La Procura militare di Roma, guidata dal procuratore Marco De Paolis, ha avviato accertamenti preliminari sulla posizione di appartenenti alle Forze Armate che risulterebbero inseriti nella struttura organizzativa di Futuro Nazionale, il partito guidato dal generale Roberto Vannacci. L’iniziativa arriva dopo un esposto presentato dal Sindacato dei Militari e apre un nuovo fronte attorno alla formazione politica, già al centro nelle ultime settimane di un acceso confronto politico e mediatico.
L’obiettivo è verificare eventuali fatti di competenza della magistratura militare
La formulazione utilizzata dalla Procura è particolarmente prudente. In una nota viene spiegato che gli accertamenti sono stati avviati, “anche alla luce di notizie estratte da autorevoli organi di stampa estera”, per verificare l’eventuale esistenza di fatti rientranti nella stretta competenza della magistratura militare e riferibili a persone soggette alla sua giurisdizione. Non si tratta, dunque, dell’affermazione dell’esistenza di un reato, ma dell’avvio di verifiche preliminari destinate innanzitutto a chiarire ruoli, posizioni e condotte.
L’esposto riguarda militari in servizio nella struttura di Futuro Nazionale
Al centro della vicenda ci sarebbe soprattutto la presenza di militari ancora in servizio all’interno dell’organizzazione territoriale o politica di Futuro Nazionale. Secondo le ricostruzioni emerse, l’esposto depositato alla magistratura militare chiede di verificare quale sia stato concretamente il loro ruolo e se determinate attività possano entrare in conflitto con gli obblighi di neutralità connessi allo status militare.
Le verifiche riguarderebbero almeno due casi indicati nell’esposto: secondo quanto riportato da Repubblica, uno sarebbe un appartenente all’Aeronautica militare indicato come referente di un comitato di Villafranca di Verona, mentre un’altra posizione sarebbe collegata a un comitato romano. L’esposto chiederebbe inoltre di verificare l’eventuale presenza di altri appartenenti alle Forze Armate nella macchina organizzativa del partito.
Il nodo tra appartenenza politica e neutralità delle Forze Armate
La questione è delicata perché coinvolge contemporaneamente diritti politici individuali e principio di neutralità delle Forze Armate. Un militare, in quanto cittadino, non perde automaticamente i propri diritti politici, ma l’ordinamento introduce limiti specifici quando l’attività politica rischia di sovrapporsi alla funzione esercitata in uniforme.
L’articolo 98 della Costituzione stabilisce che i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione e prevede inoltre la possibilità di introdurre con legge limitazioni al diritto di iscrizione ai partiti politici, tra gli altri, per i militari di carriera in servizio attivo.
Il Codice dell’ordinamento militare limita alcune forme di attività politica
Il quadro è completato dall’articolo 1483 del Codice dell’ordinamento militare. La disposizione stabilisce, in determinate condizioni legate al servizio, il divieto per i militari di partecipare a riunioni e manifestazioni di partiti e organizzazioni politiche e di svolgere propaganda a favore o contro partiti, associazioni politiche o candidati.
La norma punta soprattutto a impedire che l’attività politica si confonda con l’esercizio delle funzioni militari e a preservare l’immagine di imparzialità delle Forze Armate. Non introduce però, in termini generali, un assoluto divieto di iscrizione dei militari a un partito politico.
La sentenza del Consiglio di Stato sulle cariche nei partiti
Un passaggio fondamentale è rappresentato dalla sentenza numero 5845 del 12 dicembre 2017 del Consiglio di Stato. I giudici amministrativi hanno riconosciuto il diritto dei militari a iscriversi a un partito politico, sottolineando che una limitazione di un diritto fondamentale deve avere una base normativa chiara e testuale.
Diversa, secondo il Consiglio di Stato, è però la situazione di un militare che assuma una vera e propria carica all’interno di un partito. In quel caso l’attività comporterebbe una manifestazione pubblica e attiva della linea politica della formazione di appartenenza, con il rischio di creare dubbi sull’imparzialità e sulla neutralità delle Forze Armate. La sentenza ha quindi ammesso l’iscrizione, ma escluso la possibilità di ricoprire incarichi interni di partito.
La difesa di Vannacci: “Nessuna fattispecie di reato”
È proprio sulla natura giuridica di questa distinzione che interviene Giorgio Carta, avvocato di Roberto Vannacci. Il legale sostiene che, sulla base degli aggiornamenti disponibili, gli accertamenti della Procura militare non riguarderebbero l’ipotesi della ricostituzione del disciolto partito fascista, inizialmente associata alla vicenda in alcune ricostruzioni, ma la presenza di militari in servizio che ricoprirebbero incarichi all’interno di Futuro Nazionale.
“Nei fatti descritti non è ravvisabile alcuna fattispecie di reato, né comune né militare. L’eventuale questione potrebbe, al più, essere posta sul piano disciplinare, ma non certamente su quello penale, in assenza di una specifica norma incriminatrice”, sostiene Carta.
Carta: “Nessuna legge vieta espressamente l’incarico in un partito”
Il difensore insiste in particolare sull’assenza, a suo giudizio, di una disposizione penale che punisca espressamente la condotta contestata. “Nessuna disposizione di legge vieta espressamente a un militare in servizio di assumere un incarico all’interno di un partito politico”, afferma l’avvocato.
Carta richiama proprio la sentenza numero 5845 del 2017, ricordando che il divieto relativo agli incarichi interni è stato ricavato dal Consiglio di Stato in sede interpretativa. Il penalista precisa di non condividere quell’impostazione e richiama precedenti decisioni dei tribunali amministrativi regionali dell’Umbria e del Piemonte, quest’ultima successivamente riformata proprio dal Consiglio di Stato.
La distinzione tra illecito disciplinare e responsabilità penale
Il punto centrale della strategia difensiva è quindi la distinzione tra una possibile violazione delle regole disciplinari e l’esistenza di un reato. Anche ipotizzando che un militare abbia assunto un incarico politico incompatibile con il principio di neutralità, sostiene Carta, ciò non sarebbe sufficiente per far scattare automaticamente una responsabilità penale.
Nel diritto penale opera infatti il principio di legalità: una condotta può essere punita come reato soltanto quando esiste una norma che la individua e la sanziona espressamente. Per questa ragione il difensore afferma di confidare in una rapida conclusione degli accertamenti con l’archiviazione.
Un altro esposto aveva sollevato il tema della legge Scelba
La vicenda della presenza di militari nei comitati di Futuro Nazionale deve essere distinta da un altro fronte aperto nei giorni precedenti. Il 28 agosto il Sindacato dei Militari aveva infatti reso noto un esposto-denuncia contro Futuro Nazionale, sostenendo che alcuni elementi programmatici della formazione dovessero essere valutati anche alla luce della legge Scelba e del divieto di riorganizzazione del disciolto partito fascista.
L’esposto rivolto alla magistratura militare sulla posizione degli appartenenti alle Forze Armate pone invece una questione differente: verificare se personale ancora soggetto agli obblighi derivanti dallo status militare abbia assunto ruoli politici incompatibili con quei doveri. Proprio questa distinzione è essenziale per comprendere la portata degli attuali accertamenti.
Il caso esplode mentre Vannacci è nel mirino del Financial Times
Il fascicolo si inserisce inoltre in giorni di forte esposizione internazionale per Roberto Vannacci. Il Financial Times ha dedicato al leader di Futuro Nazionale un articolo intitolato “Russia’s ‘Trojan horse’ in Italy tests Giorgia Meloni”, descrivendo la crescita della sua formazione e concentrandosi soprattutto sulle sue posizioni nei confronti della Russia, della guerra in Ucraina, delle sanzioni e dei rapporti tra Roma e Mosca.
Il quotidiano economico britannico presenta Vannacci come un elemento potenzialmente capace di intercettare una parte dell’elettorato italiano critico verso le sanzioni e verso il sostegno occidentale all’Ucraina. Si tratta tuttavia di una lettura politico-giornalistica e delle valutazioni attribuite dal quotidiano a osservatori e analisti, non della prova dell’esistenza di collegamenti illeciti o di ingerenze russe nella sua attività politica.
Vannacci replica con ironia: “Ho scoperto di essere un candidato della Manciuria”
La risposta di Vannacci all’articolo è stata durissima e ironica. “Egregio Signore, Le rispondo con mano tremante, avendo appena scoperto di essere un ‘candidato della Manciuria’ inviato dalla Federazione Russa per lamentarmi dei prezzi insostenibili della benzina nel mio Paese, l’Italia”, ha scritto il leader di Futuro Nazionale.
Una replica con cui Vannacci respinge la rappresentazione proposta dal quotidiano britannico e contesta l’idea secondo cui le proprie posizioni sui rapporti con Mosca possano essere ricondotte a una strategia di influenza russa.
Il leader di Futuro Nazionale attacca la stampa internazionale
Vannacci è tornato sulla vicenda anche successivamente con un nuovo intervento sui social. “Mamma li russi. Grandi titoloni sulle possibili e potenziali influenze russe sulle elezioni italiane ma, guarda caso, nessuno si preoccupa sulle attuali, e già presenti, influenze sulle elezioni italiane da parte del Financial Times e da parte di tantissime altre testate manovrate dalla finanza internazionale e dai poteri forti”, ha dichiarato.
Il leader di Futuro Nazionale ribalta quindi l’accusa, sostenendo che anche l’intervento dei grandi mezzi di informazione internazionali nel dibattito italiano rappresenti una forma di influenza politica. Nei giorni scorsi Vannacci aveva inoltre affermato che eventuali interferenze nelle dinamiche politiche di altri Paesi non sarebbero una prerogativa della Russia, ma una pratica utilizzata, secondo la sua lettura, da diverse potenze internazionali.
Futuro Nazionale cresce nei sondaggi e diventa un nuovo fattore politico
La vicenda assume un peso ancora maggiore alla luce della crescita elettorale attribuita a Futuro Nazionale. Il partito, nato nel febbraio 2026 dopo la separazione politica di Vannacci dalla Lega, secondo un sondaggio SWG riportato da Reuters il primo settembre sarebbe arrivato al 7,5% delle intenzioni di voto, superando il 7,1% attribuito a Forza Italia e diventando in quella rilevazione la quarta forza politica nazionale.
La crescita del movimento rende il rapporto tra Vannacci e il centrodestra uno degli elementi più delicati in vista delle prossime scadenze politiche. Lo stesso leader di Futuro Nazionale ha definito il proprio partito un interlocutore naturale dell’area di centrodestra, pur ribadendo l’intenzione di non rinunciare ai propri principi programmatici.
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