Con il decreto ministeriale n. 204 del 14 ottobre 2026, il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha adottato il nuovo Piano di azione nazionale pluriennale per la promozione del Sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita ai sei anni, relativo al quinquennio 2026-2030.
Il provvedimento, adottato a seguito dell’intesa raggiunta in Conferenza Unificata il 1° ottobre 2026, definisce gli obiettivi e i criteri per l’utilizzo delle risorse del Fondo nazionale previsto dal D.Lgs. 65/2017, con l’intento di consolidare e ampliare l’offerta educativa, ridurre le disuguaglianze territoriali e migliorare la qualità dei servizi destinati alla prima infanzia.
Tra le principali novità figurano una maggiore attenzione alle spese di funzionamento dei servizi, il potenziamento delle sezioni primavera e dei Poli per l’infanzia e la previsione di quote specifiche per la formazione del personale educativo e docente.
Almeno il 30% delle risorse per sostenere i servizi educativi
Una delle disposizioni più significative riguarda la destinazione dei finanziamenti statali.
Per ciascuna annualità del Piano, le Regioni dovranno programmare una quota non inferiore al 30% delle risorse statali assegnate per contribuire alle spese di gestione dei servizi educativi per l’infanzia pubblici e privati accreditati.
L’obiettivo è sostenere il funzionamento delle strutture, favorire l’ampliamento dell’offerta e contribuire alla riduzione dei costi sostenuti dalle famiglie.
Nell’ambito di questa percentuale, le Regioni dovranno inoltre riservare una quota ai Comuni in relazione ai nuovi posti attivati nei servizi educativi, compresi quelli realizzati grazie ai finanziamenti del PNRR.
Il Piano prevede anche interventi edilizi, di riqualificazione e messa in sicurezza degli edifici, ma orienta prioritariamente le risorse del Fondo verso il sostegno alla gestione e alla qualificazione dell’offerta educativa.
Più sezioni primavera per contrastare gli anticipi alla scuola dell’infanzia
Particolare attenzione viene riservata alle sezioni primavera, destinate ai bambini di età compresa tra 24 e 36 mesi.
Il Ministero punta a stabilizzare e potenziare queste sezioni, generalmente aggregate alle scuole dell’infanzia statali e paritarie o inserite nei Poli per l’infanzia, anche per superare progressivamente il fenomeno degli anticipi di iscrizione alla scuola dell’infanzia.
Le Regioni beneficiarie della quota di finanziamento destinata al riequilibrio territoriale dovranno riservare, di norma, almeno il 5% del contributo annuale statale al finanziamento di sezioni primavera esistenti o di nuova istituzione e dei Poli per l’infanzia.
La misura assume particolare rilievo nei territori in cui l’offerta di servizi per i bambini sotto i tre anni risulta ancora insufficiente.
Formazione congiunta per educatori e insegnanti
Il decreto interviene anche sulla qualificazione del personale.
Ogni Regione dovrà destinare annualmente, di norma, almeno il 5% del contributo statale alla formazione continua del personale educativo e docente e alla promozione dei coordinamenti pedagogici territoriali.
Le attività formative dovranno essere realizzate preferibilmente attraverso iniziative congiunte rivolte agli educatori dei servizi per l’infanzia e agli insegnanti delle scuole dell’infanzia.
L’obiettivo è rafforzare la continuità educativa tra i diversi segmenti del sistema zerosei, favorendo una progettazione pedagogica condivisa e una maggiore integrazione tra le strutture.
Divari territoriali: il 10% del Fondo alle Regioni più svantaggiate
Il nuovo Piano modifica anche i criteri di distribuzione delle risorse.
Il 10% del Fondo nazionale sarà destinato specificamente al riequilibrio territoriale, a favore delle Regioni che presentano il maggiore divario negativo rispetto alla media nazionale nella disponibilità di posti nei servizi educativi per i bambini da zero a due anni.
Il decreto richiama i dati ISTAT relativi all’anno educativo 2023/2024, secondo i quali la copertura nazionale si attesta al 31,6%, con differenze significative tra le diverse aree del Paese: nel Sud raggiunge appena il 19% e nelle Isole il 19,5%.
Il restante 90% delle risorse sarà distribuito sulla base del numero di utenti dei servizi educativi, della popolazione residente nelle fasce 0-2 e 3-5 anni e degli iscritti alle scuole dell’infanzia statali e paritarie.
Cofinanziamento regionale e programmazione degli interventi
Per accedere ai finanziamenti statali, le Regioni dovranno garantire un cofinanziamento annuale non inferiore al 25% delle risorse assegnate dallo Stato, utilizzando risorse proprie o di provenienza comunitaria.
La programmazione regionale, predisposta previa consultazione delle ANCI regionali, dovrà individuare gli interventi da realizzare, i Comuni beneficiari e gli importi assegnati.
Il decreto stabilisce inoltre che i Comuni destinatari dei finanziamenti debbano programmare formalmente l’utilizzo delle somme e impegnarle in bilancio entro 180 giorni dalla riscossione.
Sono previste specifiche procedure di monitoraggio e rendicontazione, dalle quali dipenderà anche l’erogazione delle risorse relative alle annualità successive.
Entro settembre 2027 il sistema informativo nazionale
Un’ulteriore novità riguarda la digitalizzazione della raccolta dei dati.
Entro settembre 2027 dovrà essere attivato il sistema informativo nazionale dei servizi educativi per l’infanzia, destinato a favorire lo scambio di informazioni tra Ministero, Regioni, Province autonome ed enti locali.
L’adesione sarà obbligatoria per i servizi educativi autorizzati dagli enti locali e consentirà di raccogliere e aggiornare annualmente i dati necessari alla conoscenza e alla programmazione dell’offerta educativa.
© 2026 HomoFaber Edizioni Srl – Tutti i diritti riservati. Sono vietate la copia e la riproduzione senza autorizzazione scritta. Sono ammesse brevi citazioni ed estratti indicando espressamente la fonte (Sinergie di Scuola) e il link alla home page del sito.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link




