“Da tempo si era costruito un cappio con una corda, e tutte le volte che mia figlia lo lasciava glielo mostrava manipolandola, dicendo che si sarebbe ucciso”. È il racconto di Marinella Forner, la madre di Tania Terrin, la 39enne uccisa a Camponogara, nel Veneziano, dall’ex compagno Dino Keber, che poi si è suicidato. Intervistata dal Corriere del Veneto, la donna ricostruisce una relazione segnata, secondo il suo racconto, da violenze e comportamenti ossessivi che sarebbero andati avanti per circa due anni. Una storia nella quale, racconta, Tania aveva più volte cercato di interrompere il rapporto, mentre Keber sarebbe tornato ripetutamente nella sua vita. “Venti giorni fa – ha raccontato la donna – Dino mi aveva chiesto di incontrarci. Forse dovevo parlargli, dovevo ascoltarlo. Mia figlia me lo ha proibito. Mi ha detto: “Mamma, non provare ad avvicinarti a lui””. Tania, spiega la madre, era rimasta legata a quell’uomo nonostante le difficoltà. I due avevano anche provato a convivere, ma la convivenza non aveva funzionato. Poi, secondo il racconto della donna, sarebbe arrivata la prima aggressione.
Le violenze, l’ammonimento e poi il femminicidio
“Lui le aveva tirato un pugno, graffiandola e facendole male a un timpano. Si separavano, ma Dino stava distante da lei un mese al massimo, poi tornava. Lei lo perdonava e riprendeva a tartassarla. Messaggi, telefonate, scene di gelosia, controllo del telefono, pedinamenti”. Una condotta che, nella ricostruzione della madre, aveva assunto progressivamente i contorni di una persecuzione. “Guarda che a me i talebani non piacciono”, gli ho detto una volta. E a Tania dicevo: guarda che prima o poi quello tira fuori un coltello”. Forner racconta di avere denunciato Keber più volte: “Sette o otto volte: tre io, tre lei dai carabinieri e due o tre anche suo padre“. Nei confronti dell’uomo era arrivato anche un ammonimento del questore.
La denuncia di Tania sarebbe arrivata dopo un episodio particolarmente grave, avvenuto ad aprile, a Pasqua. Keber l’avrebbe convinta a riprovare la relazione, ma quando Tania era andata a casa sua, secondo il racconto della madre, lui le avrebbe stretto le mani attorno al collo fino a farle perdere i sensi. È proprio su questo episodio che emergono ora nuovi interrogativi dagli atti dell’indagine della Procura di Venezia, secondo quanto riportato dal Gazzettino. Sarebbe stato lo stesso Keber a portare Tania al pronto soccorso dopo l’aggressione. Questa circostanza, secondo la ricostruzione riportata dal quotidiano, non sarebbe stata allegata alla successiva querela della donna. La Questura di Venezia avrebbe quindi emesso nei confronti dell’uomo la misura dell’ammonimento. La misura, inizialmente, sembrava avere avuto effetto: Keber si era calmato e i rapporti tra i due apparivano migliorati. A giugno Tania era stata chiamata a riferire alla magistratura sulla situazione e avrebbe parlato anche di una serata trascorsa con l’ex compagno in pizzeria.
Le indagini della procura
La relazione, secondo gli accertamenti della Procura, sarebbe durata circa due anni, caratterizzata da litigi continui. Alcuni testimoni, sempre secondo gli atti, non avrebbero riferito di violenze fisiche. Una ricostruzione che si confronta però con quella della madre di Tania, che ha raccontato sia il pugno all’orecchio sia l’episodio dello strangolamento. Tania, inoltre, non aveva mai ritirato la denuncia per stalking e la sua abitazione era sottoposta a controlli periodici da parte dei carabinieri. Keber, infine, risultava seguito dai servizi sanitari per un passato di dipendenze e per una forma di diabete.
Per Marinella Forner, dopo una denuncia, la protezione deve essere radicale. Il suo appello è rivolto soprattutto alle forze dell’ordine e alle donne che subiscono violenza: “Ai carabinieri chiedo di dire alle donne che denunciano le violenze che si facciano subito la valigia, che lascino tutto, la casa, il lavoro e che spariscano. Devono dire alle donne la verità“. E poi la conclusione, durissima: “Perché non esiste altro modo per proteggere una donna che sporge denuncia verso il compagno. Deve rinunciare a tutto, alla sua vita, alla famiglia. Deve abbandonare il proprio paese e far perdere le sue tracce. Diversamente, deve mettere in conto che potrebbe morire”.
Zaia: “Quanto avvenuto è un fallimento”
Le parole della madre arrivano mentre si apre il dibattito sulla capacità del sistema di proteggere le donne che denunciano. Luca Zaia, ex governatore del Veneto, definisce senza mezzi termini quanto accaduto un fallimento. “Quello che è accaduto a Camponogara è un fallimento. Dobbiamo avere il coraggio di dirlo con chiarezza. Tania Terrin aveva denunciato l’ex compagno, aveva già subito violenza e nei confronti dell’uomo era stato emesso un ammonimento del Questore. E oggi Tania non c’è più”. Secondo Zaia, di fronte a una tragedia simile non basta il cordoglio: “Dobbiamo chiederci che cosa non abbia funzionato e intervenire con ancora maggiore determinazione”.
Il presidente del Consiglio regionale insiste anche sulla necessità di lavorare sulla prevenzione, soprattutto tra i più giovani: “Sul contrasto alla violenza sulle donne dobbiamo continuare senza sosta il lavoro culturale, soprattutto con le nuove generazioni, educando al rispetto, alla libertà e al rifiuto di ogni forma di possesso e sopraffazione”. Ma, aggiunge, la prevenzione culturale non è sufficiente: “La cultura da sola non basta. Deve funzionare anche la repressione, e deve essere ancora più severa. Le norme devono essere ulteriormente inasprite e rese sempre più efficaci, tempestive e adeguate alla gravità del rischio”. E ancora: “Quando una donna denuncia violenze, minacce o persecuzioni, lo Stato deve poter mettere in campo tutti gli strumenti necessari per proteggerla concretamente. Non possiamo accettare che, nonostante segnali così gravi, si arrivi comunque a un femminicidio. Quando una donna viene uccisa dopo aver denunciato e dopo precedenti episodi di violenza, significa che il sistema va ulteriormente rafforzato”, afferma Zaia. “La risposta dello Stato deve essere ferma, rapida e senza esitazioni”.
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Redazione Cronaca
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