L’annuncio della messa in liquidazione e delle relative pratiche per i licenziamenti aveva creato grande malumore e sconforto in tutto il territorio ravennate. Perché quell’azienda era davvero una colonna del tessuto imprenditoriale della città. Ora però un nuovo futuro si apre per la Mazzotti che “rinasce” grazie al ritorno in campo della famiglia che, quasi ottant’anni fa, l’aveva fondata.
Dopo la messa in liquidazione annunciata a maggio e l’avvio dei licenziamenti, proprio tra ottobre e novembre è arrivata la novità che (forse) nessuno si aspettava. Mentre proseguiva verso l’atto finale il percorso di liquidazione dell’impresa, rilevata negli scorsi anni dal colosso americano John Deere, ecco l’arrivo di Carlo Mazzotti che apre un percorso parallelo per dar nuova linfa e futuro a un marchio storico del settore dei macchinari agricoli italiani. Una vicenda che, a differenza di altre crisi aziendali sviluppatesi nel nostro territorio, sembra essersi distinta per umanità, professionalità e grande perseveranza.
La nuova Mazzotti e il percorso di rinascita
Il futuro della Mazzotti si muove ora su due binari paralleli. Da un lato c’è la vecchia società (Mazzotti srl) che rimane in liquidazione e conta al suo interno gli ultimi tre dipendenti (erano 29 all’inizio della crisi), dall’altro c’è la nuova impresa appena fondata da Carlo Mazzotti (Mazzotti Sprayers srl). A definire la situazione è il direttore Giampiero Zironi: “La famiglia Mazzotti ha ritenuto doveroso creare una realtà separata per tutelare la storicità del marchio, i clienti e il personale. Si sono sentiti toccati nel vivo per via del nome presente sulle macchine già vendute”.
“La nuova azienda nasce quindi con l’intento primario di garantire l’assistenza tecnica e la fornitura dei pezzi di ricambio per i clienti”, prosegue il direttore, “contestualmente si cerca di recuperare le persone che erano state lasciate a casa, ma che hanno il know-how per fare questo lavoro, e quindi di valorizzare al massimo la loro esperienza”. Si tratta quindi di “due entità completamente separate e disgiunte”, con la nuova società che si occuperà di assistenza e manutenzione lasciando per il momento da parte il settore produttivo che negli anni ha reso celebre la Mazzotti.
In questo percorso parallelo di rinascita, la nuova azienda, operativa da pochi giorni, ha già riassorbito i primi sei dipendenti della vecchia società. Per il futuro la speranza è che la nuova Mazzotti possa tornare ad assumere altri dipendenti non ancora ricollocati nel mondo del lavoro, ma al momento non vi è alcuna certezza in merito: “Può esserci un desiderio — ammette Zironi — ma non ci sono ancora i presupposti”. La sede rimane quella di via Dismano dove in questi giorni sono tornate a sventolare le bandiere con il nome dell’azienda. “È sicuramente un ritorno a una gestione italiana e locale, ma facendo tesoro delle competenze maturate durante l’esperienza con una multinazionale leader del settore”.
Sul piano umano ognuno dei lavoratori coinvolti ha metabolizzato la situazione a modo proprio. “Sicuramente c’è stata un po’ di delusione — conferma il direttore — Credo che indipendentemente da come sia andata a finire, le persone qui abbiano dimostrato di essere sicuramente all’altezza di quello che è un brand come quello della John Deere. Le macchine prodotte nello stabilimento ne sono state la dimostrazione. Le decisioni di chiusura sono giunte a livello globale e non per una sottoperformance dello stabilimento locale”.
Il direttore pone poi una riflessione sull’azione della multinazionale americana che “si è dimostrata estremamente aperta, flessibile e umana nel gestire questa situazione. Non era scontato”. Certo, non sono mancati i momenti di tensione, ma questi sarebbero stati dovuti anche ai tempi tecnici e ai passaggi formali con i sindacati, “ma sia l’azienda sia i dipendenti hanno mantenuto la massima professionalità” per garantire la continuazione della produzione e delle consegnate. E alla fine “si è giunti a un accordo che credo fosse soddisfacente per entrambe le parti”, conclude Zironi.
Dagli inizi nel dopoguerra all’acquisto della multinazionale Usa
La Mazzotti fu fondata nel 1948, caratterizzandosi inizialmente come azienda familiare impegnata nel settore dei macchinari agricoli, ma nel corso dei decenni la sua attività ha assunto un rilievo sempre più nazionale. “Dopo il primo semovente costruito nel 1987 l’azienda Mazzotti è diventata in pochi anni il riferimento nel mercato italiano dei semoventi, con una incidenza dell’85% del fatturato sul mercato nazionale”, si legge sul profilo aziendale online.
Un successo che nel tempo l’ha portata a raccogliere l’attenzione anche di un colosso mondiale come l’americana John Deere che nel 2017 decide così di assorbirla, mantenendo però il nome del marchio romagnolo. Negli ultimi anni l’impresa, con stabilimento in via Dismano, si è dunque lanciata in progetti di innovazione tecnologica, con l’obiettivo di espandersi su nuovi mercati esteri.
La crisi: dalla liquidazione ai licenziamenti con buonuscita
A maggio 2026 arriva però la notizia della crisi e della messa in liquidazione dell’azienda, comunicati dai sindacati, con la seguente procedura di licenziamento collettivo per i dipendenti dello stabilimento ravennate. Una crisi evidenziata anche da un rosso di oltre 4 milioni di euro nel bilancio 2025.
La vicenda è stata seguita approfonditamente dalla Fiom-Cgil e dalle altre sigle sindacali che hanno così portato avanti un accordo che prevedeva una buonuscita di diversi mesi per i dipendenti. Come spiega Elena Cecchi della Fiom ravennate, “un buon 90% dei licenziati ha ritrovato impiego in breve tempo”. I licenziamenti, avvenuti in tre tranche fra agosto, settembre e ottobre, hanno visto andarsene più di venti lavoratori, fino a lasciarne al momento tre per le pratiche finali di chiusura della società.
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