#Finsubito news – “Volevo solo dormire ancora un po’”, al TeatroBasilica il viaggio surreale di una generazione sospesa tra lavoro e futuro (Raimondo Montecuccoli)


Dal 5 all’8 novembre il Gruppo della Creta porta in scena, con la regia di Jacopo Cinque, una rilettura contemporanea di Alice nel Paese delle Meraviglie. Il colloquio di lavoro diventa una discesa nell’assurdo, tra precarietà, aspettative familiari e modelli di vita che non funzionano più.

Che cosa significa diventare adulti in una società che continua a proporre ai giovani modelli di realizzazione ormai inadeguati al presente? E quanto costa, in termini di libertà e identità, accettare le regole di un mondo del lavoro che sembra chiedere soprattutto obbedienza e adattamento? Sono le domande al centro di Volevo solo dormire ancora un po’, lo spettacolo del Gruppo della Creta in programma dal 5 all’8 novembre 2026 al TeatroBasilica di Roma, nell’ambito dell’ottava stagione dello spazio teatrale, diretta artisticamente da Alessandro Di Murro e Daniela Giovanetti e intitolata Minima.

Con la regia di Jacopo Cinque e la drammaturgia di Tommaso Emiliani, lo spettacolo propone una libera rilettura di Alice nel Paese delle Meraviglie, trasferendo il suo immaginario fantastico in una realtà contemporanea nella quale il lavoro diventa il luogo di un viaggio iniziatico, ma anche di una progressiva perdita di sé. In scena Matteo Baronchelli, Alessio Esposito e Shadi Romeo, interpreti di una storia che intreccia teatro dell’assurdo, suggestioni fiabesche e riferimenti al mondo dei videogiochi.

Il protagonista, Matteo, è un trentenne laureato, con un affitto pagato dal padre e un futuro che fatica a prendere forma. Un lunedì mattina si risveglia in un ufficio risorse umane, dove ad accoglierlo trova un Direttore dalle orecchie di coniglio e una Signorina che aspetta da sempre una promozione. È l’inizio di un colloquio di lavoro che progressivamente perde ogni carattere realistico per trasformarsi in un’esperienza surreale, nella quale le dinamiche aziendali si sovrappongono a quelle familiari.

Il colloquio diventa un’adozione, l’assunzione una festa di compleanno, la carriera un’eredità da mangiare. Il sistema nel quale Matteo entra lo addomestica lentamente, fino a trasformarlo in un coniglio e, infine, a consumarlo. Una metafora grottesca e amara della difficoltà di emanciparsi, quando l’ingresso nell’età adulta viene presentato attraverso regole e aspettative costruite da generazioni precedenti, senza che siano offerte risposte credibili alle trasformazioni del presente.

Il sonno di una generazione

Nelle note di regia, Jacopo Cinque individua proprio in questa contraddizione il cuore del progetto. Matteo vorrebbe soltanto continuare a dormire, sottrarsi alle responsabilità e alla fatica di affrontare un mondo che non riconosce come proprio. Ma l’inerzia, anziché proteggerlo, finisce per renderlo complice del meccanismo che lo imprigiona.

La commedia dell’assurdo scivola così verso un finale amaro e macabro. La vicenda individuale diventa il ritratto di una generazione alla quale viene proposta un’idea di età adulta modellata sulle esperienze dei padri, ma che, quando quelle certezze crollano, si ritrova senza strumenti e senza prospettive.

Il riferimento ad Alice non è dunque soltanto un espediente narrativo. Come nella fiaba di Lewis Carroll, il protagonista attraversa un universo nel quale le regole cambiano continuamente e la realtà si deforma, ma qui il Paese delle Meraviglie assume le sembianze di un ufficio, con le sue gerarchie, i suoi rituali e le sue promesse. Anche il linguaggio dei videogiochi contribuisce a costruire questa dimensione, nella quale la crescita sembra un percorso a livelli, ma non necessariamente conduce a una conquista o a una ricompensa.

Il Gruppo della Creta, una casa creativa per le nuove generazioni teatrali

La presenza dello spettacolo al TeatroBasilica racconta anche il percorso di una compagnia che ha fatto di questo spazio romano una vera casa creativa. Il Gruppo della Creta, compagnia ministeriale under 35, dal 2019 affianca la direzione artistica nell’ideazione e nella gestione delle proposte culturali, contribuendo a costruire un modello di lavoro fondato sulla collaborazione e sulla valorizzazione delle nuove energie della scena italiana.

Non soltanto interpreti, dunque, ma anche protagonisti della vita quotidiana del teatro: dalla biglietteria alla vineria, dai laboratori alla presenza costante in platea. Un’esperienza che ha consentito alla compagnia di confrontarsi con artisti come Roberto Herlitzka, nell’Enrico IV diretto da Antonio Calenda, e con riletture provocatorie della tradizione, come I Masnadieri di Michele Sinisi.

Accanto al lavoro sui classici e alla ricerca di nuove forme espressive, il Gruppo ha sostenuto la drammaturgia contemporanea con il progetto P.S. Prima Stesura e realizzato produzioni originali come Pluto o il dono della fine del mondo, Finzioni e Beati Voi, capaci di raggiungere pubblici diversi anche attraverso tournée nazionali.

Nella stagione Minima, oltre al debutto registico di Jacopo Cinque con Volevo solo dormire ancora un po’, la compagnia ospiterà Radicchio e noci in caso di morte di Rebecca Righetti, vincitore del bando SIAE “Per chi crea”, e riproporrà Barrilete cósmico. Maradona Pedagogista, realizzato in collaborazione con Christian Raimo, insieme alla serie teatrale Nelle puntate precedenti, destinata a una lunga tournée nazionale.

Il percorso del Gruppo della Creta assume un significato particolare in una fase nella quale le giovani compagnie devono misurarsi con difficoltà economiche, precarietà organizzativa e spazi sempre più ridotti per la sperimentazione. Il cosiddetto sistema Basilica cerca di rispondere a queste criticità attraverso relazioni professionali, condivisione delle responsabilità e continuità progettuale.

In questo senso, Volevo solo dormire ancora un po’ supera i confini della vicenda teatrale per diventare anche una riflessione sul rapporto tra le generazioni, sul lavoro e sulla possibilità di immaginare un futuro diverso. La domanda lasciata allo spettatore è scomoda: continuare a dormire, accettando passivamente un mondo costruito da altri, oppure svegliarsi e assumersi il rischio di cambiarlo?

 

Raimondo Montecuccoli


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