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ROCCA DI PAPA (attualità) – L’Area Urbanistica e Patrimonio prende atto della mancata demolizione di tre edifici non conformi e avvia le procedure per l’acquisizione gratuita delle aree.

Tre nuove determinazioni dell’Area Urbanistica e Patrimonio del Comune di Rocca di Papa riaccendono l’attenzione sul contrasto all’abusivismo edilizio sul territorio comunale. Con gli atti numero 537, 539 e 540, tutti datati 5 novembre 2026 l’Amministrazione ha preso formalmente atto dell’inottemperanza a precedenti ordinanze di demolizione, avviando il procedimento per l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale degli immobili abusivi e delle relative aree di sedime.

I tre provvedimenti si fondano sull’articolo 31 del D.P.R. 380/2001, il Testo unico dell’edilizia, e sull’articolo 15 della Legge Regionale del Lazio n. 15/2008. Le disposizioni prevedono che, qualora il responsabile dell’abuso non provveda alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi entro il termine previsto di 90 giorni, l’immobile abusivo e la relativa area di sedime siano acquisiti gratuitamente di diritto al patrimonio del Comune, nel rispetto dei limiti stabiliti dalla normativa. A ciascuna delle tre posizioni è stata inoltre applicata una sanzione amministrativa pecuniaria di 20.000 euro, per un importo complessivo di 60.000 euro.

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La determinazione n. 539 riguarda un capannone realizzato abusivamente in via delle Calcare. La vicenda risale all’ordinanza di demolizione del 15 maggio 2006, con la quale era stata intimata la rimozione di un manufatto. La struttura, realizzata in ferro con 14 pilastri e copertura a due falde in pannelli di lamiera coibentata, era dotata di fondazioni in cemento armato. Un sopralluogo della Polizia Locale del 7 settembre 2006 aveva già accertato la mancata ottemperanza all’ordinanza di demolizione. A distanza di vent’anni, il Comune ha ora formalizzato la presa d’atto dell’inottemperanza e disposto di procedere all’acquisizione gratuita dell’immobile e dell’area di sedime, quantificata nell’atto in 1.234 metri quadrati. Anche in questo caso è stata applicata la sanzione pecuniaria di 20.000 euro.

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La determinazione n. 537 riguarda invece un immobile interessato da una serie di interventi edilizi eseguiti in difformità rispetto al Permesso di Costruire in Sanatoria del 27 luglio 2004. L’ordinanza di demolizione, emessa il 27 ottobre 2005, contestava quattro tipologie di opere: la realizzazione di un manufatto su due piani in blocchetti di cemento, allo stato rustico e con copertura a tegole; l’ampliamento del piano interrato in adiacenza al fabbricato esistente; la costruzione di un pergolato in ferro a ridosso del muro del campo sportivo comunale e la realizzazione di cinque aperture con relative serrande in ferro al piano seminterrato. La mancata ottemperanza è stata accertata dalla Polizia Locale con un sopralluogo del 4 febbraio 2016. Nella ricostruzione amministrativa vengono richiamati anche una sentenza del Tribunale di Velletri del 14 febbraio 2007, relativa alla demolizione delle opere abusive, e un decreto del TAR Lazio che ha dichiarato perento il ricorso presentato contro il provvedimento di demolizione. Con la nuova determinazione, il Comune dispone l’immissione in possesso dei manufatti e l’acquisizione gratuita dell’immobile e dell’area di sedime al proprio patrimonio. La superficie da acquisire dovrà essere determinata nel rispetto del limite previsto dalla legge, che stabilisce un’estensione massima pari a dieci volte la superficie utile abusivamente realizzata. Anche per questa posizione la sanzione amministrativa è stata fissata in 20.000 euro.

Colline (2)

Il terzo provvedimento, la determinazione n. 540, interessa un immobile situato in via Vicinale dei Colli. La vicenda riguarda ampliamenti edilizi realizzati al piano terra e al primo piano di un edificio esistente. In particolare, al piano terra era stato realizzato un locale seminterrato in cemento armato, con fondazioni e solaio; al piano primo era stato costruito un portico con pilastri in cemento armato e copertura in legno, oltre a un parapetto in muratura lungo il perimetro del fabbricato. L’ordinanza di demolizione richiamata nella parte dispositiva è dell’11 luglio 2006, mentre il verbale di accertamento dell’inottemperanza risale al 25 marzo 2016. L’atto ricostruisce anche la posizione dei soggetti coinvolti: l’esecutore dei lavori risulta deceduto, mentre la proprietà del terreno è attualmente attribuita a due soggetti. L’immobile risulta inoltre occupato da due persone residenti allo stesso indirizzo. Viene richiamata anche una sentenza penale del 17 febbraio 2010, divenuta irrevocabile il 29 marzo dello stesso anno, con la quale era stata ordinata la demolizione degli ampliamenti abusivi. Il Comune dichiara inoltre che, per l’immobile in questione, non risultano domande di condono ancora aperte. La determinazione dispone l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale dell’immobile abusivo e delle relative aree di sedime, con applicazione anche in questo caso della sanzione amministrativa di 20.000 euro.

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Un elemento comune ai tre provvedimenti è la presenza di vincoli urbanistici e territoriali sulle aree interessate dagli abusi. Nei primi due casi, relativi a via delle Calcare e all’area adiacente al campo sportivo comunale, vengono indicati il vincolo del Parco Regionale dei Castelli Romani, quello paesaggistico previsto dal D.Lgs. 42/2004 e il vincolo sismico. Per l’immobile di via Vicinale dei Colli vengono invece richiamati il vincolo sismico, quello paesaggistico e la tutela delle bellezze naturali prevista dal decreto ministeriale del 24 aprile 1954.

Per tutti e tre i provvedimenti è prevista la possibilità di presentare ricorso al TAR del Lazio entro 60 giorni dalla notifica oppure, in alternativa, ricorso straordinario al Presidente della Repubblica entro 120 giorni.


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