Citi esprime fiducia nella possibilità di raccogliere i fondi, senza assumere impegni vincolanti. E si riserva di lavorare anche per soggetti con interessi in conflitto con quelli di Leonardo Maria
Ventidue miliardi di euro. È il finanziamento che Leonardo Maria Del Vecchio punta a ottenere per rilevare le quote degli altri eredi nella holding di famiglia Delfin. Una cifra imponente, dietro la quale, però, non c’è ancora alcun impegno concreto della banca. La lettera di Citi del 31 ottobre, firmata da Caryn Bell per Citigroup Global Markets Limited e visionata dal Corriere della Sera, è composta da due pagine in cui la banca americana esprime fiducia nella possibilità di organizzare il finanziamento, ma non si impegna a garantirne neppure un euro.
Il controllo di Delfin
La posta in gioco è il controllo di Delfin, la cassaforte costruita da Leonardo Del Vecchio, che controlla asset per oltre 40 miliardi di euro, a partire dalla partecipazione del 32,4% in EssilorLuxottica. Il capitale della holding è diviso tra otto eredi, ciascuno titolare del 12,5% (Clemente Del Vecchio poco sopra e Rocco Basilico poco sotto dopo la vendita di un piccolo pacchetto di azioni tra i due per 800 mila euro). Leonardo Maria punta ad acquisire il 75% delle quote, oltre alla propria partecipazione, arrivando così, in caso di successo, all’87,5% del capitale. Un progetto ambizioso, che richiede risorse finanziarie eccezionali e, soprattutto, la disponibilità degli altri soci a vendere.
La lettera di Citi
Ma che cosa dice realmente Citi? La formula utilizzata è «highly confident»: la banca si dichiara altamente fiduciosa nella propria capacità di organizzare la sottoscrizione garantita di finanziamenti fino a 22 miliardi di euro. Non afferma di averli concessi, né di essersi impegnata a farlo. La stessa Citi precisa di aver effettuato soltanto «un esame preliminare di alcune informazioni di carattere generale che ci sono state fornite o che erano comunque disponibili pubblicamente». La lettera riferisce dunque di un esame preliminare e rinvia a successive verifiche e approvazioni interne.
Il passaggio decisivo arriva poche righe dopo. Citi precisa espressamente che la lettera non costituisce alcun impegno a concedere, organizzare o distribuire il finanziamento, neppure per una parte dei 22 miliardi indicati. Qualsiasi eventuale intervento richiederebbe nuovi accordi, la definizione delle condizioni economiche e le necessarie autorizzazioni interne, compresa quella creditizia. La banca si riserva inoltre di valutare le condizioni dell’acquisizione e l’andamento dei mercati al momento dell’operazione. Nella lettera non compare neppure il tasso d’interesse dell’eventuale finanziamento: Citi precisa, al contrario, che le condizioni economiche devono ancora essere concordate.
Nessun obbligo contrattuale
Resta una dichiarazione di fiducia sottoscritta a Londra da una delle maggiori banche internazionali. Ma una highly confident letter non è una commitment letter: la prima esprime una valutazione sulla possibilità di raccogliere il denaro, la seconda comporta obblighi contrattuali, sia pure subordinati a determinate condizioni. Nel caso di Leonardo Maria Del Vecchio, quei 22 miliardi restano dunque un obiettivo di finanziamento, non risorse già assicurate.
È proprio sulla disponibilità di Citi che Leonardo Maria ha fatto leva per presentare ai familiari quella che ha definito «la proposta più seria che io abbia mai fatto». Nella lettera-appello pubblicata su Qn, il quotidiano di cui è editore, ha proposto ai soci sia l’acquisto immediato delle quote sia soluzioni diluite nel tempo, invitandoli a incontrarsi entro il 7 novembre. Ha riconosciuto gli errori e gli scontri del passato, rivendicando la volontà di proteggere l’eredità industriale del padre e di preservare il legame di EssilorLuxottica con l’Italia, considerandola un patrimonio che appartiene non soltanto alla famiglia, ma anche al Paese.
Le condizioni per il finanziamento
Citi indica tra le condizioni per un eventuale finanziamento la propria nomina a bookrunner e mandated lead arranger, i ruoli di coordinamento e organizzazione dell’operazione. La lettera non chiarisce se LMDV FIN, la società destinataria del documento, abbia già conferito alla banca un mandato remunerato o pagato commissioni per le attività preliminari.
Un precedente tentativo di Leonardo Maria di acquistare per 10 miliardi il 25% di Delfin detenuto da Paola e Luca Del Vecchio non era andato a buon fine per la mancata concessione di una lettera di patronage. Ora, secondo Lmdv, l’appoggio di Citi renderebbe superflua quella garanzia.
La nuova iniziativa segue l’offerta da 30 miliardi da parte di Michal Strnad, imprenditore ceco proprietario del gruppo della difesa Czechoslovak Group. Le cifre non sono direttamente confrontabili: i 22 miliardi indicati da Citi rappresentano un possibile finanziamento a debito, mentre i 30 miliardi riferiti a Strnad riguardano una proposta per l’intera holding lussemburghese. Quest’ultima, a sconto rispetto al valore degli asset, sarebbe stata giudicata irricevibile dagli eredi Del Vecchio.
Un’ultima clausola della lettera di Citi merita attenzione: la banca si riserva espressamente la possibilità di prestare servizi finanziari anche a soggetti terzi i cui interessi siano in conflitto con quelli di Leonardo Maria Del Vecchio.
La risposta di Delfin
Delfin ha risposto con un «no comment» all’iniziativa di Leonardo Maria. Anche Citi, interpellata dal Corriere, preferisce non commentare. La lettera, però, chiarisce un punto essenziale: l’imprenditore ha individuato una possibile strada per finanziare l’acquisizione, ma il documento non prova che i 22 miliardi siano già assicurati.
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