Dall’AI alla blockchain, cresce il ricorso a nuovi strumenti per verificare l’autenticità delle prove in giudizio. Axerta presenta il dipartimento di Investigazioni Scientifiche
Una registrazione audio può essere determinante in una causa di lavoro, un video può cambiare l’esito di un processo penale, una conversazione digitale può diventare decisiva in un contenzioso civile. Ma come stabilire se quei contenuti siano autentici? La diffusione dell’intelligenza artificiale generativa ha reso questa domanda sempre più rilevante, alimentando la domanda di strumenti capaci di individuare manipolazioni e verificare l’integrità delle prove.
Un mercato in crescita, nuove regole
Il fenomeno accompagna l’espansione del mercato globale delle tecnologie forensi, che secondo le stime aggiornate di Fortune Business Insights dovrebbe passare dai 6,67 miliardi di dollari del 2026 agli 11,59 miliardi del 2034, con una crescita media annua del 7,16%. Un settore che comprende diverse discipline scientifiche, ma nel quale l’analisi dei contenuti digitali assume un’importanza crescente.
Anche il quadro normativo italiano sta evolvendo. La legge 132/2025 sull’intelligenza artificiale ha introdotto nel codice penale il reato di diffusione illecita di contenuti generati o alterati con sistemi di IA. Il successivo decreto legislativo 160/2026, entrato in vigore il 30 settembre, ha incluso questa fattispecie tra i reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti, introducendo inoltre disposizioni in materia di responsabilità civile.
In questo contesto Axerta, società italiana attiva dal 1963 nelle investigazioni aziendali, ha annunciato la costituzione di un nuovo dipartimento di Investigazioni Scientifiche, affidato a Mirko Vicenzotto. La struttura affiancherà alle tradizionali attività investigative competenze specialistiche in informatica, ingegneria forense, genetica, chimica e geologia.
«L’intelligenza artificiale ha un doppio effetto: rende più facile creare un contenuto falso e rende plausibile il dubbio anche su un contenuto autentico. Per chi produce materiale dibattimentale e per chi lo contesta, la risposta non può essere un’opinione, ma un’analisi condotta con metodo, documentata e in grado di reggere al contraddittorio», osserva Vicenzotto.
La questione riguarda direttamente gli avvocati. La possibilità di alterare un contenuto digitale impone maggiore attenzione tanto a chi intende utilizzarlo come prova quanto a chi ne contesta l’attendibilità. Ed è proprio attorno alla necessità di accertarne provenienza, autenticità e integrità che si sviluppano 5 tendenze tecnologiche individuate dagli esperti di Axerta.
L’autenticità della prova sotto esame
La prima riguarda l’AI Forensics, ovvero l’applicazione delle tecniche di analisi forense ai contenuti prodotti dall’intelligenza artificiale. Se finora l’IA è stata considerata soprattutto uno strumento per accelerare le indagini e l’elaborazione dei dati, oggi diventa essa stessa oggetto di accertamento. L’analisi può riguardare l’origine di un’immagine, le caratteristiche di un contenuto generato artificialmente o le tracce lasciate dai sistemi utilizzati per produrlo. Per il contenzioso si apre così un ulteriore terreno di confronto tecnico, nel quale identificare la provenienza di un documento può diventare importante quanto esaminarne il contenuto.
Strettamente collegata è la Deepfake Detection, seconda direttrice di sviluppo. Le tecnologie dedicate al riconoscimento delle manipolazioni digitali cercano di individuare alterazioni di immagini, video e registrazioni audio, anche attraverso l’analisi di anomalie e caratteristiche tecniche difficilmente riconoscibili a occhio nudo. La crescente sofisticazione dei contenuti generati artificialmente rende tuttavia più complesso il lavoro degli strumenti di rilevazione. Un software può segnalare elementi sospetti, ma il suo risultato deve essere interpretato e verificato nell’ambito di un’analisi più ampia. È una distinzione particolarmente importante in sede giudiziaria, dove l’attendibilità di un accertamento dipende anche dalla possibilità di ricostruire il metodo utilizzato.
Le nuove frontiere delle indagini digitali
La terza tendenza è rappresentata dalla Digital Forensics avanzata. Le fonti di prova si moltiplicano e non si limitano più ai tradizionali computer e smartphone. Servizi cloud, smartwatch, dispositivi connessi, droni e veicoli possono conservare informazioni utili alla ricostruzione di eventi e comportamenti. L’ampliamento delle fonti disponibili offre nuove opportunità investigative, ma aumenta anche la complessità delle operazioni di acquisizione, conservazione e analisi. Dati provenienti da sistemi differenti devono essere raccolti secondo procedure documentate, preservandone l’integrità e rispettando i vincoli giuridici applicabili.
L’evoluzione interessa anche le indagini condotte negli ambienti fisici, dove le tecnologie consentono ricostruzioni sempre più dettagliate. «L’ingegneria forense e la ricostruzione cinematica dei sinistri stradali possono oggi avvalersi anche dei dati dell’Event Data Recorder, la scatola nera obbligatoria sulle auto di nuova immatricolazione nell’Unione Europea. Scene del crimine, luoghi di incendio e infortuni sul lavoro vengono documentati con laser scanner, fotogrammetria e droni in modelli tridimensionali misurabili, riesaminabili anche quando i luoghi sono stati modificati», prosegue Vicenzotto.
Prevenzione e catena di custodia
L’aumento della quantità e della varietà delle informazioni disponibili introduce un’altra esigenza: organizzarne la conservazione prima che si verifichi una controversia. È il principio alla base della Forensic Readiness, quarta tendenza individuata da Axerta. Le imprese possono predisporre procedure per identificare, raccogliere e proteggere i dati potenzialmente rilevanti in caso di incidenti informatici, frodi o contenziosi. La capacità di documentare tempestivamente un evento può ridurre il rischio di perdere informazioni decisive e facilitare le successive verifiche. Per le funzioni legali e di compliance questo approccio assume una dimensione organizzativa, coinvolgendo la gestione dei sistemi informativi, le procedure interne e le modalità di conservazione dei documenti.
A completare il quadro è la Blockchain forense, quinta area di sviluppo, che riguarda la tracciabilità delle evidenze raccolte. L’impiego di registri distribuiti può consentire di documentare le operazioni effettuate sui dati e di verificarne l’eventuale modifica nel tempo, rafforzando la gestione della catena di custodia. La blockchain, tuttavia, non garantisce di per sé l’autenticità originaria delle informazioni: può contribuire a dimostrare che un dato non sia stato alterato dopo la sua registrazione, ma non che fosse necessariamente veritiero al momento dell’acquisizione. Anche in questo caso, dunque, la tecnologia deve essere accompagnata da procedure di verifica e documentazione.
I cinque sviluppi descrivono un cambiamento che interessa l’intero percorso della prova, dalla sua individuazione alla conservazione, fino all’analisi e alla presentazione in giudizio. Per studi legali e imprese, la possibilità di accedere a competenze tecniche specialistiche diventa quindi rilevante tanto nella gestione delle controversie quanto nella prevenzione dei rischi.
Le attività del nuovo dipartimento di Axerta, secondo quanto comunicato dalla società, saranno condotte facendo riferimento anche alle linee guida internazionali ISO/IEC 27037:2012, dedicate alla gestione delle evidenze digitali, con particolare attenzione alla documentazione della catena di custodia.
«La costituzione di questo dipartimento rafforza la mission di Axerta: portare la verità all’interno delle vicende giudiziarie. Forniamo un supporto oggettivo in grado di trasformare informazioni complesse in riscontri certi e direttamente utilizzabili in giudizio», conclude Vincenzo Francese, chief investigation officer di Axerta.
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