#Finsubito news – Moda italiana e sostenibilità: Just Fashion Transition 2026 | The European House


La filiera italiana della moda investe il 3,3% del fatturato in innovazione, destinando circa un terzo di queste risorse alla sostenibilità ambientale e sociale. Ma la transizione sostenibile del settore richiede nuovi modelli di investimento, collaborazione lungo la filiera e capacità di portare le tecnologie su scala industriale. È quanto emerge dallo studio “Just Fashion Transition 2026”, realizzato da TEHA Group e presentato alla quinta edizione del Venice Sustainable Fashion Forum, promosso da Confindustria Moda e Confindustria Veneto Est.

In qualità di advisor scientifico del Forum, TEHA ha sviluppato l’aggiornamento annuale dello studio, realizzato sin dalla prima edizione per analizzare l’evoluzione della transizione sostenibile nel settore della moda e individuare raccomandazioni di policy e d’azione per l’intera filiera. L’analisi ha considerato oltre 2.900 bilanci aziendali, una mappatura di 234 tecnologie, un campione globale di oltre 22.000 consumatori e l’esame di 304 politiche europee e italiane, in particolare sugli ESG. L’obiettivo è comprendere come il settore possa coniugare sostenibilità, innovazione e competitività attraverso soluzioni concretamente applicabili.  

Il valore economico della moda italiana e le sfide della competitività

Il fashion rappresenta un importante motore economico per l’Italia. Secondo le elaborazioni TEHA, ogni euro di domanda finale di prodotti della moda italiana attiva 1,95 euro di produzione sul territorio nazionale: 1,26 euro all’interno della filiera e 0,69 euro negli altri settori economici. Nel 2022 questo effetto moltiplicatore ha generato complessivamente 182 miliardi di euro di produzione attivata.

Il settore affronta, tuttavia, pressioni competitive crescenti. Secondo le proiezioni TEHA, nel 2026 la Francia potrebbe superare l’Italia per numero di imprese manifatturiere del fashion nell’Unione Europea, con 48.400 aziende contro 46.200. Entro il 2030, il numero di imprese italiane potrebbe ridursi del 17% e l’occupazione del 6%, nonostante una crescita prevista del fatturato del 7%. Uno scenario che rende necessario rafforzare la capacità competitiva e innovativa della filiera.  

Innovazione e sostenibilità: quanto investono le imprese della moda?

La catena del valore italiana della moda investe mediamente il 3,3% del fatturato in innovazione, una quota superiore alla media europea del settore, pari all’1,3%. Circa un terzo degli investimenti è destinato alla sostenibilità, con lo 0,7% del fatturato rivolto a obiettivi ambientali e lo 0,3% a quelli sociali. Il finanziamento dell’innovazione rimane però prevalentemente interno: oltre l’80% dei fornitori sostiene quasi il 60% dei propri investimenti attraverso risorse aziendali. Tra di questi, chi utilizza incentivi fiscali investe fino a quattro volte di più rispetto a chi non vi ricorre, con un’incidenza del 4,1% contro l’1,1%. L’accesso a questi strumenti rimane tuttavia limitato, anche per via delle difficoltà di pianificazione.  

Dalle tecnologie ai processi: come accelerare la transizione sostenibile

La disponibilità tecnologica non rappresenta più il principale ostacolo all’innovazione. Delle 234 tecnologie pulite analizzate da TEHA lungo la filiera della moda, 174, pari al 74%, hanno già raggiunto un livello di maturità tecnologica che ne consente l’impiego commerciale. La sfida riguarda piuttosto l’adozione industriale. Tra oltre 2.800 soluzioni innovative esaminate da Fashion for Good negli ultimi tre anni, soltanto il 6% ha ricevuto investimenti e circa il 2% è arrivata all’integrazione industriale. Governance, finanziamenti progressivi, indicatori di performance e collaborazione tra imprese diventano quindi elementi determinanti per trasformare l’innovazione in risultati concreti.  

Cambiamento climatico, consumi e nuovi modelli circolari

Il cambiamento climatico sta già modificando le dinamiche commerciali del fashion. Temperature superiori di 5°C rispetto alle medie stagionali determinano una riduzione del 9% delle vendite di cappotti e un aumento dell’11% di quelle di abiti leggeri. In Italia, le temperature insolitamente miti di settembre 2023 hanno comportato una contrazione delle vendite dei retailer della moda del 6%, equivalente a circa 320 milioni di euro.

Nel frattempo, la domanda di fashion si sta polarizzando: alto spendenti da un lato, risparmiatori dall’altro, e il mercato globale del lusso ha perso circa 70 milioni di clienti tra il 2022 e il 2025. In questo contesto, il mercato dell’usato sta assumendo un ruolo crescente nella determinazione del valore dei prodotti. L’88% degli acquirenti delle principali piattaforme di rivendita consulta i prezzi online prima di acquistare un capo nuovo. Anche una evoluzione del sistema di responsabilità estesa del produttore per il tessile (EPR) può rappresentare un’opportunità per rafforzare la circolarità, a condizione di contrastare il free riding e sviluppare capacità industriali di selezione e riciclo dei materiali su larga scala.

Le otto proposte di TEHA per il futuro della filiera

Lo studio Just Fashion Transition 2026 individua otto direttrici d’azione, articolate attorno a innovazione, circolarità e resilienza:

  1. Co-investire con i fornitori, condividendo costi e rischi della transizione.
  2. Scalare l’innovazione attraverso i processi, rafforzando governance e misurazione dei risultati.
  3. Integrare il clima nella pianificazione di collezioni, consegne e acquisti.
  4. Costruire un ecosistema esteso del fashion, valorizzando le sinergie con altri settori.
  5. Creare domanda per le fibre riciclate, sostenendo lo sviluppo dei mercati circolari.
  6. Potenziare la capacità di selezione dei tessili, attraverso infrastrutture e investimenti dedicati.
  7. Pianificare competenze e fabbisogni occupazionali al 2033, favorendo formazione e integrazione dei talenti.
  8. Difendere il valore attraverso la legalità, rafforzando controlli e trasparenza lungo la filiera.

La transizione sostenibile della moda richiede quindi un approccio industriale e collaborativo. Per rendere i modelli circolari economicamente sostenibili, è necessario superare la frammentazione degli investimenti, rafforzare le competenze e creare le condizioni affinché le innovazioni possano essere adottate su larga scala. La competitività futura del fashion italiano dipenderà anche dalla capacità di trasformare sostenibilità e innovazione in processi industriali solidi, misurabili e condivisi lungo l’intera catena del valore.  

Materiali scaricabili

Studio – Just Fashion Transition

Tutti i documenti del Forum

Comunicato stampa – Venice Sustainable Fashion Forum 2026. La competitività della moda passa da filiere responsabili, competenze e innovazione




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