Brindare a 14 miliardi di sterline di utili in un solo trimestre e, nello stesso identico momento, spedire migliaia di lettere di licenziamento ai propri dipendenti. Sembra il copione di una commedia nera sulla finanza moderna, ma è la fotografia esatta di quanto sta accadendo nella City di Londra. I giganti del credito britannico — Barclays, NatWest, Lloyds e HSBC — hanno appena archiviato un terzo trimestre da capogiro sul fronte dei profitti, ma a rubare la scena non sono stati i dividendi per gli azionisti, bensì la scure dell’Intelligenza Artificiale che ha iniziato a falciare gli organici.
Quello che fino a pochi mesi fa veniva presentato dai vertici bancari come un vago scenario futuro è diventato, nel giro di un’estate, una brutale realtà contabile. La spremitura occupazionale da IA è ufficialmente iniziata.
Il dietrofront di Barclays e la “ciliegina sulla torta”
Ad aprire le danze delle trimestrali è stata Barclays, che ha confermato il taglio di circa 5.000 posti di lavoro nel corso dell’anno, pari a circa il 5% della sua forza lavoro globale. Avendo già eliminato 1.000 posizioni nella prima metà dell’anno, i restanti 4.000 esuberi verranno completati entro la fine di dicembre. L’obiettivo dichiarato è spietato nella sua semplicità: risparmiare oltre 1,1 miliardi di sterline entro il 2027.
La rapidità con cui è cambiata la narrazione ai piani alti ha dell’incredibile. Solo lo scorso maggio, l’amministratore delegato di Barclays, CS Venkatakrishnan (noto nella City semplicemente come “Venkat”), sosteneva che l’impatto fondamentale dell’IA stesse arrivando, ma di non vederlo “ancora”. Arrivato l’autunno, il tono si è ribaltato: i report del terzo trimestre mostrano che la tecnologia ha già iniziato a divorare il personale.
Lo stesso Venkat ha dovuto ammettere che l’IA sta guidando la “maggior parte dei guadagni di efficienza”, aggiungendo che avrà un ruolo ancora più importante in futuro. Ha poi cercato di edulcorare la pillola affermando che useranno l’IA su larga scala, ma che essa “è la ciliegina sulla torta, non la torta”. Una metafora culinaria che difficilmente consolerà i cinquemila bancari in uscita.
NatWest e Lloyds: il pudore dei banchieri davanti ai tagli
Se Barclays guida la carica, le concorrenti non restano a guardare, pur cercando di nascondere la polvere sotto il tappeto della retorica aziendale. NatWest ha comunicato di aver ridotto il personale di 1.000 unità solo nell’ultimo trimestre, portando il totale dei tagli da inizio anno a 1.400 dipendenti (numeri che non includono l’acquisizione del gestore patrimoniale Evelyn Partners, mentre circa un quarto dei tagli è legato alla cessione del servizio di consulenza Mentor).
L’amministratore delegato di NatWest, Paul Thwaite, ha cercato di smarcarsi dall’idea che la banca usi gli algoritmi solo per tagliare i costi, sostenendo che “i ruoli stanno cambiando” e che la questione viene inquadrata “in modo troppo ristretto attorno all’efficienza”. Eppure, i numeri parlano la lingua dei tagli strutturali: nei primi nove mesi dell’anno, NatWest ha generato 420 milioni di sterline di risparmi annui grazie alla semplificazione operativa e alle nuove tecnologie, riducendo il proprio cost-to-income ratio (il rapporto tra costi operativi e ricavi) dal 47,8% al 45,7%, con il traguardo di scendere sotto il 45% entro il 2028.
Un copione identico a quello di Lloyds. Il direttore finanziario William Chalmers ha definito l’IA un “importante strumento di efficienza complessiva”, pur dicendo di non sottoscrivere necessariamente le visioni più drastiche sull’uso della tecnologia. Nel frattempo, però, Lloyds ha appena chiuso un piano quinquennale da 2 miliardi di sterline di risparmi e ne ha subito varato un altro da ulteriori 2 miliardi entro il 2030. Non vengono dati numeri precisi sui licenziamenti, ma non saranno lievi.
Come ha sintetizzato con brutale onestà Will Howlett, analista finanziario di Quilter Cheviot: “Le banche hanno speso pesantemente in tecnologia per anni, ma stiamo raggiungendo sempre più il punto in cui quell’investimento si traduce nella necessità di meno persone per mandare avanti l’azienda”.
| Istituto / Stima | Tagli Personale / Impatto | Obiettivo di Risparmio / Efficienza | Orizzonte Temporale |
| Barclays | ~5.000 posti (5% globale) | Oltre 1,1 miliardi £ | Entro il 2027 (tagli entro fine anno) |
| NatWest | 1.400 posti da inizio anno (1.000 nel Q3) | 420 milioni £ già risparmiati (Cost/Income sotto il 45%) | Entro il 2028 |
| Lloyds | Riduzione organico per efficienza | 2 miliardi £ (dopo i 2 mld £ già tagliati) | Entro il 2030 |
| Settore Bancario UE (Stima Morgan Stanley) | 400.000 posti a rischio (~20% della forza lavoro) | Sostituzione strutturale tramite IA | Medio-lungo termine |
La stretta sui tassi, la guerra in Iran e la profezia di Morgan Stanley
Perché le banche hanno così tanta fretta di “strappare il cerotto” proprio adesso? La risposta sta nel margine di interesse netto (la differenza tra i tassi chiesti a chi prende prestiti e quelli pagati ai correntisti). Negli ultimi due anni, la Bank of England aveva avviato un ciclo di riduzione dei tassi dopo i picchi post-pandemici del 5,25% toccati tra l’agosto 2023 e il 2024, comprimendo la redditività bancaria facile.
Oggi il quadro macroeconomico è di nuovo scosso: le pressioni inflazionistiche innescate dalla guerra tra Stati Uniti e Iran stanno costringendo la banca centrale britannica a invertire la rotta, con un rialzo previsto in settimana al 4%, ma siamo comunque lontani dalla cuccagna del 5,25%. NatWest, ad esempio, ha previsto per il 2027 un margine di interesse netto del 2,5%, mancando il consenso degli analisti fermo al 2,62% e scatenando, come notato da Jonathan Pierce di Jefferies, una reazione nervosa in Borsa. Non potendo più spremere i margini d’interesse come prima, i banchieri tagliano l’unica voce di bilancio che possono eliminare con un clic: i salari.
Il dato più agghiacciante non riguarda però solo Londra. Il colosso di Wall Street Morgan Stanley ha appena raddoppiato le sue previsioni sui posti di lavoro che verranno distrutti dall’IA nel settore bancario europeo: 400.000 esuberi, pari a circa il 20% dell’intera forza lavoro del continente.
Che fine faranno tutti questi lavoratori?
Di fronte a questa desertificazione programmata degli uffici, sorge spontanea una domanda che né gli amministratori delegati della City né gli analisti di Wall Street amano porsi: che fine faranno questi lavoratori?
Parliamo di centinaia di migliaia di impiegati qualificati, analisti del credito, addetti al back-office, gestori di filiale e consulenti — la spina dorsale della classe media europea e britannica. Quando la prima rivoluzione industriale meccanizzò le campagne, le masse contadine trovarono sbocco nelle fabbriche manifatturiere; quando la globalizzazione svuotò le fabbriche, la manodopera si riversò nel terziario e nei servizi. Ma oggi, quando è lo stesso settore dei servizi avanzati e impiegatizi a espellere il 20% della propria forza lavoro tramite gli algoritmi, quale settore assorbirà questa forza lavoro?
Un cinquantenne espulso da Barclays o da una banca europea non diventerà certo un ingegnere di reti neurali in tre mesi grazie a un corso di riqualificazione, né l’economia reale può reggersi trasformando centinaia di migliaia di ex impiegati del ceto medio in lavoratori precari della logistica o della gig economy. Se le banche incassano miliardi risparmiando sugli stipendi, ma nel frattempo distruggono i redditi delle famiglie che dovrebbero chiedere mutui, aprire conti e consumare nell’economia reale, chi comprerà i servizi bancari di domani? Gli algoritmi non pagano le tasse sul reddito, non accendono mutui per la prima casa e non fanno la spesa al supermercato. Tagliare il ramo sociale su cui poggia l’intero sistema economico per abbellire le trimestrali di borsa non è “efficienza”: è miopia contabile allo stato puro.
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