Jules Jabouille è un funzionario statale francese. Ha 24 anni e racconta il suo impegno al servizio della nazione a “La bonne paye” (“un buon stipendio”), una rubrica settimanale di Le Monde che parla di denaro con i giovani, per capire cosa significa “guadagnare bene” e come i ragazzi e le ragazze francesi immaginano il loro futuro. Giulio parla del suo percorso di studi e del suo lavoro attuale. “Oggi guadagno 4.600 euro netti al mese. Avere così tanti soldi alla mia età è indecente – dice senza mezze misure -. Sento il dovere di restituire alla Repubblica ciò che ho ricevuto. Proprio come quando ero studente, ciò che mi spinge ad agire è il desiderio di lavorare per la collettività”.
Che lavoro fa
Un ruolo invidiabile, il suo. Un impiego che, tuttavia, lo fa sentire in colpa. Il giovane funzionario racconta di cosa si occupa nello specifico: “Sono un amministratore dello Stato, un funzionario di alto livello. Ho appena lasciato l’Istituto nazionale del servizio pubblico (Insp), prima noto come Scuola nazionale dell’amministrazione pubblica (Ena), per entrare nella Direzione interministeriale del digitale (Dinum), l’ente incaricato di definire la strategia digitale dello Stato. Sono specializzato in questioni legate all’intelligenza artificiale”.
Dice di amare la politica, di averla seguita sin da bambino. “A scuola mi annoiavo terribilmente. Ero un bravo alunno – cosa importante per i miei genitori, entrambi insegnanti -, ma ogni esercizio mi sembrava troppo facile – argomenta nella sua lettera -. Alle scuole medie facevo il minimo indispensabile, eppure avevo una media di 18 su 20. Mi piacevano, invece, i ruoli di rappresentanza: ero rappresentante di classe, partecipavo al consiglio d’istituto e rappresentavo gli studenti durante i consigli di disciplina. Anche se avevo poco margine di manovra, nutrivo la convinzione ingenua che ciò che facevo per gli altri fosse importante”.
La scuola e il primo lavoro
Jules Jabouille trova il suo primo lavoro a 15 anni: si occupa di materiale pubblicitario. Parallelamente procede con gli studi. “Faccio i pacchetti di volantini che la sera si ritrovano nella cassetta delle lettere. Ho lavorato per quest’azienda ogni estate durante gli anni del liceo, percependo il salario minimo. Al secondo anno di liceo, entro alla scuola dell’immagine e del suono di Angoulême, un istituto specializzato nei mestieri del cinema. Vado a vivere nel convitto: è un primo passo verso la mia indipendenza. Sono anni fantastici: realizzo cortometraggi, ma non so ancora bene quale direzione prendere. Sono bravo in matematica, così scelgo l’indirizzo scientifico. Ho professori eccellenti che mi spronano ad andare oltre i semplici requisiti scolastici e che mi nutrono intellettualmente”.
Poi la svolta. “Faccio domanda per Sciences Po (il prestigioso Istituto di studi politici di Parigi, ndr). Ottengo una media superiore a 19/20 all’esame di maturità. L’istituto di studi politici mi classifica come “ammessa di diritto”, venendo così esonerato dalle prove scritte e potendomi concentrare sulla preparazione dell’orale. Vengo ammesso. È il 2020″.
500 euro al mese per una stanza di 5 metri quadrati
Studiando nella capitale, Giulio va a vivere in un appartamento condiviso con un’amica nel XVIII arrondissement, nella zona nord della città. Paga 600 euro di affitto al mese. “I miei genitori coprono la spesa e mi danno un piccolo extra di 150 euro per le spese quotidiane – racconta ancora il giovane impiegato statale -. Durante l’inverno, la mia coinquilina lascia l’appartamento. Non ho i mezzi per restare. Devo trovare un tetto con urgenza, così accetto di pagare 500 euro al mese – in nero, e dunque senza la possibilità di richiedere un sussidio abitativo – per una stanza di 5 metri quadrati. Non ero nella posizione di poter negoziare”.
Giulio studia e si dà da fare per guadagnare qualcosa. “Svolgo attività di sostegno scolastico come libero professionista, il che mi permette di guadagnare circa 600 euro al mese. Pago l’affitto, mentre i miei genitori continuano a versarmi tra i 200 e i 300 euro mensili, a seconda delle mie necessità, fino alla fine del secondo anno, nel 2022-2023. Al terzo anno, svolgo un tirocinio presso la Direzione interministeriale del digitale (Dinum), percependo un’indennità mensile di 600 euro. Nel giugno 2024, mi viene proposto di proseguire con un contratto a tempo determinato per una retribuzione di 2.100 euro netti”.
Il lavoro nell’istituto nazionale del servizio pubblico
A quel punto il ragazzo dice di non avere più bisogno del sostegno economico dei genitori. “Vado a vivere in un appartamento di 38 metri quadrati nel quartiere di Nation, condividendolo con un’altra persona. La quota per ciascuno è di 785 euro. Gli anni trascorsi a Sciences Po mi hanno insegnato ad ascoltare e a confrontare le mie convinzioni con quelle altrui, aiutandomi al contempo a definire valori per me fondamentali: la giustizia sociale, l’uguaglianza, la prevalenza dell’interesse generale su quello particolare, la solidarietà. Lì ho compreso che il mio posto è al servizio degli altri, al servizio dello Stato. Tuttavia, a partire dal 2024, frequento sempre meno le lezioni: porto avanti contemporaneamente il lavoro alla Dinum, il master e la preparazione al concorso per l’Istituto nazionale del servizio pubblico. Vengo ammesso. A gennaio 2025 entro nell’istituto per un percorso di diciotto mesi, percependo circa 4.300 euro”.
La nuova casa
Con questo stipendio, nel luglio del 2025 Giulio mette fine alla mia vita da affittuario e compra un quadrilocale a Bagneux, cittadina nel dipartimento degli Hauts-de-Sein, nella regione dell’Île-de-France, a sud di Parigi. Investe tutti i miei risparmi nell’anticipo per comprare casa: 60mila euro per un immobile che ne vale 300mila. Accende un mutuo ventennale, con rate mensili di 1.500 euro. Importi coperti in parte dai canoni versati da due inquilini che occupano due delle tre camere del suo appartamento: 570 euro ciascuno. “Un prezzo inferiore a quello di mercato”, dice.
“Mi sento pagato troppo”
Finito il suo percorso formativo all’Insp nel giugno 2026, il ragazzo entra finalmente nella Direzione interministeriale del digitale. Ha la qualifica di amministratore, che comporta uno stipendio di 4.600 euro netti. “Mi sento pagato troppo – ammette -. Pur essendo il mio primo vero stipendio, guadagno già più di mio padre e di mia madre, che sono in una fase avanzata della loro carriera. Ho l’impressione di non meritarlo”. Il ragazzo confessa di spendere “ben poco di ciò che guadagno” e di riuscire a mettere da parte circa 1.800 euro al mese, “dopo aver coperto le mie spese”.
“Questo denaro accantonato servirà per la mia vecchiaia. Non credo che, quando arriverà il mio momento, avrò diritto a una pensione – argomenta -. Immagino che il ruolo dello Stato sarà quello di finanziare un sostegno per le fasce più fragili, categoria alla quale non apparterrò. La mia formazione e il mio vivo interesse per l’intelligenza artificiale attirano le aziende del settore della difesa, che mi fanno offerte d’oro, arrivando a proporre di moltiplicare il mio stipendio per 2,5, pur di avermi con loro. Ho rifiutato”.
Il ragazzo ha le idee chiare: “Sono stato formato dalla scuola pubblica e gratuita, e le devo molto. Sento il dovere di restituire alla Repubblica ciò che ho ricevuto. Proprio come quando ero studente, ciò che mi spinge ad agire è il desiderio di lavorare per la collettività. È in quest’ottica che sto valutando un impegno in politica. Tuttavia, tra qualche mese si terranno le elezioni per la massima carica dello Stato. L’idea di diventare un funzionario pubblico sotto una presidenza contraria ai miei valori mi terrorizza”.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


