Riceviamo e pubblichiamo.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) torna a rivolgersi al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, per sollecitare un intervento legislativo che elevi da tre a sei i giorni mensili di permesso retribuito previsti dalla legge 104/1992 per i docenti di ruolo fuori sede che assistono familiari con disabilità grave. La proposta, già avanzata dal Coordinamento, nasce dall’esigenza di correggere una disciplina uniforme che, non considerando adeguatamente la distanza geografica e le difficoltà di ricongiungimento, produce conseguenze profondamente differenti sulle concrete possibilità di assistenza.
L’attuale previsione di tre giorni mensili risulta spesso insufficiente quando il docente presta servizio a centinaia di chilometri dal familiare da assistere. Una parte significativa del tempo disponibile viene infatti assorbita dai trasferimenti, dalle coincidenze ferroviarie e aeree e dalle difficoltà dei collegamenti territoriali, riducendo le ore effettivamente destinate all’assistenza. Si determina così una contraddizione evidente: una tutela riconosciuta dalla legge perde parte della propria efficacia proprio nelle situazioni caratterizzate dai maggiori ostacoli logistici.
Il CNDDU ritiene che tale condizione evidenzi una criticità nell’organizzazione del personale scolastico. Le limitazioni della mobilità territoriale e l’impossibilità di ottenere l’assegnazione provvisoria possono mantenere il docente in una sede difficilmente conciliabile con le responsabilità assistenziali, trasferendo sul lavoratore il peso economico e organizzativo di una distanza che il sistema non riesce a superare. Non è ragionevole che una problematica connessa anche alla gestione del personale continui a essere affrontata prevalentemente attraverso sacrifici individuali, senza prevedere adeguati strumenti compensativi.
L’estensione a sei giorni mensili dovrebbe essere disciplinata come misura specifica per i docenti di ruolo che documentino una distanza significativa tra sede di servizio e domicilio del familiare assistito, la sussistenza dei requisiti per la fruizione dei permessi e il mancato ricongiungimento territoriale. I criteri di accesso dovrebbero considerare non soltanto i chilometri, ma anche i tempi effettivi di percorrenza e l’accessibilità dei collegamenti, attraverso parametri verificabili che consentano di riservare il beneficio alle situazioni di maggiore difficoltà.
Sul piano finanziario, il CNDDU ritiene necessario superare valutazioni generiche sull’onerosità dell’intervento. L’ampliamento dei permessi non comporterebbe, di per sé, un incremento dello stipendio ordinario dei docenti beneficiari, mentre potrebbero determinarsi costi aggiuntivi legati alle effettive esigenze di sostituzione. La loro entità dipenderebbe dal numero degli aventi diritto, dalle giornate utilizzate e dalle modalità organizzative adottate dalle scuole. Prima di esprimere giudizi sulla sostenibilità economica della proposta, occorre quindi disporre di dati attendibili e di una relazione tecnica.
Il CNDDU chiede al Ministero dell’Istruzione e del Merito, d’intesa con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, di quantificare il personale potenzialmente interessato e individuare una copertura finanziaria specifica, attraverso risorse aggiuntive che non compromettano gli stanziamenti ordinari delle istituzioni scolastiche. L’assenza di una rilevazione ufficiale non può continuare a giustificare il rinvio di qualsiasi decisione: acquisire i dati necessari e valutare le soluzioni praticabili rientra nelle responsabilità dell’amministrazione.
L’incremento dei permessi non dovrà tuttavia sostituire gli strumenti di mobilità territoriale. Il ricongiungimento deve rimanere l’obiettivo prioritario per i docenti che ne possiedono i requisiti, compatibilmente con la disponibilità dei posti e le esigenze organizzative del sistema scolastico. I sei giorni mensili rappresenterebbero pertanto una misura compensativa per le situazioni nelle quali tale possibilità non risulti concretamente realizzabile, evitando che una soluzione emergenziale diventi un’alternativa permanente alla revisione delle criticità esistenti.
Il CNDDU ritiene che il ministro Giuseppe Valditara debba assumere un’iniziativa politica e istituzionale finalizzata alla predisposizione di una proposta legislativa sostenibile, accompagnata da una quantificazione degli oneri e da tempi definiti di attuazione. Dopo le precedenti sollecitazioni del Coordinamento, non appare più sufficiente richiamare genericamente la complessità della mobilità scolastica o le esigenze di contenimento della spesa senza procedere a una valutazione concreta delle possibili soluzioni.
Il CNDDU rivolge pertanto al ministro Valditara una richiesta precisa: chiarire se intenda promuovere l’estensione dei permessi attraverso un intervento normativo verificabile oppure mantenere irrisolta una criticità che continua a incidere sulla vita professionale e familiare dei docenti interessati. Applicare indistintamente la medesima disciplina a chi può raggiungere quotidianamente il familiare assistito e a chi deve affrontare centinaia di chilometri significa ignorare una differenza sostanziale nelle condizioni di assistenza. Il problema è noto, gli strumenti per valutarlo esistono e la sua soluzione richiede ormai una scelta politica esplicita, non ulteriori dichiarazioni di attenzione.
prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU
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