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Dopo i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate sul trattamento fiscale dell’OPAS di Poste Italiane su TIM, arriva un primo sviluppo concreto per gli azionisti che avevano pagato un’imposta sulle plusvalenze superiore a quella effettivamente dovuta. Come avevamo ricostruito nel precedente approfondimento sui chiarimenti e sulle modalità per recuperare l’extra tassazione, il problema era nato dall’errata determinazione dei valori fiscali attribuiti alle azioni TIM conferite e ai titoli Poste ricevuti in cambio.
Ebbene proprio sulla questione extra tassazione dell’OPAS Poste TIM sembrerebbero esserci delle novità. Fineco avrebbe infatti avviato i ricalcoli delle posizioni interessate annunciando che procederà ad accreditare automaticamente le eventuali imposte trattenute in eccesso. La quotata del risparmio gestito sarebbe quindi la prima a scendere in campo con misure concrete. Non è detto che resterà l’unica anzi la prospettiva è diametralmente opposta e decisamente ottimistica: altri intermediari potrebbero presto fare altrettanto visto che il caso dell’extra tassazione è stato affrontato anche in sede ABI.
Fatta tutta questa premessa, vediamo quali dovrebbero essere i valori corretti, come sarà calcolato il rimborso e dove controllare l’aggiornamento della propria posizione.
Perché scattano adesso i rimborsi sull’OPAS Poste-TIM
Facciamo un rapido recap sul dossier “extra tassazione”. All’origine c’è il calcolo della plusvalenza realizzata da chi aveva aderito all’offerta pubblica di acquisto e scambio di Poste su TIM. In base alla prima interpretazione fiscale applicata dagli intermediari, alle azioni Telecom conferite nella prima fase dell’operazione era stato attribuito un valore di scarico di 9,63 euro per azione, anziché il valore corretto di 7,81 euro.
La differenza aveva prodotto un effetto diretto sulla tassazione: il valore fiscale più elevato aveva gonfiato la plusvalenza imponibile e, di conseguenza, l’imposta sostitutiva trattenuta agli azionisti con una eccedenza arrivata a circa 0,47 euro per azione TIM nella prima fase dell’OPAS.
Non solo ma anche il prezzo fiscale di carico delle azioni Poste ricevute in cambio era stato determinato su una base troppo elevata, superiore a 35 euro per titolo. La stessa problematica aveva interessato, con valori differenti, anche la riapertura dei termini dell’offerta: il prezzo di scarico fiscale delle azioni TIM era stato fissato a 9,43 euro e quello di carico delle azioni Poste a 34,22 euro.
I chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate hanno permesso di correggere questa impostazione con un riallineamento dei valori utilizzati per determinare correttamente la plusvalenza e il costo fiscale dei titoli ricevuti.
Fineco ha avviato la procedura di ricalcolo cosa farà la banca
Dopo la presa di posizione del Fisco, la prima iniziativa concreta è arrivata da Fineco. Stando a quanto riportato da Milano Finanza, la banca ha comunicato ai clienti interessati l’avvio di un intervento di riallineamento delle posizioni fiscali. Fineco procederà autonomamente, senza richiedere al singolo investitore di presentare un reclamo o una domanda individuale (quindi i soggetti interessati non devono fare nulla).
La fase operativa dovrebbe prevedere una serie di rettifiche coordinate:
- la correzione del corrispettivo fiscalmente rilevante per lo scarico delle azioni TIM;
- il ricalcolo della plusvalenza o dell’eventuale minusvalenza generata dall’operazione;
- la rideterminazione dell’imposta sostitutiva effettivamente dovuta;
- l’accredito sul conto corrente delle eventuali somme trattenute in eccesso;
- l’aggiornamento del prezzo fiscale di carico delle azioni Poste ricevute.
Fineco ha inoltre precisato che le rettifiche saranno effettuate con la stessa data valuta dell’operazione originaria. L’obiettivo è ricostruire correttamente la posizione fiscale fin dall’inizio, evitando che la correzione produca effetti economici o fiscali sfavorevoli per il cliente. Gli eventuali importi spettanti saranno accreditati automaticamente sul conto corrente.
Quanto spetta e come verificare l’accredito
Non esiste un rimborso uguale per tutti gli aderenti all’OPAS. L’importo, ovviamente, dipende da diversi elementi: numero di azioni TIM conferite, prezzo fiscale di acquisto originario e plusvalenza effettivamente tassata dall’intermediario. La cifra di circa 0,47 euro per azione TIM non è quindi da intendersi come importo da moltiplicare automaticamente per tutte le azioni conferite. Quello che vogliamo dire è che il calcolo definitivo deve tenere conto della posizione fiscale individuale e delle eventuali minusvalenze quindi è unico per ogni azionista.
Detto questo, per verificare che il ricalcolo sia stato completato correttamente, i clienti Fineco possono effettuare un controllo incrociato delle informazioni disponibili nell’area riservata ossia:
- consultare l’estratto dei movimenti del conto corrente, per individuare l’eventuale accredito relativo alla restituzione delle imposte pagate in eccesso;
- verificare nel dossier titoli il costo fiscale aggiornato delle azioni Poste assegnate con l’OPAS;
- confrontare la documentazione fiscale dell’operazione con i conteggi precedenti, prestando attenzione sia ai nuovi valori di carico e scarico sia all’imposta effettivamente applicata.
La restituzione delle somme non deve necessariamente coincidere con il movimento originario dell’OPAS: l’accredito può essere registrato successivamente e con una voce distinta. È quindi opportuno esaminare anche le operazioni contabilizzate dopo il 2 ottobre 2026, data del regolamento della riapertura dei termini dell’offerta.
Nel caso in cui non si trovi traccia della rettifica, è possibile chiedere chiarimenti direttamente all’assistenza Fineco attraverso i canali riservati ai clienti.
Anche le altre banche procederanno ai rimborsi?
Come abbiamo già accennato, Fineco è al momento il primo intermediario che ha comunicato una procedura operativa definita per recuperare l’extra tassazione pagata sull’OPAS di Poste. Non è detto che il suo intervento rimanga isolato.
La questione infatti affrontata anche in una riunione in sede ABI, con l’obiettivo di valutare come recepire i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. La precedente interpretazione fiscale, infatti, era stata applicata in modo uniforme dal sistema bancario. Di conseguenza, il problema non riguarda soltanto i clienti di un singolo istituto.
È quindi plausibile che anche altri intermediari scelgano di procedere con un riallineamento autonomo delle posizioni, evitando ai clienti di dover avviare singole richieste di rimborso.
Chi ha aderito all’OPAS attraverso un altro istituto dovrebbe quindi verificare le comunicazioni ricevute e chiedere se sia previsto un ricalcolo automatico. È importante distinguere tra la correzione dei valori fiscali e l’effettivo accredito: aggiornare il prezzo di carico delle azioni Poste non significa necessariamente avere diritto a un rimborso in contanti, perché quest’ultimo dipende dall’imposta effettivamente pagata in eccesso.
Regime amministrato e dichiarativo: le differenze da conoscere
La procedura avviata da Fineco riguarda in particolare gli investitori che operano in regime amministrato, nel quale è l’intermediario a occuparsi del calcolo e del versamento delle imposte sulle operazioni finanziarie. In questo caso la banca può intervenire direttamente sulle registrazioni fiscali e, quando risulta un prelievo superiore al dovuto, restituire la differenza.
La situazione è diversa per chi utilizza il regime dichiarativo. In questo caso gli adempimenti fiscali sono a carico dell’investitore, che dovrà tenere conto dei criteri corretti nella dichiarazione dei redditi relativa al 2026, da presentare nel 2027. Per chi opera in regime gestito, invece, la gestione fiscale è affidata al gestore del patrimonio.
Resta inoltre valida una distinzione già evidenziata nel precedente approfondimento: il recupero dell’imposta pagata in eccesso e l’utilizzo di una minusvalenza tecnica non sono strumenti cumulabili per ottenere due volte un beneficio sulla stessa componente fiscale. Occorre quindi verificare come viene ricostruita la posizione complessiva.
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