Gli autonomi potranno scegliere tra i mesi di congedo e un contributo per tata o asilo nido. Per molti artigiani e commercianti il conto è presto fatto, ma i fondi sono limitati.
Arriva un bonus baby sitter per le partite Iva con figli piccoli. Il disegno di legge di Bilancio 2027 prevede un contributo fino a 500 euro al mese, per un massimo di tre mensilità, che i lavoratori autonomi potranno usare per pagare una baby sitter o la retta dell’asilo nido, pubblico o privato accreditato. La misura riguarda gli iscritti alle gestioni Inps di artigiani, commercianti, agricoltori e pescatori e quelli della gestione separata. La regola di fondo è l’alternativa: chi chiede il bonus rinuncia al congedo parentale, e se entrambi i genitori sono autonomi solo uno dei due può ottenerlo. Il contributo spetta nei mesi che seguono la fine del congedo di maternità o paternità e non pesa sull’Isee. Il testo deve ancora passare all’esame del Parlamento, e molti dettagli saranno fissati da un decreto attuativo atteso entro l’inizio di marzo 2027.
Chi potrà chiedere il nuovo bonus baby sitter?
Il nuovo bonus potrà essere chiesto dai genitori lavoratori autonomi. Sono due le categorie coinvolte. La prima è quella degli iscritti alle gestioni speciali dell’Inps: artigiani, commercianti, coltivatori diretti e altre figure agricole, pescatori. La seconda è quella dei professionisti e dei collaboratori iscritti alla gestione separata, la cassa Inps che raccoglie chi non ha un ente previdenziale proprio, come molti consulenti, freelance e lavoratori con contratti di collaborazione. I lavoratori dipendenti restano fuori.
Il contributo serve a pagare due tipi di spesa: i servizi di baby sitting oppure la retta di un asilo nido, pubblico o privato purché accreditato. Il bonus è alternativo al congedo parentale, il periodo di astensione dal lavoro, con un’indennità ridotta, che spetta ai genitori nei primi anni di vita del figlio. In pratica chi lo sceglie non sospende l’attività per occuparsi del bambino, ma riceve un aiuto per pagare chi se ne occupa al suo posto.
La domanda deve essere presentata dal genitore che vuole fruire dell’aiuto. Se il padre e la madre sono entrambi autonomi, il contributo spetta a uno solo dei due. L’idea non è nuova: tra il 2013 e il 2018 le madri lavoratrici avevano già a disposizione un voucher per baby sitter o nido in alternativa al congedo parentale. La differenza è che questa volta la misura è pensata in modo specifico per il lavoro autonomo.
Quanto vale il bonus e per quanto tempo si può usare?
Il bonus vale fino a 500 euro al mese per un massimo di tre mesi, quindi fino a 1.500 euro complessivi. Va usato in una finestra precisa: dopo la fine del congedo di maternità o di paternità e negli undici mesi successivi. Per una madre autonoma che chiude il congedo di maternità quando il figlio ha circa tre mesi, la finestra arriva più o meno fino al primo compleanno del bambino e poco oltre.
Un punto resta da chiarire. Il testo non dice se i 500 euro vadano spesi tutti nel singolo mese di riferimento o se possano essere utilizzati in un periodo più lungo. Per una famiglia che paga una baby sitter a ore la differenza conta: 500 euro in un mese possono superare la spesa reale, mentre spalmati su più settimane coprirebbero un servizio più continuativo. La risposta, insieme ai criteri di accesso e alle modalità di utilizzo, arriverà con il decreto attuativo, previsto entro l’inizio di marzo 2027.
La misura è sperimentale: durerà tre anni, con un limite di spesa di 15 milioni di euro all’anno. Una volta esaurite le risorse, il contributo non sarà più erogato. Il conto è semplice: se ogni beneficiario ricevesse l’importo massimo di 1.500 euro, i fondi basterebbero per circa 10 mila famiglie all’anno. Le somme ricevute, infine, non contano ai fini dell’Isee: chi ottiene il bonus non vedrà peggiorare il proprio indicatore e non rischia di perdere altre agevolazioni legate al reddito familiare.
Perché gli autonomi usano poco il congedo parentale?
Gli autonomi usano poco il congedo parentale soprattutto perché rende poco. I numeri della relazione tecnica al disegno di legge sono netti. Tra il 2023 e il 2025 l’Inps ha pagato ogni anno l’indennità di maternità a circa 21 mila lavoratrici autonome. Nello stesso periodo i congedi parentali sono stati circa 2.200 all’anno: poco più di uno su dieci.
Per gli iscritti alle gestioni di commercianti, artigiani, agricoltori e pescatori, ogni genitore ha diritto a tre mesi di congedo per ogni figlio, da usare entro il primo anno di vita del bambino o di ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento. L’indennità è pari al 30 per cento della retribuzione convenzionale giornaliera, un importo fissato ogni anno per ciascuna categoria e indipendente dal reddito effettivo. Nel 2026 l’indennità oscilla tra 9 e 17 euro al giorno.
Tradotto in cifre, tre mesi di congedo valgono indicativamente tra 800 e 1.500 euro circa. Per ottenerli, però, il genitore deve fermarsi: chiudere il negozio, sospendere i lavori, rinunciare per settimane agli incassi. Il bonus baby sitter arriva fino a 1.500 euro e lascia il genitore libero di continuare a lavorare. Per chi si trova nella fascia bassa dell’indennità, la scelta rischia di essere già fatta.
Come funziona il congedo per la gestione separata?
Per gli iscritti alla gestione separata il congedo parentale ha regole più generose, e il confronto con il bonus cambia. Il congedo si può usare fino ai dodici anni di età del figlio, o di ingresso in famiglia. Ogni genitore ha diritto a tre mesi, e ci sono altri tre mesi che possono essere usati da uno solo dei due. L’indennità è pari al 30 per cento di 1/365 del reddito da lavoro percepito nei dodici mesi presi in considerazione per verificare il requisito contributivo. A differenza delle gestioni speciali, quindi, l’importo segue il reddito reale.
Una grafica freelance iscritta alla gestione separata ha dichiarato 30 mila euro di reddito nei dodici mesi di riferimento. La sua indennità giornaliera è di circa 24,60 euro (30 mila diviso 365, moltiplicato per il 30 per cento). Tre mesi di congedo le valgono intorno ai 2.200 euro e possono essere usati in qualsiasi momento fino ai dodici anni della figlia. Il bonus baby sitter le darebbe al massimo 1.500 euro, da spendere entro il primo anno circa. Per lei il congedo resta probabilmente la scelta migliore.
Per i professionisti con redditi medi o alti, quindi, il bonus è meno vantaggioso sul piano economico. Può avere senso per chi ha redditi bassi o per chi non può permettersi di fermarsi nemmeno per qualche settimana. Il disegno di legge indica il bonus come alternativo al congedo parentale, e resta da capire se la rinuncia riguardi l’intero periodo o solo una parte dei mesi spettanti: anche questo dovrebbe essere precisato dal decreto attuativo.
Si può avere anche il bonus asilo nido?
Per i genitori lavoratori resta disponibile il bonus asilo nido, una misura già in vigore e diversa da quella prevista dalla manovra. Serve a pagare una parte della retta del nido oppure a coprire i costi delle forme di supporto a domicilio, quando il bambino non può frequentare il nido perché affetto da patologie croniche gravi.
L’importo dipende dall’Isee. Con un Isee fino a 40 mila euro il bonus arriva a 3.600 euro all’anno. Con un Isee più alto, o senza Isee, scende a 1.500 euro. In entrambi i casi viene suddiviso in undici mensilità: circa 327 euro al mese nella fascia più alta, circa 136 euro in quella più bassa.
Il disegno di legge non chiarisce se il nuovo contributo per baby sitter e nido potrà sommarsi al bonus asilo nido per lo stesso figlio e per gli stessi mesi. È uno dei punti che il decreto attuativo dovrà sciogliere, insieme alla procedura di domanda all’Inps. Fino ad allora, per le famiglie di lavoratori autonomi l’unica certezza è il calendario: la misura, se confermata dal Parlamento, partirà con la legge di Bilancio 2027 e durerà tre anni.
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