Il segreto dietro la favola: 20 cose da sapere (più 1) su Matteo Arnaldi



All’una di notte del 2 giugno 2026, sulla terra rossa del Roland Garros, Matteo Arnaldi era sotto di due break nel quarto set contro Frances Tiafoe. Stava perdendo. Stava cedendo fisicamente. Stava per uscire da un torneo in cui era entrato quasi in punta di piedi, reduce da mesi di infortuni e da una classifica scivolata oltre il centesimo posto. E invece no. Ha vinto nove dei successivi tredici game. Ha chiuso al quinto set. Quando gli hanno messo il microfono davanti, ha detto solo: «Non so come faccio a stare in piedi qui».

È questa la frase che racconta Arnaldi meglio di qualsiasi statistica. Non la tecnica, non la tattica. Il fatto che non si ferma. Che riesce a trovare qualcosa quando sembra non esserci più niente. Prima di seguire la sua corsa verso la semifinale, vale la pena capire da dove viene questo ragazzo. Perché le favole non nascono dal nulla.

È nato nella città del Festival

Matteo Arnaldi è nato il 22 febbraio 2001 a Sanremo. La stessa città di Fognini, la stessa Riviera Ligure, lo stesso mare. C’è qualcosa in quell’angolo d’Italia che produce tennisti con la testa dura e i piedi sulla terra. Forse è il vento. Forse è crescere sapendo che ogni anno il mondo ti guarda per cinque giorni, poi si gira dall’altra parte.

Ha cominciato con un nonno e un muro

Ha iniziato a giocare a tennis all’età di cinque anni, palleggiando insieme al nonno contro il muro del circolo sportivo. Nessuna accademia, nessun talent scout. Solo un bambino, un vecchio, e la pazienza di imparare il gesto corretto colpo dopo colpo. È un’immagine che vale più di mille slide tattiche.

Prima di scegliere la racchetta, ha provato tutto

Fino a 12 anni ha praticato anche sci, calcio, judo e soprattutto nuoto, prima di scegliere definitivamente il tennis. Non è un dettaglio biografico marginale. Quegli anni a nuotare, a sciare, a cadere sul tatami gli hanno costruito un fisico e una testa che il solo tennis non avrebbe mai dato. La resistenza che mostra in certi match da cinque set viene anche da lì.

Suo padre lavora in banca, sua madre nella sanità

La signora Silvia è una dipendente della ASL1 Imperiese; del signor Arnaldi si conosce la professione in banca nel ruolo di team manager. Una famiglia normale, nel senso più pieno del termine. Dopo la vittoria in Coppa Davis, papà Fabrizio ha detto in televisione che all’inizio dell’anno non si aspettavano nemmeno di vederlo giocare in una finale, e che dopo la vittoria hanno festeggiato a casa, in famiglia. Non a Malaga. A casa.

Ha una sorella minore di nome Sofia

Ha una sorella minore, Sofia. Di lei quasi nulla, come di tutta la famiglia — che ha scelto di restare nell’ombra con una coerenza che, nell’epoca dei genitori-influencer degli sportivi, è quasi una forma di eleganza.

Ha fatto il liceo scientifico sportivo

Nel 2020 ha conseguito il diploma di maturità presso il liceo scientifico a indirizzo sportivo “Colombo” di Arma di Taggia. Mentre altri a diciotto anni avevano già lasciato tutto per il circuito, lui ha finito la scuola. Piccola cosa, forse. Ma dice qualcosa su come è fatto.

È tornato al suo circolo per ricominciare

Dopo il centro federale di Tirrenia e la Milano Tennis Academy, a un certo punto ha fatto una scelta che in pochi avrebbero capito: tornare a Sanremo. Nel maggio 2021 è tornato ad allenarsi al Circolo Tennis Sanremo, iniziando una collaborazione con il coach Alessandro Petrone. Il cerchio si è chiuso dove tutto era cominciato. Qualche mese dopo, era già nell’orbita del circuito ATP.

È alto 185 centimetri e gioca con il rovescio bimane

È alto 1,85 metri, gioca con la mano destra e usa il rovescio bimane. Non è un servitore come Isner, non è un acrobata come Alcaraz. Il suo è un tennis di sostanza: solido, continuo, capace di logorarti senza che tu te ne accorga finché non è troppo tardi. Esattamente come ha fatto con Tiafoe.

È diventato professionista nel 2019

Ha scelto di diventare professionista nel 2019, a diciotto anni. Poi anni di Challenger, di sconfitte nei turni di qualificazione, di trasferte in posti di cui non sai neanche pronunciare il nome. Il percorso normale di chi non è nato con un hype intorno. Forse per questo sa resistere meglio degli altri quando le cose si mettono male.

Il primo titolo Challenger è arrivato a Francavilla al Mare

Il primo titolo Challenger è arrivato a Francavilla al Mare nel 2022. Una cittadina adriatica, non esattamente il palcoscenico dei sogni. Ma quella vittoria lo ha portato per la prima volta a Wimbledon — il suo primo Grande Slam. I percorsi veri sono fatti di tappe così: invisibili agli altri, decisive per te.

Il 2023 è stato l’anno in cui l’Italia l’ha scoperto

Nel 2023 è arrivata l’esplosione: gli ottavi agli US Open, la vittoria su Cameron Norrie, dieci giochi strappati al numero uno del mondo Carlos Alcaraz, e l’ingresso nella top 50. Il grande pubblico lo ha scoperto in quell’autunno. Chi lo seguiva da prima lo guardava e pensava: finalmente.

Ha vinto la Coppa Davis da protagonista

C’è un momento che chi c’era non dimentica. Malaga, novembre 2023, finale contro l’Australia. Arnaldi è sceso in campo per il primo singolare, ha affrontato Alexei Popyrin e lo ha battuto in tre set, spianando la strada al punto decisivo di Sinner e riportando la Coppa Davis in Italia dopo 47 anni. Poi ha dedicato la vittoria alla fidanzata, pensando al padre di lei, scomparso un mese prima. «Un mese fa è morta una persona molto importante per la mia ragazza, e anche per me. Questa vittoria è per lui». In quella frase c’era tutto Arnaldi.

Il suo miglior ranking è la posizione numero 30

Nell’agosto 2024, grazie alla semifinale di Montreal, è salito al 30° posto del ranking ATP — il suo best ranking in carriera. Era il punto più alto. E come succede spesso con i punti più alti, da lì la discesa è cominciata prima del previsto.

Nel 2024 ha fatto un’impresa silenziosa al Roland Garros

Al Roland Garros 2024 ha eliminato Andrey Rublev, allora numero 6 del mondo, con il punteggio di 7-6, 6-2, 6-4. Tredici ace, 47 vincenti, 19 errori non forzati. Una partita quasi perfetta, giocata in silenzio — nel senso che pochi ne hanno parlato abbastanza. Era il segnale che sulla terra rossa di Parigi poteva fare cose importanti. L’anno dopo avrebbe dimostrato di avere buona memoria.

Il 2025 è stato fermo per un infortunio al piede

Un infortunio al piede lo ha fatto scivolare oltre il 70° posto e ha condizionato l’intera stagione 2025. Non una crisi di gioco, non un problema mentale: un corpo che si è fermato. Ripartire da lì — con la classifica a pezzi, i punti da ricostruire da zero, il circuito che non aspetta — è stato probabilmente la cosa più difficile della sua carriera.

La rinascita è partita da un Challenger in Sardegna

La scintilla si è riaccesa con il titolo al Challenger di Sardegna, dove ha battuto in finale Hubert Hurkacz con un netto 6-4, 6-4. Battere un ex top 10 in finale, con quella scioltezza, dopo mesi di stop. Non è un caso: è una risposta.

Si è conosciuto con la sua fidanzata grazie a una pizza a Perugia

La relazione con Mia Savio nasce nel 2022 in modo del tutto casuale: lei si trovava in Italia per un corso di lingua, lui era impegnato in un Challenger a Perugia. Il primo appuntamento? Una cena a base di pizza. Mia è australiana con origini italiane, modella, spesso presente sugli spalti nei momenti importanti. Una storia normale, tenuta fuori dai riflettori con la stessa cura con cui la famiglia ha sempre protetto la propria privacy.

Per la prima volta tre italiani ai quarti dello stesso Slam

Al Roland Garros 2026, per la prima volta nella storia, tre giocatori italiani hanno raggiunto i quarti di finale nello stesso Slam: Cobolli, Berrettini e Arnaldi. Un dato storico che in un altro momento avrebbe fatto titolone. Quest’anno era quasi dato per scontato, ed è forse la misura più precisa di quanto il tennis italiano sia cambiato.

È Global Brand Ambassador di Golden Goose

È oggi Global Brand Ambassador di Golden Goose, marchio italiano di lifestyle e sneaker, con cui ha già partecipato a campagne fotografiche internazionali. Prima era testimonial di Le Coq Sportif. Il salto di livello anche fuori dal campo racconta dove si sta collocando, nell’immaginario e nel mercato. Sanremo che entra nel fashion internazionale, passando per una semifinale Slam.

È arrivato in semifinale partendo da oltre il centesimo posto

Quando il Roland Garros 2026 è cominciato, Arnaldi era fuori dalla top 100. Lo consideravano un giocatore in ricostruzione, non un candidato alla settimana finale. Con la semifinale raggiunta, risalirà fino alla 24esima posizione mondiale. Settanta posti in due settimane. Sulla terra dove un anno prima non riusciva a giocare per il dolore al piede.

+1. Lo chiamano “Arnaldo” e “The Wall”.

Nel circuito girano due soprannomi, e nessuno dei due è venuto da un ufficio marketing. Il primo è semplicemente Arnaldo — una storpiatura del cognome che è diventata un termine affettuoso, il modo in cui i tifosi sui social salutano ogni sua rimonta con una certa tenerezza esasperata, come si fa con qualcuno che ti fa soffrire ma non riesci a smettere di seguire. Il secondo è più serio: The Wall. Il Muro. Perché Arnaldi restituisce tutto, tiene in campo palle che sembrano finite, trasforma la pazienza in un’arma offensiva. Contro Tiafoe, quella notte di giugno, ha dimostrato che il muro non crolla — al massimo si incrina un po’, poi regge. E vince.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Mario Notaro

Source link

Di