Il consigliere Zona attacca CoratoLive, la replica del direttore Fabio Ferrante


Dopo il mio editoriale di oggi, il consigliere comunale Pietro Zona ha diffuso una nota in cui ha chiamato in causa CoratoLive, i rapporti economici con il Comune, mia sorella e persino la Magistratura, mettendo insieme questioni molto diverse tra loro. Questa è la mia risposta. È lunga, più di quanto avrei voluto, ma proprio per questo chiedo ai lettori di arrivare fino in fondo: quando si mettono in discussione l’indipendenza di una testata e la dignità professionale di chi ci lavora, fermarsi a una frase o a un titolo non basta.

La nota del consigliere Pietro Zona

«L’articolo a firma di Fabio Ferrante pubblicato su CoratoLive merita una risposta diretta, senza giri di parole.

CoratoLive è una testata che ha ricevuto soldi pubblici del Comune di Corato certamente quelli consequenziali alla Determinazione n. 301 del 16 dicembre 2021 del Settore I – Affari Generali, atto che presenta vizi procedurali seri e incontestabili che saranno oggetto di altra nota approfondita.

È la Giunta — un organo politico — ad aver sostanzialmente scelto i destinatari degli affidamenti, scavalcando le regole che assegnano queste decisioni ai Dirigenti. È lo stesso Dirigente dell’epoca – Dott. Giambattista Rubino – firmatario della Determinazione ad averlo messo per iscritto. Ora verificherò se per gli anni successivi, ma credo proprio di si, la testata CoratoLive abbia continuato e continui ad avere finanziamenti comunali.

Nel caso della Determinazione n. 301 del 16 dicembre 2021 del Settore I – Affari Generali: la politica ha deciso chi pagare, il Dirigente ha firmato. E tra i beneficiari c’è la testata che oggi mi attacca. Questo non è un dettaglio, ritengo sia il cuore della questione.

Non posso tacere, altresì, sulla ulteriore circostanza che il Ferrante sia fratello di una delle componenti dello staff del Sindaco De Benedittis nei primi cinque del suo precedente mandato.

In relazione alla mozione affidamenti ed alla mozione TARI ripropongo quello che è stato un mio post pubblicato su facebook, forse il post è il vero motivo di un attacco personale fuori luogo e di un resoconto completamente lontano dalla realtà ma viene da chiedersi: trattasi del frutto dell’esigenza di dare segnali alla Maggioranza, la stessa del 2021?

A questo punto a maggior ragione sento la necessità di replicare con quel post a cui ho fatto riferimento.

“Dopo aver ripensato al Consiglio Comunale di ieri ed alle sorti delle due mozioni mi è venuto in mente che un giorno in Pretura avevo sentito discutere due abili avvocati ed uno di loro replicando all’altro diceva al Collega che stava utilizzando un vecchio sofisma classico chiamato ignoratio elenchi: ossia le argomentazioni utilizzate erano fuori tema. Il Sindaco e la maggioranza ieri hanno replicato sul punto andando fuori tema. Quello che la minoranza aveva chiesto era semplicemente un regolamento che meglio tutelasse la trasparenza degli atti, la concorrenza nonché il principio di rotazione.

Il Sindaco ed il Consigliere Colonna andando fuori tema hanno parlato del principio del risultato e del fatto che gli affidamenti diretti fino a € 140.000,00 ed € 150.000,00 sono provvedimenti del Governo di Centro destra.

Chi hai mai messo in discussione il principio del risultato? Chi ha mai voluto dire che le norme vanno riscritte? Si cercava attraverso un regolamento consentito dalla norma statale un migliore funzionamento della macchina amministrativa nell’interesse di tutti anche perché i rilievi ANAC sono noti e più volte posti all’attenzione delle Pubbliche Amministrazioni.

Ma la maggioranza ha ritenuto che si voleva ingabbiarla e addirittura per superare le evidenti difficoltà derivanti dalla mozione ha fatto ricorso alla Storia francese ed al principio di non colpevolezza.

La minoranza deve esercitare la sua funzione di controllo e la stessa non deve infastidire l’Amministrazione, cosa che invece a Corato sembra che accada. Verrebbe, ma parlo in modo ipotetico, di pensare excusatio non petita accusatio manifesta.

L’altra mozione quella sulla TARI era talmente scritta bene che l’Assessore Sciscioli, apprezziamo il suo coraggio, ha ammesso la fondatezza dei rilievi, ma poi la Maggioranza ha temuto per l’adozione di un eventuale provvedimento ispirato a novità, ammettendo di non aver avuto tempo per adottare provvedimenti che non colpissero il ceto imprenditoriale, del commercio e professionale. Il resto è diciamo dinamica consueta di un Consiglio Comunale”.

Pretendere che io taccia sulla mia attività di Consigliere, o descrivere la mia attività di verifica come una “ritirata” o un ripensamento, è un’operazione che ha un nome preciso: tentativo di delegittimare il controllo democratico sull’uso del denaro pubblico.

Non ci si riuscirà. Io continuerò a lavorare sulle carte ed ai posteri l’ardua sentenza ossia alla Magistratura Competente ove adita».

La risposta del direttore responsabile Fabio Ferrante

«Mi tocca fare una delle cose che detesto di più da quando scrivo: spiegare quello che ho scritto. È un po’ come raccontare una barzelletta e, dopo il silenzio, indicare il punto in cui bisognava ridere.

Ma la replica del consigliere Pietro Zona mette insieme questioni diverse e, visto che alcune riguardano direttamente me e CoratoLive.it, una risposta è doverosa.

Comincerei dai soldi, che hanno un vantaggio rispetto alle intenzioni: si possono contare.

Zona scrive che CoratoLive è «una testata che ha ricevuto soldi pubblici del Comune di Corato», richiamando la determinazione n. 301 del 16 dicembre 2021. È vero. Ma vale la pena dire anche per cosa quei soldi furono pagati.

Nell’agosto del 2021 il Comune avviò una procedura attraverso un avviso pubblico, pubblicato per dieci giorni sul sito istituzionale, rivolto a una «ampia platea di soggetti/operatori/testate giornalistiche locali» per servizi di informazione e comunicazione. Le proposte arrivarono entro il termine previsto da diverse realtà del territorio. Tra queste c’eravamo anche noi.

All’epoca la nostra società editava sia CoratoLive sia Lo Stradone, storico mensile cittadino. La determina prevede 6.000 euro più IVA per CoratoLive e 3.000 euro più IVA per Lo Stradone. Nello stesso prospetto figurano Telesveva, Video Italia, CoratoViva e Amica9, per un importo complessivo di 32.210 euro più IVA.

Anche i servizi sono indicati con precisione: sei doppie pagine su Lo Stradone e, per CoratoLive, un pacchetto di superbanner, cornici pubblicitarie, overlay e publiredazionali. Se per «testata finanziata dal Comune» si intende dire che il Comune ha pagato una fattura per servizi acquistati, allora sì. Se invece quella formula vuole suggerire che il Comune abbia finanziato CoratoLive in cambio di benevolenza editoriale o addirittura per farne il portavoce dell’amministrazione, siamo insieme alle altre testate i portavoce peggio pagati nella storia del giornalismo.

Quanto ai «vizi procedurali seri e incontestabili» di quella determina: li aspettiamo. Se la determina è viziata, lo scriveremo noi. In apertura. Anche se ci abbiamo guadagnato la stratosferica cifra di 9.000 euro in un anno.

Poi arriva mia sorella. La amo, la stimo e sono orgoglioso di lei. Ha lavorato nello staff del sindaco De Benedittis durante il precedente mandato. È un fatto noto, non una scoperta ottenuta rovistando in qualche archivio segreto. Da qui a sostenere, o anche soltanto a suggerire, che due fratelli adulti non possano avere autonomia professionale, politica e intellettuale corre una distanza che preferisco lasciare alla valutazione dei lettori. In famiglia, peraltro, riusciamo persino a non essere d’accordo su molte cose senza chiedere una commissione d’inchiesta.

Su una cosa, invece, non accetto ambiguità: sui giornalisti che lavorano ogni giorno in questa redazione. Li vedo inseguire una notizia quando sarebbe più comodo lasciarla perdere, verificare una frase una volta in più prima di pubblicarla, mettere il proprio nome sotto articoli che inevitabilmente scontenteranno qualcuno. Li vedo rispondere ai lettori, alle telefonate, alle contestazioni, alle pressioni che fanno parte di questo mestiere. Sono giornalisti iscritti all’Ordine, assunti con contratto giornalistico a tempo indeterminato, ma soprattutto sono professionisti che si sono guadagnati sul campo il diritto di non essere descritti come strumenti nelle mani di qualcuno.

Nessuno di loro è mai stato obbligato a tacere una notizia, ad addolcirne una per compiacere un amministratore, a risparmiare qualcuno o a colpire qualcun altro. E se oggi CoratoLive è quello che è, lo deve soprattutto a loro: alle mattine cominciate troppo presto, alle sere finite troppo tardi, alle telefonate fatte quando sarebbe stato più semplice non farle, agli articoli pubblicati sapendo che qualcuno si sarebbe arrabbiato.

In una città in cui tutti hanno un amico, un parente, un cliente, un avversario o qualcuno da non disturbare, fare bene questo mestiere significa anche accettare di disturbare. Loro lo fanno ogni giorno.

Per questo non permetterò a nessuno di considerarli portavoce di chichessia. Non hanno bisogno che li difenda io. Li difende ogni giorno il modo in cui fanno questo mestiere.

Zona sostiene inoltre che nessuno volesse mettere in discussione la legge sugli affidamenti diretti, nessuno volesse contestare il principio del risultato e che la richiesta fosse semplicemente quella di introdurre un regolamento capace di rafforzare trasparenza, concorrenza e rotazione.

Benissimo. È esattamente da qui che nasceva il mio editoriale.

Il punto non era stabilire se l’opposizione avesse il diritto di presentare quella mozione. Naturalmente lo aveva. Il punto era chiedersi se il modo in cui il tema era stato costruito politicamente prima e durante il Consiglio fosse stato efficace. Io ho ritenuto di no. Ho visto una grande aspettativa, toni molto alti e, al momento del confronto, una progressiva delimitazione dell’accusa iniziale. L’ho chiamata ritirata. Zona la chiama coerenza. Possiamo sopravvivere entrambi a questa divergenza lessicale.

Quello che invece continuo a trovare sorprendente è che, per contestare un editoriale nel quale denunciavo un problema di strategia politica, si sia scelta come strategia quella di mettere sul tavolo il Comune che avrebbe finanziato il giornale, mia sorella che lavorava con il sindaco e perfino la Magistratura «ove adita».

Forse mi sbaglio anche stavolta.

Ma se l’obiettivo era convincermi che il problema di strategia non esiste, temo che la replica abbia finito soprattutto per regalarmi un altro argomento per confermare la mia tesi».


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