A un anno dall’uscita da xAI, la startup di intelligenza artificiale fondata insieme a Elon Musk, Igor Babuschkin torna sulla scena tecnologica con un nuovo progetto e una tesi precisa: l’intelligenza artificiale non dovrebbe essere controllata da una singola grande azienda.
La nuova società si chiama River AI, ha sede a Palo Alto, in California, e può contare su un finanziamento da 1 miliardo di dollari. L’obiettivo è sviluppare tecnologie di intelligenza artificiale open source e un nuovo tipo di computer server destinato anche all’utilizzo domestico, attraverso il quale aziende e singoli utenti possano eseguire sistemi AI direttamente sul proprio hardware.
Il modello immaginato da Babuschkin punta quindi a ridurre la dipendenza dalle infrastrutture centralizzate dei principali fornitori di intelligenza artificiale.
“Ci auguriamo che in futuro l’AI venga addestrata per essere utile a te come individuo, anziché essere qualcosa di centralizzato e controllato da una grande corporation”, ha dichiarato Babuschkin.
Un’intelligenza artificiale che gira direttamente in casa
River AI vuole costruire un server sufficientemente semplice da consentire anche a utenti e imprese comuni di eseguire tecnologie open source sulla propria infrastruttura.
La conseguenza più rilevante riguarda la gestione dei dati. Invece di inviare informazioni personali verso server controllati da River AI o da altri operatori, gli utenti potrebbero mantenerle sui propri dispositivi.
Secondo Babuschkin, la quantità di informazioni personali che verrà condivisa con i sistemi di intelligenza artificiale sarà enorme. La sua visione è quella di un assistente digitale disponibile su più dispositivi e utilizzabile attraverso la voce, con un’esperienza che per alcuni aspetti richiama quella di Siri di Apple.
La differenza è nel livello di controllo. River AI vuole permettere agli utenti di “riaddestrare”, o comunque modificare, il comportamento della tecnologia in funzione delle proprie esigenze.
In prospettiva, Babuschkin immagina sistemi capaci di apprendere nuovi comportamenti durante l’utilizzo e di essere modificati attraverso pochi comandi vocali.
“Vogliamo un mondo democratizzato in cui chiunque possa controllare e modellare l’AI in base alle proprie necessità”, ha spiegato.
River AI sceglie l’open source
La strategia della startup ruota attorno all’open source. River AI intende rendere disponibili le proprie tecnologie affinché aziende, sviluppatori indipendenti e consumatori possano utilizzarle e modificarle liberamente.
La società conta al momento circa 20 dipendenti e, secondo quanto dichiarato, serviranno ancora alcuni mesi prima del rilascio delle prime tecnologie open source.
Il team comprende ricercatori con precedenti esperienze presso xAI, OpenAI e Tesla. Lo stesso Babuschkin, 35 anni, ha lavorato anche come ricercatore per OpenAI e Google.
L’iniziativa arriva in una fase in cui il tema dell’AI open source è tornato al centro del dibattito tecnologico. Due startup cinesi hanno recentemente pubblicato sistemi open source descritti come quasi allo stesso livello dei principali modelli statunitensi.
Negli Stati Uniti, invece, le società del settore sono state meno aggressive nel rilascio di tecnologie aperte. Una parte di executive, investitori ed esperti teme che questa impostazione possa rallentare lo sviluppo dell’ecosistema americano.
Nvidia e General Catalyst sostengono il progetto
Tra gli investitori di River AI figurano importanti società di venture capital e Nvidia, il gigante dei semiconduttori diventato uno degli attori centrali dell’infrastruttura necessaria per sviluppare e utilizzare sistemi di intelligenza artificiale.
General Catalyst guida il round di finanziamento.
“Igor è una delle pochissime persone che può farlo, e può farlo in modo competitivo rispetto all’ecosistema cinese delle aziende open source”, ha dichiarato Hemant Taneja, CEO della società di venture capital. “Speriamo che questa sia la risposta americana.”
La questione, per Taneja, riguarda la costruzione di una vera infrastruttura open source statunitense. “Cosa servirà perché l’ecosistema americano abbia un’infrastruttura open source?”, ha chiesto. “Non pensiamo che oggi qualcuno lo stia facendo bene.”

Il confronto con OpenAI e Anthropic
La posizione di River AI si inserisce nel confronto tra modelli aperti e sistemi proprietari. Negli ultimi anni aziende come OpenAI e Anthropic hanno investito miliardi di dollari nello sviluppo di alcuni dei sistemi AI più avanzati, mantenendo però un forte controllo sulle modalità con cui queste tecnologie operano e possono essere utilizzate.
Secondo i dirigenti delle società che adottano questo approccio, i rischi legati all’intelligenza artificiale richiedono forme di controllo stringenti.
I sostenitori dell’open source sollevano invece un problema differente: concentrare l’accesso ai sistemi più potenti nelle mani di poche aziende potrebbe attribuire loro un’influenza considerevole sul settore tecnologico e, potenzialmente, sull’economia globale.
Tra gli argomenti avanzati dai critici dei modelli chiusi c’è anche la cybersecurity. Limitare l’accesso alle tecnologie AI più avanzate, sostengono, potrebbe impedire alle imprese di disporre degli strumenti necessari per contrastare attacchi informatici sempre più sofisticati.
Meta e la stessa xAI hanno pubblicato tecnologie open source in passato, ma negli ultimi mesi, secondo la ricostruzione riportata dalla fonte, non avrebbero mantenuto il passo dei sistemi più avanzati, comprese alcune soluzioni sviluppate in Cina.
La scommessa di Babuschkin contro l’AI centralizzata
River AI nasce quindi con una filosofia diversa rispetto a quella delle grandi piattaforme proprietarie: hardware controllato dall’utente, modelli modificabili e dati che possono rimanere localmente sui dispositivi.
Per Babuschkin la posta in gioco supera la competizione tra startup. Riguarda chi potrà decidere le regole di utilizzo di una tecnologia destinata a entrare in una quantità crescente di attività personali e professionali.
“Il modo in cui le grandi aziende di AI come Anthropic e OpenAI stanno costruendo l’intelligenza artificiale potrebbe non essere quello del futuro”, ha affermato.
La conclusione del fondatore di River AI è ancora più netta: “Non vogliamo che queste aziende di AI governino il mondo e controllino questa tecnologia superpotente”.
La startup dovrà ora dimostrare che questa visione può tradursi in prodotti accessibili e competitivi. Con un miliardo di dollari già raccolto, un team proveniente da alcune delle principali società del settore e il sostegno di Nvidia e General Catalyst, River AI ha scelto di affrontare uno dei nodi centrali della prossima fase dell’intelligenza artificiale: stabilire se l’AI del futuro vivrà soprattutto nel cloud delle grandi corporation o direttamente nelle mani degli utenti.
Fonte: The New York Times
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Redazione Startup-news
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