L’internazionalizzazione come leva strutturale della crescita industriale italiana, con il credito bancario e gli strumenti pubblici a disposizione delle imprese per rafforzare la presenza sui mercati globali. È questo l’obiettivo dell’accordo siglato a Roma da Intesa Sanpaolo, Confindustria, Sace, Simest e Ice, una partnership che punta a fare sistema per sostenere soprattutto le piccole e medie imprese nella conquista di nuovi mercati. Il progetto, promosso dalla Divisione Banca dei Territori guidata da Stefano Barrese, mette in campo una nuova disponibilità di 30 miliardi di euro di credito nel prossimo triennio e un pacchetto integrato di servizi finanziari, assicurativi, consulenziali e commerciali.
L’iniziativa nasce in una fase nella quale le tensioni geopolitiche e il riassetto degli equilibri commerciali impongono alle aziende di ripensare le proprie strategie di sviluppo. Non basta più esportare, occorre consolidare la presenza nei Paesi di destinazione, diversificare le filiere di approvvigionamento e costruire alleanze industriali durature. Un percorso che richiede risorse finanziarie, conoscenza dei mercati e una rete di assistenza sul posto, competenze che i cinque partner intendono mettere a disposizione delle imprese in modo coordinato.
La sfida del trilione di export
L’ambizione è portare l’export italiano a un nuovo livello. «Il nostro obiettivo è accompagnare lo sviluppo estero delle Pmi, auspicando di superare l’obiettivo nazionale di 700 miliardi di euro e, anzi, di raggiungere il trilione di euro di export, estremamente significativo in termini di contributo alla competitività del Paese e al Pil», ha spiegato Stefano Barrese, responsabile della Divisione Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo.
Per centrare un traguardo di mille miliardi, ha aggiunto, «occorre però rafforzare i corridoi verso i mercati internazionali, come Brasile e America Latina». Proprio in questa direzione si inseriscono gli accordi con primari istituti bancari locali, attraverso i quali le aziende italiane potranno aprire conti, gestire pagamenti e incassi e ricevere assistenza nelle attività di commercial banking. «Insieme a 30 miliardi di nuovo credito, diamo la possibilità ai nostri imprenditori di avere un supporto sul commercial banking in loco e poter contare sulla nostra presenza per agevolare i loro progetti e finanziare la crescita con investimenti per nuove sedi o acquisizioni all’estero», ha sottolineato Barrese.
Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha indicato invece nel 2027 la scadenza per raggiungere i 700 miliardi di esportazioni. «L’obiettivo che ci siamo dati è di arrivare al 2027 a 700 miliardi di export, valorizzando la straordinaria attenzione che i mercati esteri riservano ai nostri prodotti di qualità». Orsini ha rimarcato la capacità delle imprese italiane di crescere sui mercati internazionali e il contributo degli accordi commerciali: «Con il Mercosur siamo riusciti ad avere una grande area di libero scambio che sta già incrementando l’esportazione del nostro Paese verso quei mercati».
Cinque leve per conquistare i mercati
Il patto si sviluppa lungo cinque direttrici operative. La prima riguarda i 30 miliardi di euro di nuovi finanziamenti messi a disposizione da Intesa Sanpaolo per incentivare le esportazioni, gli investimenti diretti all’estero e i progetti produttivi realizzati in Italia funzionali all’espansione internazionale. La seconda punta sull’ampliamento della rete di assistenza attraverso partnership con istituti bancari di Francia, India e Brasile, con l’estensione ad altre geografie emergenti prevista entro il primo semestre del 2027.
La terza leva riguarda la ricerca di nuovi clienti e partner industriali grazie alla collaborazione con Ice e alla piattaforma Connecting Markets, sviluppata dalla Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, che consente alle Pmi di individuare opportunità commerciali in oltre 170 Paesi. La quarta mette a sistema le soluzioni finanziarie della banca con i prestiti partecipativi e i finanziamenti subordinati di Simest, per sostenere la realizzazione e il potenziamento di stabilimenti produttivi, filiali commerciali e hub logistici all’estero.
La quinta direttrice è dedicata all’export di macchinari e beni strumentali, un comparto che rappresenta circa il 18% delle esportazioni italiane. Intesa Sanpaolo introduce una soluzione che permette alle aziende esportatrici di anticipare la liquidità derivante da forniture con pagamenti dilazionati. Il meccanismo combina la Polizza Credito Fornitore di Sace, che copre i rischi commerciali e politici, con il contributo in conto interessi di Simest, consentendo alle imprese di offrire condizioni di pagamento più competitive agli acquirenti esteri.
L’offerta comprende anche i servizi di Trading Company, che seguono l’intero processo della fornitura internazionale, dall’acquisto dei beni dell’esportatore italiano alla rivendita al cliente straniero, inclusi gli aspetti logistici, finanziari e doganali. Grazie alla partnership con Grenke sono inoltre disponibili soluzioni di noleggio operativo destinate ai compratori internazionali.
Una strategia industriale di lungo periodo
Al centro dell’intesa c’è anche la necessità di accompagnare il rafforzamento dell’export con una visione industriale di lungo periodo. «Abbiamo bisogno di una strategia industriale di lungo periodo, che superi le logiche tattiche e sappia guardare al futuro», ha osservato Barrese, richiamando l’importanza di utilizzare efficacemente gli strumenti già disponibili.
Tra questi, un ruolo significativo è attribuito alle Zone economiche speciali. «Le Zes, nate dalla necessità di ripensare alcuni ambiti territoriali strategici per il Paese e nelle quali il nostro Gruppo ha creduto e investito fin dall’inizio, dimostrano che la semplificazione burocratica può favorire la crescita delle imprese». La banca, ha aggiunto, è pronta a finanziare non soltanto i progetti delle singole aziende, ma anche «interventi di carattere più strutturale, capaci di incidere sulla competitività del Paese».
Una posizione condivisa da Orsini, secondo cui il nuovo scenario internazionale richiede un salto di qualità nella presenza italiana all’estero. «La geopolitica è cambiata profondamente e con essa gli equilibri del commercio internazionale. La sfida per l’industria italiana non è soltanto esportare di più, ma contare di più nei mercati globali». Per il presidente di Confindustria occorre rafforzare la presenza delle imprese nelle filiere internazionali, costruire partnership industriali strategiche, soprattutto con i Paesi emergenti, e cogliere le opportunità offerte dai loro programmi di sviluppo e investimento.
«Gli accordi commerciali sono fondamentali, ma da soli non bastano: servono strumenti concreti per trasformare le opportunità in crescita, soprattutto per le Pmi», ha aggiunto Orsini. Il patto con Intesa Sanpaolo, Sace, Simest e Ice va proprio in questa direzione, rafforzando la capacità del Sistema Paese di accompagnare le aziende sui mercati esteri. «Essere più forti nel mondo significa avere un’industria più forte in Italia, capace di generare investimenti, sviluppo e occupazione».
Il Sistema Italia fa squadra
Per Barbara Cimmino, vicepresidente di Confindustria per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti, sostenere le strategie di internazionalizzazione è una priorità, soprattutto in uno scenario segnato da tensioni geopolitiche, protezionismo e incertezza. «Ci impegniamo quotidianamente a offrire alle imprese una visione capace di anticipare i cambiamenti dello scenario internazionale e tradurli in indicazioni concrete per orientare le decisioni di investimento e di sviluppo sui mercati esteri», ha spiegato.
Il ruolo dell’associazione, ha precisato, «non si esaurisce nella promozione internazionale, ma si traduce in un’attività strutturata di orientamento e accompagnamento operativo». Attraverso l’aggiornamento sull’evoluzione del commercio internazionale, Confindustria aiuta le imprese a individuare i mercati più promettenti, selezionare i partner, valutare i rischi e costruire relazioni commerciali e industriali stabili. All’attività di analisi e intelligence economica seguono missioni imprenditoriali orientate al business, con particolare attenzione alle esigenze delle Pmi.
«Accompagnamento istituzionale, promozione, credito, finanza agevolata, garanzie e capitale di rischio devono essere componenti complementari di una strategia integrata», ha sottolineato Cimmino. Il risultato atteso, ha concluso, dovrà misurarsi con «più imprese presenti sui mercati esteri, maggiore capacità di consolidarvi la propria presenza, nuovi investimenti e nuove collaborazioni industriali».
Anche Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato di Simest, ha evidenziato il valore della collaborazione con Intesa Sanpaolo. L’iniziativa, ha affermato, permette di mettere a sistema competenze, risorse e strumenti, sviluppando soluzioni personalizzate per i progetti di crescita internazionale delle aziende, da individuare e valutare insieme fin dalle fasi iniziali, anche a partire da una semplice idea progettuale.
La presenza di Simest nelle principali geografie internazionali contribuirà inoltre a facilitare l’accesso ai mercati e a superare le complessità burocratiche e le barriere commerciali. Un’azione che si inserisce nel più ampio coordinamento del Sistema Italia, sotto la guida della Farnesina, con il coinvolgimento di Cdp, Sace, Simest, Ice e delle associazioni industriali.
Oltre 19 miliardi già mobilitati
Il nuovo accordo poggia su un’attività di accompagnamento già consolidata. «Nell’ultimo triennio abbiamo messo a disposizione oltre 19 miliardi di euro a supporto delle attività internazionali e gestito più di 1.000 progetti di accompagnamento all’estero», ha ricordato Barrese. Con la nuova disponibilità di credito e l’estensione della rete commerciale anche nei Paesi in cui il gruppo non è direttamente presente, Intesa Sanpaolo punta a combinare capacità finanziaria, prossimità territoriale e assistenza internazionale.
«Le nostre imprese sono straordinarie, ma oggi devono affrontare una nuova crescente complessità che rischia di minare la loro competitività e, in generale, la crescita del nostro Paese. Lo sviluppo internazionale è una chiave del successo del Made in Italy, per questo serve che operatori pubblici e privati insieme si adoperino per mantenere l’eccellenza della nostra industria nel mondo», ha dichiarato il responsabile della Banca dei Territori.
Le sinergie con Confindustria, Sace, Simest e Ice rappresentano, nella strategia della banca guidata da Carlo Messina, l’asse portante di un modello che vuole rendere più accessibile alle Pmi la crescita oltreconfine. La sfida sarà trasformare la collaborazione istituzionale e finanziaria in investimenti, nuovi insediamenti produttivi e relazioni commerciali durature. Con un obiettivo che va oltre il semplice incremento delle vendite all’estero: rafforzare la competitività del sistema industriale italiano e consolidare il contributo dell’export alla crescita del Pil.
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