#Finsubito news – 4 modi efficacissimi per valorizzare il proprio talento online


“Presenza digitale non è esibizione. Non è usare volto e voce come unico format. Né inseguire i numeri ed esserci sempre e ovunque. La presenza digitale è relazione. Essere generose con il proprio talento. Scegliere cosa raccontare e far incontrare persone affini” parola di Mafe De Baggis, digital media strategist e scrittrice, che in una delle masterclass di Elle Active 2026 spiega come valorizzare la propria presenza digitale, partendo da un presupposto importante: “La presenza digitale non è un obbligo e il talento in rete non si mostra, si mette in relazione”.

Non c’è un solo modo di stare online né di avere successo

Eppure non c’è un solo modo di stare online e l’Ai permette di scegliere cosa non ci piace fare e cosa delegare. “Si delega all’Ai quello che non si sa ancora fare perché imparare richiede tempo. E poi si delega quello che non si ha tempo di fare”. Nel libro La formula. Le leggi universali del successo il fisico Albert-László Barabási spiega: “Quando fitness e influenza sociale lavorano in tandem, il successo non conosce limiti”. Dove per fitness si intende la capacità di una persona di farsi scegliere. “Non è la qualità in sé: è essere al posto giusto, nel momento giusto per le persone giuste. Da fuori il successo sembra sempre improvviso, ma bisogna farsi trovare preparate“.

Far vedere il proprio talento

“Il talento in rete non si vede da solo per cui bisogna trovare contenuti di valore per esprimere il proprio talento”, spiega la relatrice. “Una cosa è quello che so fare, un’altra è trovare il modo di farlo vedere senza essere esibizionisti. Non serve mostrarsi, serve condividere con regolarità e con le persone giuste. Non serve esibirsi, lo status si costruisce sulla forza dei contenuti, non sulla quantità dei follower“.

Quattro modi per stare online

Ecco allora quattro modi per stare in rete. “Esistono gli influencer, i creator, che non hanno per forza milioni di follower, ma sanno fare molto bene il loro lavoro e lo vendono, poi ci sono gli autori, che hanno pubblicato per anni magari anche senza riconoscimento; infine ci sono i professionisti, perché il talento non è solo artistico. Nel mio caso la mia presenza da professionista è silenziosa perché ho bisogno di parlare a pochissime persone. Il numero di clienti aumenta a seconda di chi vogliamo raggiungere e cosa vogliamo fare”. La scelta di chi voler essere online non è per sempre, ma deve essere chiara.

L’influencer o key opinion leader

Per l’influencer conta tantissimo il desiderio mimetico, la relazione e la fiducia. La dinamica è: “non mi influenzi perché ti ammiro, ma perché voglio essere come te”. Alle aziende l’influencer vende la capacità di creare desiderio e dare consigli che vengono seguiti. Si tratta di un’evoluzione dello spazio pubblicitario o della rubrica giornalistica di una volta. Con l’Ai si può capire qual è l’audience più vicina a noi e impostare proposte commerciali per le aziende o media kit sempre aggiornati.

Il content creator o marketer

Il content creator o marketer è una persona con un talento capace di esprimerlo e in grado di condividerlo con regolarità e creatività. Qui non si compra il suo pubblico, ma la sua competenza. La voglia di condividere è molto importante. L’Ai può supportare nel calendario editoriale, nei montaggi e nel realizzare versioni diverse per ogni piattaforma, e moltiplicare format.

L’autore

Il terzo scenario, il più frequente, è quello dell’autore/editore. La parte difficile qui è mettersi a disposizione delle persone che vogliono sapere qualcosa di te. Una scelta umanamente impegnativa, come quella dell’autrice Marina Pierri, che condivide le cose interessanti che incontra e nel farlo crea un rapporto con persone che poi sono interessate anche al suo lavoro. Tanti comici hanno scoperto il loro talento usando la rete. Il consiglio in questo caso è di non parlare sempre e solo di sé, ed evitare l’effetto annuncio autoreferenziale sull’uscita del proprio libro o dei biglietti del proprio spettacolo perché quello che interessa è il mondo interiore di questi autori.

In questo caso voler raggiungere troppe persone a volte è controproducente. “Più allargate il pubblico, più dovete abbassare o mediare l’interesse di quello che dite o fate”, mette in guardia Mafe De Baggis. Perché “mille persone che ti leggono davvero ed entrano in risonanza con te valgono di più di centomila che ti scorrono. Come diceva Kevin Kelly, ideatore di Wired, per un artista oggi bastano mille fan”. In questo caso l’Ai può aiutare come sparring partner con cui mettersi alla prova, ma anche nell’impaginazione e nella mappatura del lavoro di ricerca.

Il professionista

La quarta categoria è rappresenta dal professionista. “In questo caso il talento è anche competenza, specialmente in campo tecnico, perché se non so fare, la gente lo scopre in fretta. Servono poi personalità e ricerca. L’obiettivo non è lavorare di più, ma alzare il valore percepito: vendi valore, non ore”. Con l’Ai una parte del lavoro è affidata al software, e le ore liberate vanno in ricerca e relazione. “Il mio obiettivo è lavorare meno, alzando il valore del mio costo orario. Ed è l’obiettivo anche dei miei clienti che io seguo come pubblicitaria. Questo è importante soprattutto per noi donne. Non farsi scegliere, ma vendere cara la pelle, facendosi pagare almeno quanto gli uomini. Perché la verità è che chi si vende cara, viene rispettata“.

Tre regole per stare in rete

Per stare in rete bisogna accettare l’evoluzione delle community. “Non esiste più la cultura di massa, siamo una società in rete, fatta di nicchie e interessi molto specializzati. E ciascuno ha la propria nicchia dove può eccellere“. Il primo consiglio dunque è “abitare la nicchia e piacere molto alle persone che mi scelgono. Le nicchie sono più piccole della massa, ma non sono piccole in sé”. Il secondo consiglio è quello di tenere a mente che “in una società a rete la saturazione è praticamente impossibile, perché nessuno vede le stesse cose e ogni piccolo spazio accoglie una moltitudine di voci diverse”. Inoltre, chi vuole vedere riconosciuto il valore economico del proprio lavoro oggi può (e quindi deve) sporcarsi le mani, vendendo direttamente al proprio pubblico”. Infine, occorre ricordare che “l’Ai non ti toglie il lavoro. Ti toglie le scuse e le paure. Tu sei la materia prima e l’Ai ti aiuta a realizzare quello che vuoi diventare”. Perché “essere presenti online non vuol dire essere sui social, ma prendersi cura delle persone e ispirare“.


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