Cambiare gli infissi, installare una pompa di calore e realizzare un cappotto termico potrebbe diventare meno conveniente dal prossimo anno. La Manovra 2027 riscrive le regole dell’Ecobonus, introducendo un tetto unico di 96mila euro per gli interventi di riqualificazione energetica effettuati sulla stessa abitazione. Una modifica destinata a incidere soprattutto sulle famiglie che intendono affrontare lavori importanti, perché le diverse opere dovranno condividere un solo massimale di spesa. Rimangono invece confermate le detrazioni del 50% per l’abitazione principale, alle condizioni previste dalla legge, e del 36% negli altri casi. La novità è contenuta nel disegno di legge di Bilancio presentato dal Governo alla Camera il 30 ottobre 2026. Le disposizioni non sono ancora definitive e potranno essere modificate durante l’esame parlamentare.
Il cambiamento più significativo riguarda il modo in cui viene calcolato il beneficio fiscale. Fino al 2026, l’Ecobonus prevede limiti differenti a seconda dell’intervento effettuato, permettendo di utilizzare massimali distinti per determinate categorie di lavori. Chi sostituisce le finestre, isola le pareti e rinnova l’impianto di riscaldamento può quindi accedere, nel rispetto dei requisiti, a soglie specifiche per ciascuna tipologia.
Dal 1° gennaio 2027, se la riforma sarà approvata, queste soglie confluiranno in un unico plafond di 96mila euro per unità immobiliare. L’importo dovrà essere ripartito tra tutte le opere di efficientamento energetico che rientrano nell’agevolazione. La differenza sarà particolarmente evidente nei cantieri che prevedono più interventi contemporaneamente.
Basta un esempio. Una famiglia decide di spendere 70mila euro per realizzare un cappotto termico. Con il nuovo sistema, una volta utilizzata questa parte del massimale, rimarrebbero 26mila euro di spesa agevolabile per eventuali ulteriori lavori, come la sostituzione degli infissi o l’installazione di una pompa di calore. Se il costo complessivo superasse i 96mila euro, la parte eccedente non potrebbe beneficiare dell’Ecobonus attraverso lo stesso plafond.
Il limite non riguarda dunque il numero degli interventi, ma il loro costo complessivo. Sarà possibile effettuare più lavori sulla stessa abitazione, purché la somma portata in detrazione rispetti il massimale previsto. La conseguenza è che una riqualificazione energetica completa potrebbe beneficiare di uno sconto fiscale inferiore rispetto a quello ottenibile utilizzando i precedenti limiti separati.
Per comprendere la differenza occorre guardare alle regole attualmente applicate. Nel 2026, per interventi come la sostituzione degli infissi e l’isolamento dell’involucro edilizio, il limite ordinario della detrazione può arrivare a 60mila euro per ciascuna categoria. Con un’aliquota del 50%, questo valore corrisponde a una spesa teoricamente agevolabile di 120mila euro.
Per gli interventi di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore, invece, il limite della detrazione è generalmente di 30mila euro, equivalente a 60mila euro di spesa con la stessa aliquota.
La riforma avrebbe quindi effetti differenti secondo il tipo di intervento. Chi deve realizzare soltanto un cappotto termico o sostituire gli infissi potrebbe trovarsi con un tetto inferiore a quello precedente. Al contrario, per alcuni interventi sugli impianti di riscaldamento, il nuovo limite di spesa potrebbe risultare più elevato rispetto a quello attuale. A fare la differenza sarà soprattutto la combinazione dei lavori previsti.
Il nuovo Ecobonus continuerà a sostenere gli interventi destinati a migliorare le prestazioni energetiche degli edifici esistenti. Tra le opere ammesse, nel rispetto dei requisiti tecnici, figurano la sostituzione di finestre e infissi, la realizzazione di cappotti termici, l’isolamento delle coperture e delle pareti, l’installazione di schermature solari e di collettori solari per la produzione di acqua calda.
Sono comprese anche determinate tipologie di impianti ad alta efficienza, come le pompe di calore, gli scaldacqua a pompa di calore e i sistemi ibridi ammessi dalla normativa. Rientrano inoltre specifici dispositivi per la gestione intelligente e il controllo a distanza degli impianti domestici.
Particolare attenzione sarà necessaria per i condizionatori a pompa di calore. Non tutti gli acquisti permettono di accedere automaticamente alla detrazione: ai fini dell’Ecobonus devono essere rispettate le condizioni tecniche previste, comprese quelle relative alla sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale esistente, quando richiesta dalla disciplina applicabile.
Acquistare un climatizzatore per raffrescare una stanza, quindi, non significa necessariamente poter utilizzare questo incentivo. Prima di programmare l’intervento sarà indispensabile verificare la tipologia dell’apparecchio, le caratteristiche dell’impianto e la documentazione necessaria.
La Manovra non prevede invece il ritorno generalizzato dell’Ecobonus al 65%, ipotesi circolata durante la preparazione della legge di Bilancio. Nel testo presentato al Parlamento restano le aliquote già applicate nel 2026.
Per chi interviene sull’abitazione principale, la detrazione sarà del 50%, a condizione che la spesa sia sostenuta dal proprietario o dal titolare di un diritto reale di godimento sull’immobile. La maggiorazione non dipende quindi soltanto dal fatto che la casa sia utilizzata come residenza principale: conta anche la posizione giuridica del contribuente che affronta i lavori.
Negli altri casi, comprese le seconde case, l’aliquota prevista è del 36%. La proroga evita la riduzione che, in assenza di un nuovo intervento legislativo, avrebbe portato dal 2027 le percentuali rispettivamente al 36% e al 30%.
Ma quanto sarà possibile recuperare concretamente? Su una spesa agevolabile di 96mila euro, applicando il 50%, la detrazione massima teorica raggiunge 48mila euro. Il beneficio viene ripartito in dieci quote annuali di pari importo, equivalenti a 4.800 euro all’anno.
Per un immobile al quale si applica l’aliquota del 36%, invece, il recupero fiscale complessivo può arrivare a 34.560 euro, distribuiti in dieci rate annuali da 3.456 euro.
Si tratta di valori teorici. La detrazione non equivale a un rimborso immediato sul conto corrente e può essere utilizzata soltanto nei limiti dell’imposta dovuta dal contribuente. Chi non dispone di una capienza fiscale sufficiente potrebbe quindi non riuscire a recuperare integralmente il beneficio.
Un capitolo specifico della riforma riguarda i condomìni. Per gli interventi sulle parti comuni, il disegno di legge stabilisce un massimale di 40mila euro moltiplicato per il numero delle unità immobiliari che compongono l’edificio.
Un condominio formato da dieci unità immobiliari, per esempio, avrebbe a disposizione un limite complessivo di 400mila euro per le spese ammesse. Il meccanismo interessa interventi come l’isolamento delle facciate, la riqualificazione delle coperture e determinati lavori sugli impianti centralizzati.
Anche in questo caso il limite deve essere considerato complessivamente per gli interventi interessati. Amministratori e proprietari dovranno quindi valutare con attenzione la distribuzione delle spese, soprattutto negli edifici che necessitano di opere particolarmente costose.
Un’altra questione riguarda il rapporto tra Ecobonus e bonus ristrutturazioni. La nuova soglia di 96mila euro prevista per l’efficientamento energetico rimarrà autonoma rispetto al massimale del bonus ristrutturazioni ordinario, anch’esso pari a 96mila euro per unità immobiliare secondo la disciplina proposta.
Le due agevolazioni potranno quindi essere utilizzate sullo stesso immobile per interventi differenti, purché ciascun lavoro rispetti i requisiti della misura scelta. Non sarà invece possibile applicare due detrazioni alla medesima spesa.
La distinzione potrà diventare importante per chi intende effettuare una ristrutturazione complessiva, affiancando opere edilizie tradizionali a interventi specificamente destinati al risparmio energetico. La corretta individuazione delle spese e delle relative agevolazioni consentirà di evitare sovrapposizioni e problemi nella documentazione fiscale.
Attenzione anche ai lavori iniziati negli anni precedenti e proseguiti nel 2027. Il disegno di legge prevede che, nei casi di prosecuzione di interventi già avviati, siano considerate anche le spese precedentemente agevolate per determinare il massimale residuo, secondo le regole applicabili.
Questo aspetto rende particolarmente importante la programmazione dei pagamenti e la verifica delle condizioni fiscali prima di avviare un cantiere. Per le persone fisiche che applicano il criterio di cassa, infatti, l’anno in cui vengono sostenute le spese è determinante per individuare la disciplina applicabile.
Il nuovo sistema potrebbe rendere più semplice il calcolo del limite complessivo, ma richiederà una valutazione economica più attenta quando si deciderà di intervenire contemporaneamente su finestre, isolamento e impianti.
Per il momento, però, nessuna delle modifiche proposte può essere considerata definitiva. Il disegno di legge di Bilancio 2027 ha iniziato il proprio percorso parlamentare e potrà essere modificato prima dell’approvazione, prevista entro la fine dell’anno.
Chi intende affrontare lavori importanti dovrà quindi seguire l’evoluzione della normativa e verificare le disposizioni effettivamente in vigore al momento della spesa. Il cambiamento più rilevante resta quello del massimale: non più limiti distinti per ogni categoria di intervento, ma un’unica soglia di 96mila euro da condividere tra i lavori energetici sulla stessa abitazione.
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