C’è chi insegna alle donne a riparare gli impianti di casa, aprendo loro le porte di una professione tradizionalmente maschile. Chi utilizza l’intelligenza artificiale per rendere più accessibile la prevenzione del tumore al collo dell’utero. E chi ha trovato nelle alghe tropicali una possibile risposta ai problemi dell’agricoltura e del cambiamento climatico.
Le sei imprenditrici finaliste dell’Unlock Her Future Prize 2026
Sono le storie di un’imprenditoria femminile che non si limita a creare nuove attività economiche, ma prova a migliorare concretamente la vita delle persone. Idee nate dall’osservazione dei bisogni quotidiani, spesso nei territori in cui le stesse imprenditrici vivono e lavorano, che possono diventare modelli replicabili anche altrove.
A riconoscere il valore di queste iniziative è l’Unlock Her Future™ Prize, il premio internazionale promosso da The Bicester Collection che, per l’edizione 2026, ha acceso i riflettori sull’Asia orientale e sud-orientale.
Quattro le vincitrici, provenienti da Cina, Indonesia e Vietnam, che si divideranno 300mila dollari di finanziamenti. A loro si aggiungono due imprenditrici di Corea del Sud e Thailandia, premiate con una menzione speciale per l’innovazione tecnologica e il contributo alle comunità locali.
Unlock Her Future Prize 2026: quando l’imprenditoria femminile diventa innovazione sociale
Il punto di partenza è semplice: le donne conoscono spesso molto bene i problemi delle proprie comunità, ma non sempre hanno accesso ai capitali, alle competenze e alle relazioni necessarie per trasformare le loro intuizioni in imprese. È proprio su questo divario che interviene l’Unlock Her Future Prize, nato nel 2022 nell’ambito di DO GOOD, il programma filantropico di The Bicester Collection, il gruppo internazionale di cui fa parte anche Fidenza Village.
Il premio cambia ogni anno area geografica, individuando progetti imprenditoriali a forte impatto sociale e accompagnandoli nella crescita. Non si tratta soltanto di assegnare un contributo economico: le vincitrici ricevono anche formazione, mentoring, strumenti per sviluppare la propria leadership e accesso a una rete internazionale di contatti. L’edizione 2026, realizzata con il supporto di Ashoka e NYU Shanghai, ha premiato iniziative molto diverse tra loro, accomunate dalla capacità di proporre soluzioni concrete a problemi sociali, ambientali ed economici.
Ecco le loro storie.
Kyle Li, Cina: insegnare alle donne un mestiere da uomini
Perché la manutenzione domestica dovrebbe essere un lavoro riservato agli uomini? È da questa domanda, e dalla volontà di creare nuove opportunità di indipendenza economica, che nasce 38FIXERS, l’impresa fondata in Cina da Kyle Li. Il progetto forma donne specializzate in riparazioni e manutenzione della casa, un settore nel quale la presenza femminile è tradizionalmente molto limitata.
L’obiettivo non è soltanto superare uno stereotipo professionale, ma offrire competenze spendibili sul mercato del lavoro. Imparare un mestiere qualificato significa poter contare su un reddito, acquisire autonomia e costruire una maggiore sicurezza economica. Un esempio di empowerment femminile che passa attraverso qualcosa di molto concreto: la formazione professionale.
Per sviluppare ulteriormente 38FIXERS, Kyle Li ha ricevuto uno dei due finanziamenti più consistenti del premio, pari a 100mila dollari.
Azalea Ayuningtyas, Indonesia: dalle alghe una risposta alla crisi climatica
L’Indonesia possiede una grande ricchezza naturale: le alghe tropicali. Ma come trasformare questa risorsa in un’opportunità economica e ambientale per le comunità che la producono? È la sfida raccolta da Azalea Ayuningtyas, fondatrice di BIRUFINERY, un’impresa che utilizza le alghe per sviluppare biostimolanti destinati all’agricoltura.
Si tratta di prodotti che favoriscono i processi naturali delle piante e contribuiscono a migliorare la qualità del suolo, offrendo nuove possibilità per un’agricoltura più sostenibile. L’aspetto interessante del progetto riguarda anche la distribuzione del valore economico. Anziché limitarsi alla produzione di materie prime, BIRUFINERY punta a creare prodotti a maggiore valore aggiunto nei territori d’origine, facendo sì che una parte più consistente dei benefici economici rimanga nelle comunità locali.
Un modello in cui innovazione ambientale e sviluppo economico possono procedere insieme. Anche Azalea Ayuningtyas ha ricevuto 100mila dollari per sostenere la crescita della sua impresa.
Alfi Munajat, Indonesia: l’intelligenza artificiale per la salute delle donne
La tecnologia può contribuire a ridurre le disuguaglianze nell’accesso alla sanità? Per Alfi Munajat, fondatrice di HERLENS, la risposta passa dall’intelligenza artificiale. In molte aree rurali dell’Indonesia, sottoporsi a controlli specialistici può essere difficile, soprattutto per le donne che vivono lontano dai grandi centri sanitari.
HERLENS nasce proprio per affrontare questo problema. Il progetto utilizza strumenti basati sull’IA per aiutare le ostetriche che operano nelle comunità locali a effettuare lo screening del tumore della cervice uterina, favorendo l’individuazione precoce di possibili anomalie e l’accesso ai successivi approfondimenti sanitari. Un’applicazione dell’intelligenza artificiale che non punta a sostituire il personale medico, ma a supportare le professioniste sanitarie presenti sul territorio, mettendo a loro disposizione strumenti che possono contribuire a rendere più accessibili i controlli.
Perché nella prevenzione oncologica la possibilità di intervenire tempestivamente può fare una differenza enorme.
Il progetto di Alfi Munajat ha ottenuto 50mila dollari di finanziamento.
Nhung Tran Huyen, Vietnam: portare assistenza e diritti alle lavoratrici migranti
Lontane dalle famiglie e dalle comunità d’origine, spesso con poche risorse e difficoltà nell’accesso ai servizi di assistenza, le lavoratrici migranti rappresentano una delle categorie più vulnerabili del mercato del lavoro. In Vietnam, Nhung Tran Huyen ha fondato TAM NHUNG SOCIAL ENTERPRISE per offrire loro un sostegno concreto.
L’impresa porta servizi di supporto psicologico e assistenza legale direttamente nelle comunità legate alle fabbriche in cui queste donne vivono e lavorano. L’idea è ridurre le barriere che spesso impediscono alle lavoratrici di chiedere aiuto, ricevere informazioni sui propri diritti o affrontare situazioni di disagio. Non aspettare che siano le donne a raggiungere i servizi, ma fare in modo che siano i servizi a raggiungere loro. È questo il principio alla base di un modello di impresa sociale che mette al centro la dignità, la salute mentale e la tutela dei diritti.
A Nhung Tran Huyen sono stati assegnati 50mila dollari.
Le menzioni speciali: l’IA al servizio della solidarietà e il lavoro delle artigiane
Accanto alle quattro vincitrici, la giuria internazionale ha scelto di riconoscere altre due esperienze imprenditoriali particolarmente significative.
La prima arriva dalla Corea del Sud, dove Jieun Lee ha fondato GIBOO, una piattaforma che utilizza l’intelligenza artificiale per mettere in contatto chi desidera finanziare progetti sociali con le organizzazioni e le iniziative che hanno bisogno di risorse. L’obiettivo è rendere più efficiente la distribuzione dei finanziamenti filantropici, individuando una corrispondenza più precisa tra disponibilità economiche e necessità sociali. Una tecnologia che, in questo caso, viene applicata non alla produzione o ai consumi, ma al mondo della solidarietà.
La seconda storia arriva invece da Chiang Mai, in Thailandia, e dimostra che per costruire un’impresa non è sempre necessario partire da grandi investimenti. Prangthong Tiengkate ha dato vita a Bamboo Family Market coinvolgendo inizialmente soltanto sei artigiane e senza ricorrere a finanziamenti esterni. Da quel piccolo nucleo è nato un mercato artigianale comunitario che nel tempo è cresciuto fino a diventare un’attività riconosciuta anche da importanti tour operator come esperienza culturale locale.
Un’iniziativa che valorizza il lavoro manuale, le competenze delle donne e l’identità del territorio, creando opportunità economiche a partire dalle risorse della comunità.
Imprenditoria femminile: 300mila dollari e una rete internazionale per crescere
Le sei imprenditrici sono state premiate nell’ambito dell’edizione 2026 dell’Unlock Her Future Prize, annunciata il 23 ottobre a Shanghai.
A selezionarle è stata una giuria internazionale composta da Desirée Bollier, Presidente e Chief Global Merchant di The Bicester Collection, Georgette Tan, ex presidente di United Women Singapore, Cindy Bishop, attrice e sostenitrice di cause sociali, e Tina Ju, fondatrice e Managing Partner di KPCB China.
Alla cerimonia ha partecipato anche l’attrice cinese Li Bingbing, da tempo impegnata nella sensibilizzazione sulle questioni ambientali e sociali.
Ma il riconoscimento non si esaurisce con la premiazione.
Grazie alla collaborazione con NYU Shanghai, le quattro vincitrici avranno accesso a percorsi formativi personalizzati, incontri con mentori ed esperti, coaching individuale e strumenti di innovazione, anche basati sulle tecnologie emergenti. L’obiettivo è aiutarle a consolidare le loro imprese e a portare le soluzioni sviluppate a una scala più ampia.
Il futuro dell’imprenditoria femminile parte dalle comunità
Dalla sua nascita, nel 2022, l’Unlock Her Future Prize ha sostenuto imprenditrici provenienti da 42 Paesi, finanziando progetti collegati a 16 dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite e assegnando complessivamente circa un milione di dollari. Numeri che raccontano la crescita dell’iniziativa, ma soprattutto il potenziale di un’imprenditoria femminile capace di affrontare problemi spesso trascurati dai modelli economici tradizionali. Perché ciò che accomuna queste sei donne non è il settore in cui lavorano, né la tecnologia che utilizzano. È la capacità di riconoscere un bisogno e immaginare una risposta imprenditoriale.
Che si tratti di riparare un rubinetto, proteggere il suolo, migliorare la prevenzione sanitaria o dare voce a una lavoratrice migrante, l’innovazione non deve necessariamente partire da una grande invenzione. A volte comincia semplicemente dalla volontà di cambiare qualcosa che non funziona. E dalla possibilità, finalmente, di avere gli strumenti per farlo.
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