. Con la maggiorazione ordinaria del 20% era del 4,8%: raddoppia.

Un’impresa di Bologna assume a tempo indeterminato un tecnico di 29 anni, con un costo annuo, tra stipendio e contributi, di 35mila euro. Deduce 14mila euro in più e paga 3.360 euro di Ires in meno. Se avesse assunto un tecnico di 40 anni con lo stesso costo, il risparmio sarebbe stato di 1.680 euro.

Mi colpisce la differenza tra i due casi. A parità di costo e di mansioni, il trentenne vale per l’azienda 1.680 euro di tasse in meno rispetto al quarantenne. È esattamente quello che la norma vuole ottenere. Ma è anche il motivo per cui va maneggiata con attenzione.

Perché non basta assumere per avere il bonus?

La super deduzione ha due condizioni che limitano molto il suo raggio d’azione.

La prima è l’incremento occupazionale. A fine anno l’impresa deve avere più dipendenti a tempo indeterminato, e più dipendenti in totale, rispetto all’anno prima. Chi assume un giovane al posto di un collega andato in pensione non ha diritto a nulla. Per le imprese che fanno parte di un gruppo il conto si fa sommando assunzioni e uscite delle diverse società, con regole piuttosto complesse.

La seconda riguarda la base di calcolo. La maggiorazione si applica al minore tra il costo dei nuovi assunti e l’aumento del costo complessivo del personale rispetto all’anno precedente. Se l’azienda assume, ma nello stesso anno altri dipendenti escono o passano al part-time, il bonus si riduce.

Un negozio di elettronica assume due commessi di 25 e 27 anni, con un costo di 60mila euro. Nello stesso anno una dipendente storica passa al part-time e il costo totale del personale cresce solo di 40mila euro. La maggiorazione del 40% si calcola su 40mila euro, non su 60mila: il risparmio scende da 5.760 a 3.840 euro.

Da avvocato, la condizione dell’incremento occupazionale mi sembra sensata: lo Stato non vuole pagare il semplice ricambio del personale. Ma ha una conseguenza. Il bonus premia le imprese che crescono. Quelle stabili, che sostituiscono chi esce con un giovane, ne restano fuori.

Cosa succede se l’azienda non fa utili?

La super deduzione non è un assegno né un credito d’imposta. È uno sconto sul reddito da indicare nella dichiarazione dei redditi. Se l’impresa chiude l’anno in perdita, non ha imposte da ridurre: la deduzione maggiorata aumenta la perdita, che si porta agli anni successivi. Il vantaggio arriverà solo quando l’azienda tornerà a fare utili.

Una startup di Torino assume nel 2027 tre sviluppatori sotto i 30 anni. È al secondo anno di vita e chiude in perdita. Nel 2027 la super deduzione non le fa risparmiare nulla: la aiuterà solo nell’anno in cui inizierà a guadagnare.

È il limite che mi convince meno. Le imprese giovani, che spesso assumono giovani, sono anche quelle che più spesso sono in perdita nei primi anni. Per loro l’incentivo è rinviato a un futuro incerto.

Quali altri aiuti prevede la manovra per i giovani?

La super deduzione fa parte di un pacchetto più ampio. Il problema, a mio avviso, è che ogni misura ha una sua soglia d’età, e un giovane rischia di perdersi.

Per i dipendenti privati sotto i 30 anni, con un reddito da lavoro dipendente fino a 28mila euro, gli aumenti di stipendio fino a 2.500 euro saranno tassati all’1%. Restano fuori gli aumenti dei rinnovi dei contratti nazionali, che pagano il 5%.

Per i lavoratori sotto i 31 anni sale a 2mila euro il limite dei fringe benefit esentasse: buoni spesa, buoni carburante, rimborsi di bollette, affitto o interessi del mutuo.

Fino ai 36 anni, oltre alla super deduzione, valgono il fondo di garanzia per i mutui sulla prima casa, che copre fino all’80% del finanziamento ed è prorogato fino al 2029, e la cedolare secca all’1% per i proprietari che affittano a canone concordato a un inquilino sotto quell’età.

Una ragazza di 30 anni, impiegata con un contratto a tempo indeterminato, può beneficiare dell’1% sui suoi aumenti fino al giorno del trentesimo compleanno, dei fringe benefit più alti fino ai 31, del mutuo garantito e dell’affitto agevolato fino ai 36. Sono quattro misure diverse, con quattro scadenze diverse.

Trentasei anni sono la soglia giusta?

Ogni incentivo legato all’età traccia una linea. Il giorno del trentaseiesimo compleanno un lavoratore diventa, per un’azienda, meno conveniente di quanto fosse il giorno prima. Non è cambiato nulla nelle sue competenze: è cambiato il suo costo fiscale.

Chi a 37 anni cerca ancora un posto stabile, dopo anni di contratti a termine, si trova dalla parte sbagliata di quella linea. La legge non lo esclude dal lavoro, ma lo rende un po’ meno appetibile rispetto a un candidato di due anni più giovane.

In Italia c’è bisogno di incentivi per far assumere a tempo indeterminato una persona di 35 anni. In molti altri Paesi, a quell’età, si è a metà carriera. È questo, più del 9,6%, il dato su cui riflettere.


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