Una nave che produce energia e acqua senza carburante: il progetto Kraaken


Una nave capace di fornire elettricità a 32.000 case, produrre acqua potabile per 150.000 persone e, contemporaneamente, alimentare un grande data center dedicato all’intelligenza artificiale. Il tutto senza utilizzare carburante per generare l’energia necessaria. Sembra un progetto estremamente ambizioso, e infatti per il momento è soprattutto questo: un progetto.

Si chiama VITAL 100 MW Kraaken ed è una configurazione della piattaforma galleggiante sviluppata dalla società statunitense Optimal Transit. L’idea è trasformare una struttura offshore in una vera centrale multiservizio da posizionare al largo delle coste, soprattutto nelle aree dove portare energia e acqua dolce attraverso infrastrutture tradizionali può essere difficile o molto costoso.

Alla base del progetto c’è lo sfruttamento della differenza di temperatura tra l’acqua calda presente vicino alla superficie dell’oceano e quella molto più fredda che si trova in profondità. Una risorsa particolarmente interessante nelle regioni tropicali.

I numeri annunciati sono notevoli: 100 MW di potenza, dei quali 40 MW destinati alla terraferma e 60 MW utilizzati direttamente a bordo. A questi si aggiungerebbero circa 30 milioni di litri di acqua dolce prodotti ogni giorno.

Come produce energia senza carburante

Il cuore di Kraaken è il sistema sviluppato da Optimal Transit, che punta a utilizzare il gradiente termico oceanico come fonte energetica. In parole semplici, l’oceano funziona come un enorme serbatoio di energia termica. Nelle aree tropicali l’acqua superficiale viene riscaldata dal Sole, mentre a profondità elevate rimane molto più fredda. È proprio questa differenza di temperatura che il sistema intende sfruttare per produrre energia utilizzabile.

Questo permette al progetto, almeno secondo quanto dichiarato dall’azienda, di funzionare senza dover bruciare carburante per la produzione energetica. La collocazione geografica diventa però fondamentale. Il principio è particolarmente adatto alle zone nelle quali esiste una differenza sufficientemente marcata e stabile tra la temperatura dell’acqua superficiale e quella profonda.

Ed è qui che emerge una delle caratteristiche più particolari del progetto: invece di costruire l’impianto sulla costa e realizzare tutte le relative infrastrutture a terra, parte del sistema viene spostata direttamente in mare.

40 MW arrivano sulla terraferma

La configurazione VITAL Kraaken viene indicata con una capacità complessiva di 100 MW, ma non tutta l’elettricità prodotta sarebbe inviata alla rete. Secondo il progetto, 40 MW arriverebbero a terra. Una quantità che, nelle stime presentate, sarebbe sufficiente a soddisfare il fabbisogno di circa 32.000 abitazioni.

Gli altri 60 MW rimarrebbero invece sulla piattaforma e avrebbero una destinazione decisamente moderna: alimentare server e sistemi dedicati all’intelligenza artificiale e all’elaborazione dei dati. Kraaken diventerebbe quindi contemporaneamente una centrale energetica e un data center galleggiante. Una soluzione che permetterebbe di concentrare produzione e consumo di una parte dell’energia nello stesso luogo, senza dover trasferire a terra tutta la potenza generata.

Il progetto assume così una dimensione diversa rispetto a quella di una semplice centrale offshore. La piattaforma dovrebbe diventare una sorta di infrastruttura autonoma capace di offrire contemporaneamente diversi servizi.

Produce anche 30 milioni di litri d’acqua al giorno

L’elettricità è infatti soltanto una parte della proposta. Il secondo elemento centrale riguarda la disponibilità di acqua potabile. Attraverso un sistema di desalinizzazione sotto vuoto, Kraaken dovrebbe riuscire a produrre circa 30 milioni di litri di acqua dolce ogni giorno.

Secondo le stime indicate per il progetto, questa quantità sarebbe sufficiente per soddisfare le necessità di circa 150.000 persone. È facile capire perché una soluzione di questo tipo potrebbe risultare interessante soprattutto per isole, territori costieri con infrastrutture limitate o zone colpite da eventi naturali che hanno compromesso le reti esistenti.

Invece di dover costruire separatamente una centrale elettrica, un impianto di desalinizzazione e le relative infrastrutture, l’obiettivo sarebbe concentrare una parte significativa dei servizi su una piattaforma offshore.

Se arriva una tempesta può allontanarsi

C’è poi il problema delle condizioni meteorologiche. Una grande infrastruttura galleggiante posizionata vicino alla costa deve necessariamente fare i conti con tempeste e fenomeni estremi. Per questo Kraaken viene immaginata con collegamenti sganciabili rapidamente. In presenza di condizioni pericolose, la piattaforma potrebbe scollegarsi dalle infrastrutture costiere, spostarsi e successivamente tornare in posizione per riprendere le operazioni.

Anche la modularità rappresenta uno dei punti su cui punta il progetto. Diverse unità potrebbero lavorare contemporaneamente. Cinque piattaforme Kraaken, sulla carta, potrebbero fornire complessivamente 200 MW alla rete, produrre circa 151 milioni di litri di acqua dolce al giorno e mettere a disposizione 300 MW per la capacità di calcolo installata a bordo.

Per ora resta un progetto ambizioso

I numeri sono impressionanti, ma vanno letti con una precisazione fondamentale: non stiamo parlando di una flotta di centrali galleggianti già operativa. Le capacità indicate descrivono ciò che Kraaken promette di poter ottenere nella configurazione prevista. La differenza tra un progetto sulla carta e un’infrastruttura capace di lavorare continuativamente in mare su larga scala resta quindi sostanziale.

Proprio per questo gli aspetti più interessanti saranno quelli legati alla realizzazione concreta, ai costi, all’efficienza effettivamente raggiungibile e alla capacità di operare con continuità.

L’idea alla base, però, è particolare: sfruttare direttamente l’oceano per trasformare una nave in una piattaforma capace di fornire energia, acqua e calcolo. Se le prestazioni annunciate dovessero trovare conferma nella realtà, Kraaken potrebbe rappresentare un modo completamente diverso di portare infrastrutture essenziali nelle aree costiere che ne hanno maggiore bisogno.


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Giorgio Colari

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