#Finsubito news – ColtivaItalia, 150 milioni per giovani e donne: come funzionerà Più Impresa


Centocinquanta milioni di euro per aiutare giovani e donne a entrare, crescere o investire nell’agricoltura. A questi si aggiunge un secondo strumento: 8.417 ettari del patrimonio Ismea da mettere a disposizione dei giovani attraverso un comodato gratuito della durata di dieci anni.

ColtivaItalia prova così ad affrontare insieme due dei principali ostacoli all’ingresso in agricoltura: trovare il capitale necessario per investire e trovare la terra sulla quale costruire l’impresa.

Ma per chi sta già pensando a un progetto aziendale serve una distinzione fondamentale.

Le risorse sono previste dal disegno di legge, ma non sono ancora automaticamente richiedibili.

Il provvedimento deve completare il proprio percorso legislativo e successivamente dovranno essere definite le modalità applicative.

Tra sapere che esistono 150 milioni e poterli inserire concretamente nel piano finanziario dell’azienda c’è quindi ancora un percorso da completare.

I 150 milioni saranno distribuiti su tre anni

Il rifinanziamento destinato all’imprenditoria agricola giovanile e femminile vale complessivamente 150 milioni di euro.

La spesa prevista è distribuita nel triennio 2027-2029, con 50 milioni per ciascun anno.

La ripartizione delle risorse stabilisce inoltre che il 65% sia destinato ai mutui agevolati e il restante 35% ai contributi a fondo perduto.

Tradotto sui 150 milioni complessivi, significa una programmazione di 97,5 milioni destinati ai mutui e 52,5 milioni ai contributi.

Questa suddivisione riguarda però il fondo nel suo complesso.

Non significa che ogni progetto riceverà automaticamente il 65% attraverso mutuo e il 35% attraverso contributo.

Mutuo e fondo perduto fanno due lavori diversi

La distinzione è economicamente importante.

Il contributo a fondo perduto riduce la parte dell’investimento che resta definitivamente a carico dell’impresa.

Il mutuo agevolato consente invece di finanziare una parte della spesa a condizioni favorevoli, ma il capitale deve comunque essere restituito.

Per questo un progetto non diventa automaticamente sostenibile perché ottiene un’agevolazione.

Una stalla, un impianto, una macchina o un intervento di modernizzazione devono continuare a produrre ricavi sufficienti a sostenere il funzionamento dell’azienda e, quando previsto, il rimborso del finanziamento.

Più Impresa esiste già

Il significato dei nuovi 150 milioni si comprende meglio guardando allo strumento che dovrebbero rifinanziare.

Più Impresa è una misura Ismea dedicata all’imprenditoria giovanile e femminile in agricoltura.

La configurazione attuale si rivolge alle micro, piccole e medie imprese agricole e prevede due principali percorsi: il subentro nella conduzione di un’azienda esistente e l’ampliamento di una realtà già operativa.

Per i giovani il requisito anagrafico riguarda la fascia compresa tra i 18 e i 41 anni non compiuti.

Le donne costituiscono invece una categoria distinta di beneficiarie.

Oggi i progetti possono arrivare a 1,5 milioni

Nella struttura attualmente pubblicata da Ismea, Più Impresa permette di presentare programmi di investimento fino a 1,5 milioni di euro, Iva esclusa.

Lo strumento esistente prevede un mutuo a tasso zero fino al 60% delle spese ammissibili e un contributo a fondo perduto fino al 35%.

Sono dati importanti per comprendere come funziona oggi la misura.

Non bisogna però considerarli automaticamente già confermati per le nuove risorse di ColtivaItalia.

Il rifinanziamento dovrà infatti essere accompagnato dalle relative disposizioni operative.

Per costruire un progetto bisognerà quindi attendere le condizioni effettivamente applicabili alla nuova dotazione.

Un milione di investimento non significa un milione di aiuto

È un equivoco da evitare.

Il valore complessivo di un progetto non coincide con la quantità di denaro che arriverà dall’agevolazione.

Se un investimento viene giudicato ammissibile per una determinata cifra, una parte può essere coperta dal mutuo, una parte dal contributo e una parte deve comunque essere sostenuta dall’impresa.

A questo si aggiungono eventuali costi non ammissibili.

Per questo il primo documento realmente utile non è la domanda di contributo.

È il piano economico dell’investimento.

Più Impresa non finanzia qualsiasi spesa

La struttura attuale della misura distingue chiaramente gli investimenti produttivi dalla normale gestione aziendale.

Tra le spese che non rientrano nel meccanismo esistente figurano il capitale circolante, l’Iva, i macchinari usati e gli interventi di semplice sostituzione.

La logica è finanziare sviluppo, modernizzazione e consolidamento dell’impresa.

Non fornire liquidità utilizzabile indistintamente per carburante, fertilizzanti, mangimi, salari o altre spese correnti.

È una distinzione determinante quando si costruisce il piano finanziario.

Subentro significa assumere davvero la guida dell’azienda

Anche il ricambio generazionale deve essere letto in termini imprenditoriali.

Subentrare non significa semplicemente cambiare il nome del titolare.

Significa assumere la responsabilità effettiva dell’azienda, delle decisioni, degli investimenti, dei rapporti economici e dei risultati.

Nelle società, la partecipazione giovanile o femminile deve essere effettiva e coerente con la conduzione dell’impresa.

Nel caso del subentro, chi cede l’attività non può continuare a mantenere indirettamente il controllo della gestione.

Il sostegno pubblico è quindi collegato a un vero passaggio imprenditoriale.

Ampliamento non significa soltanto comprare altri ettari

La seconda strada riguarda le aziende già esistenti.

Ma anche qui la parola “ampliamento” può generare confusione.

Non significa necessariamente aumentare la superficie agricola.

Può comprendere interventi destinati a modernizzare l’azienda, aumentarne la competitività, introdurre nuove strutture o tecnologie e consolidare l’attività esistente.

Per una giovane impresa già operativa, quindi, il problema può non essere trovare altra terra ma rendere più efficiente quella che già conduce.

Accanto ai soldi arrivano 8.417 ettari

ColtivaItalia affronta però anche l’altro grande ostacolo all’ingresso dei giovani in agricoltura: la disponibilità dei terreni.

Il piano prevede che Ismea metta a disposizione 8.417 ettari attraverso un comodato d’uso gratuito della durata di dieci anni.

I destinatari previsti sono giovani tra 18 e 41 anni.

Al termine del periodo è prevista la possibilità di acquisto alle condizioni agevolate stabilite dalla disciplina.

Anche questo strumento, però, non significa che gli ettari siano già oggi liberamente disponibili.

Non saranno terreni assegnati senza selezione

Il meccanismo dovrà passare attraverso procedure competitive.

I terreni interessati sono legati al patrimonio Ismea e alle superfici per le quali non si siano concluse positivamente le precedenti procedure di dismissione.

Per l’imprenditore conteranno quindi caratteristiche molto concrete: dove si trova il terreno, quale superficie ha, che qualità agronomica possiede, quali colture permette, se dispone di acqua, quali strutture esistono e quale distanza lo separa dal resto dell’azienda.

Otto mila ettari disponibili a livello nazionale rappresentano un dato importante.

Per la singola impresa conta però sapere se esiste un terreno economicamente utilizzabile nel proprio territorio.

Dieci anni di comodato devono essere confrontati con la durata degli investimenti

Anche la gratuità del terreno non risolve automaticamente il problema.

Un’azienda che riceve un fondo per dieci anni deve valutare quali investimenti abbia senso realizzare su quella superficie.

Un impianto pluriennale, una struttura irrigua o altre opere possono avere una vita economica che supera la durata del comodato.

La possibilità di acquisto finale può diventare importante proprio per questo.

Ma non deve essere trattata come una proprietà già acquisita al momento dell’ingresso.

Nel piano aziendale bisogna distinguere ciò che è garantito dal contratto iniziale da ciò che potrà accadere successivamente.

Terra senza capitale non basta, capitale senza terra nemmeno

È probabilmente il punto più interessante dell’intervento.

Il problema dell’ingresso dei giovani in agricoltura viene spesso ridotto all’accesso alla terra.

Ma avere un terreno non significa avere un’impresa.

Servono macchine, strutture, scorte, capitale per affrontare la prima campagna, competenze e capacità di raggiungere il mercato.

Allo stesso modo, avere accesso a un finanziamento non serve se manca la superficie necessaria per costruire il progetto.

ColtivaItalia prova a mettere insieme queste due esigenze.

Per un giovane il primo problema resta il capitale iniziale

Avviare un’impresa agricola richiede investimenti prima ancora di produrre il primo euro di ricavo.

Macchine, stalle, impianti, irrigazione, attrezzature e terreni possono richiedere capitali molto elevati.

Poi arriva la gestione ordinaria.

Sementi, fertilizzanti, mangimi, carburante, lavoro e servizi devono essere pagati prima che il raccolto venga venduto o che una produzione zootecnica generi entrate.

Per questo un buon progetto deve distinguere sempre investimento e liquidità.

Un contributo può finanziare il primo senza necessariamente risolvere la seconda.

Per Cremona il ricambio generazionale significa soprattutto aziende complesse

Nel Cremonese il tema assume caratteristiche particolari.

Entrare in una realtà zootecnica o cerealicola significa spesso confrontarsi con aziende già fortemente capitalizzate.

Terreni, stalle, impianti di mungitura, macchinari, strutture per i reflui, magazzini e attrezzature rappresentano valori economici molto elevati.

Il problema del ricambio generazionale non può quindi essere ridotto all’età dell’imprenditore.

Conta la possibilità per chi subentra di sostenere finanziariamente la continuità e l’ammodernamento dell’attività.

È qui che un mix di credito agevolato e contributo può assumere un valore concreto.

Anche per le donne il requisito è imprenditoriale

Il piano mette sullo stesso livello di attenzione giovani e imprenditoria femminile, ma le due categorie non devono essere sovrapposte.

Per le donne non esiste lo stesso limite anagrafico previsto per i giovani.

L’elemento centrale è la conduzione effettiva dell’impresa e, nelle società, la presenza dei requisiti previsti nella compagine e nella gestione.

Questo amplia il significato della misura.

Non riguarda soltanto il primo ingresso delle nuove generazioni, ma anche il consolidamento e la crescita di aziende agricole guidate da imprenditrici.

I 150 milioni fanno parte di un piano molto più grande

Il capitolo dedicato a giovani e donne rappresenta soltanto una parte di ColtivaItalia.

Il provvedimento supera complessivamente il miliardo di euro.

Tra gli interventi previsti figurano risorse per filiere strategiche, allevamento, olivicoltura, ricerca e altre misure destinate al settore primario.

Ma per un’azienda è importante non lasciarsi ingannare dalla cifra complessiva.

Un miliardo previsto per l’agricoltura non significa un miliardo accessibile attraverso un unico bando.

Ogni capitolo ha destinatari, requisiti e finalità differenti.

Quando potranno partire le domande

È probabilmente la domanda principale per chi ha già un progetto.

Al momento non è possibile ricavare una data certa dall’annuncio dei 150 milioni.

Il provvedimento deve completare il percorso legislativo e successivamente dovranno essere pubblicate le condizioni operative.

Ismea ha dichiarato la propria disponibilità a dare attuazione alle misure una volta completato l’iter.

La sequenza corretta è quindi: approvazione definitiva, disposizioni applicative, eventuale apertura delle procedure e presentazione delle domande.

Saltare uno di questi passaggi significherebbe trasformare una previsione legislativa in un finanziamento che ancora non esiste operativamente.

Cosa può fare oggi un’azienda interessata

Non poter ancora presentare domanda non significa che sia necessario rimanere fermi.

È possibile iniziare a definire il progetto.

Qual è l’investimento necessario? Quali ricavi aggiuntivi dovrebbe produrre? Quale quota potrebbe essere finanziata? Quanto capitale rimane a carico dell’impresa? Quanto serve invece per la gestione ordinaria?

Per un subentro bisogna inoltre valutare bilanci, debiti, contratti, beni, disponibilità dei terreni e reale capacità produttiva dell’azienda.

Per un ampliamento bisogna dimostrare che l’investimento migliora concretamente competitività e prospettive economiche.

Dove stanno andando i soldi

Dei 150 milioni destinati all’imprenditoria giovanile e femminile, il 65% è previsto per i mutui agevolati e il 35% per i contributi a fondo perduto.

È una struttura pensata per moltiplicare la capacità d’investimento, non per finanziare interamente i progetti con denaro pubblico.

Accanto alle risorse finanziarie, gli 8.417 ettari previsti per i giovani cercano di intervenire sul secondo grande ostacolo: l’accesso alla terra.

La vera efficacia si misurerà però quando sarà possibile passare dai numeri del piano alle domande, dalle domande agli investimenti e dagli investimenti ad aziende capaci di generare reddito.

Tre cose da guardare

La prima è il completamento dell’iter legislativo. Finché ColtivaItalia non sarà definitivamente approvato, i 150 milioni restano una previsione e non una nuova finestra già accessibile.

La seconda sono le disposizioni operative di Più Impresa. Bisognerà verificare importi, percentuali, spese ammesse, requisiti e calendario senza presumere che tutte le condizioni dello strumento attuale vengano replicate senza modifiche.

La terza riguarda i terreni Ismea. Localizzazione, caratteristiche e modalità di selezione diranno quanto gli 8.417 ettari potranno effettivamente diventare una possibilità concreta per nuovi progetti agricoli.

Implicazione operativa

Chi sta valutando un subentro o un investimento non dovrebbe aspettare l’apertura delle procedure per costruire il progetto. Il lavoro utile oggi è separare spese di investimento e fabbisogno di gestione, elaborare un piano economico realistico e verificare quanta parte dell’operazione rimarrebbe sostenibile anche con un’agevolazione inferiore al massimo teorico. I 150 milioni possono ridurre il costo dell’ingresso e dello sviluppo, ma la capacità dell’impresa di produrre reddito rimane la condizione decisiva.




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l'articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม