L’estensione fino a 100.000 euro della flat tax per le partite IVA, prevista dalla Manovra 2027, si scontra con le raccomandazioni UE di stringere le maglie del regime forfettario. Il Deputato di FdI, Marco Osnato, difende la scelta politica del Governo, evidenziando il canale di confronto aperto per estentendere la soglia di esenzione IVA anche sopra gli 85.000 euro
L’estensione della flat tax per le partite IVA fino a 100.000 euro di ricavi e compensi rappresenta una delle misure cardine, ma anche più discusse, del pacchetto fiscale della Manovra 2027.
A far discutere tecnici e addetti ai lavori è la previsione di un regime “spezzatino”, con gli obblighi IVA che si applicheranno senza deroghe superati gli 85.000 euro di ricavi e compensi.
In aggiunta, il dibattito si concentra sulla disparità di trattamento in materia di tassazione rispetto ai lavoratori dipendenti, ma ancor di più la questione è destinata a restare al centro del confronto anche con l’Europa.
Da tempo Bruxelles chiede all’Italia di ridimensionare (se non proprio abolire) il regime forfettario, anche per evitare di incentivare il nanismo imprenditoriale e fenomeni di evasione ed elusione.
La discussione è destinata inevitabilmente a riaccendersi quando arriveranno le valutazioni della Commissione sulle misure contenute nella Manovra 2027.
Il Deputato Marco Osnato di Fratelli d’Italia difende però la scelta politica del Governo e ai microfoni di Informazione Fiscale conferma il canale di confronto già aperto per provare ad estendere la soglia della franchigia IVA oltre gli 85.000 euro.
Flat tax a 100.000 euro dal 2027, per i forfettari una “razionalizzazione” a regime
Se i provvedimenti a favore dei lavoratori dipendenti – come il taglio IRPEF per i redditi fino a 55.000 euro – restano per il momento a carattere annuale e sperimentale, l’estensione della flat tax fino a 100.000 euro per i titolari di partita IVA è una misura strutturale.
Osnato rivendica con nettezza questa differenziazione, evidenziando che non si tratta di una disparità ingiustificata di trattamento tra autonomi e dipendenti, bensì del consolidamento di uno strumento già collaudato negli anni.
Più che una misura di mera agevolazione, l’innalzamento del tetto a 100.000 euro viene definito una “razionalizzazione” del comparto del lavoro autonomo, resa possibile dall’attuale quadro normativo e dalla progressiva verifica degli effetti del regime forfettario nel tempo.
Regime forfettario, dalla richiesta UE di abolizione all’estensione. In caso di critiche “Ce ne faremo una ragione”
Sull’estensione delle maglie del regime forfettario, uno dei nodi più spinosi che l’Italia si troverà ad affrontare nelle prossime settimane riguarda il confronto con l’Unione Europea, storicamente contraria a una dilatazione delle flat tax per i rischi di frammentazione fiscale e potenziale evasione.
Nel Country Report 2026 sull’Italia, pubblicato il 3 giugno dalla Commissione europea, vengono evidenziati gli effetti distorsivi del regime forfettario e Bruxelles ritiene che la flat tax scoraggi la crescita delle attività e alimenti comportamenti scorretti con l’obiettivo di non perdere le agevolazioni.
Le raccomandazioni UE all’Italia evidenziano l’impatto del forfettario sul fronte della produttività, in un contesto in cui predominano micro e piccole imprese, spesso a conduzione familiare.
Le osservazioni che arrivano dall’Europa possono essere collegate, ad esempio, ai limiti relativi all’assunzione di dipendenti e collaboratori. L’accesso alla tassazione agevolata è subordinato al sostenimento di spese per il personale fino a 20.000 euro lordi, soglia che evidentemente non consente di strutturarsi.
Il freno alla crescita è anche conseguenza del brusco salto di tassazione al superamento della soglia di permanenza, che spinge a “bloccare” l’aumento di fatturato.
Secondo le raccomandazioni dell’UE, all’Italia servirebbe invece promuovere l’espansione delle startup e favorire l’aggregazione, eliminando gli ostacoli normativi e fiscali.
Ed è per questo che l’Europa si spinge fino alla richiesta di abolizione del regime forfettario, per creare un sistema fiscale più stabile e proiettato alla crescita.
L’estensione fino a 100.000 euro va quindi in netto contrasto rispetto alle sollecitazioni comunitarie e, di fronte e queste perplessità, la replica di Osnato ai microfoni di Informazione Fiscale è perentoria: il Governo ha operato nel pieno delle proprie prerogative legislative, formulando scelte politiche mirate a sostenere il tessuto produttivo.
Per quanto riguarda le raccomandazioni UE, pur mantenendo un confronto costante con la Commissione Europea, i suggerimenti non possono paralizzare le scelte programmatiche dell’esecutivo.
Sui possibili rilievi di Bruxelles, Osnato taglia corto affermando che, se le indicazioni europee divergeranno dalla linea italiana, “ce ne faremo una ragione”.
Forfettario con IVA sopra gli 85.000 euro, aperto il dialogo per innalzare la franchigia
Dal punto di vista tecnico e operativo, resta aperta la questione dell’allineamento della soglia IVA ai 100.000 euro, ipotesi richiamata anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Sul punto, Osnato precisa che il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sia sul livello politico sia su quello tecnico, mantiene canali aperti e costanti con i referenti europei.
L’obiettivo è verificare la percorribilità formale di un incremento della franchigia, un passaggio che consentirebbe al forfettario a 100.000 euro di operare con pienezza senza generare adempimenti IVA intermedi.
La linea di Fratelli d’Italia sul forfettario si sintetizza dunque nella difesa di un regime considerato maturo, ponendosi in aperto contrasto con l’impostazione restrittiva richiesta dalle istituzioni comunitarie, con le quali il canale del confronto resta in ogni caso fondamentale.
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