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Non è una guerra tra generazioni: cosa sta succedendo (davvero) in Italia e nel mondo

di Giovanni Vasso –

Si è rotto il patto generazionale? I giovani sono scesi in piazza. Al di là delle violenze, sempre ingiustificabili e delle immancabili polemiche, le manifestazioni di queste settimane pongono un tema che non può più essere né eluso e nemmeno banalizzato. Il futuro dei nostri ragazzi. Se il mondo in cui si muovono è già fin troppo duro, forse, non è colpa loro. E nemmeno del destino cinico, baro e auto-assolutore. È una questione, invece, di fondamentale importanza.

Si è rotto il patto generazionale?

Partiamo da quello che non è più neanche un luogo comune. I giovani, dall’Italia, fuggono. Appena possibile. Dal 2019 fino al 2024, hanno abbandonato il Paese ben 247mila cittadini italiani tra i 25 e i 34 anni secondo i dati dell’Istat. Sapete quanti ne son rientrati? Solo 86mila. Nemmeno la metà. I ragazzi se ne vanno soprattutto in Gran Bretagna e Germania, ma in larga parte scelgono la Svizzera e la Francia. Chi ne ha abbastanza dell’Europa, per lo più, punta agli Stati Uniti. Se ne vanno, ce lo diciamo da anni come un mantra auto-assolutore, perché non si trovano occasioni di lavoro adeguate né, soprattutto, salari recenti. Lo ha ripetuto, nei giorni scorsi, pure il presidente della Banca d’Italia, Fabio Panetta: in Italia le retribuzioni lorde sono rimaste praticamente ferme tra il 2000 e il 2025 mentre, nello stesso tempo, in Europa crescevano fino a un quarto del loro stesso valore.

Solo una questione di salari?

È solo una questione di salari? Forse sì, forse no. Il Cnel, in una recentissima ricerca proprio tra i giovani expat italiani, ha scoperto che l’83% di loro sarebbe pure disposto a tornare in Italia. A patto, però, di vedersi offrire retribuzioni più alte, migliori condizioni di lavoro, più merito. È, dunque, soprattutto una questione di paghe. Ma non lo è in maniera esclusiva perché i problemi non sono solo italiani ma le piazze ribollono in tutto il Vecchio Continente. A questo punto il pensiero conseguenziale è tratto: c’è una guerra tra generazioni in corso? Si è davvero incrinato il patto tra genitori e figli? La corsa certa è che i ragazzi di oggi affrontano un mondo del lavoro che è lontanissimo da quello in cui entrarono, alla loro età, madri e padri. Il precariato la fa da padrone, i salari non consentono minimamente di immaginare neanche la possibilità di andarsene di casa. Affittarla, o addirittura comprarla, è un miraggio per i ragazzi. Per questo, nella Manovra che il governo ha proposto al vaglio delle Camere, sono emerse delle proposte che puntano proprio a lenire questa situazione. A cominciare dalla cedolare secca all’1% per chi deciderà di dare in locazione immobili a giovani under trenta a canone calmierato. Ma quello che manca alle nuove generazioni, rispetto a quelle dei loro padri, è la certezza. Si aspettava il posto fisso, la sistemazione.

Metter su famiglia

Che sarebbe stata propedeutica a metter su famiglia. Oggi quella tranquillità è un miraggio. E persino la pensione dei più anziani diventa, nella lettura di tanti (troppi) giovani un vero e proprio privilegio. Intendiamoci, spesso sono gli assegni previdenziali a costituire una sorta di ammortizzatore sociale che consente a tante famiglie, soprattutto al Sud, di sbancare il lunario. E, per completezza, va pure considerato che sarebbero davvero in tanti a volersi riposare e a vivere di sola pensione. Il guaio, però, è che gli importi spesso sono bassi. Ciò induce tanti genitori a restare nel mercato del lavoro. Dal 2019 a oggi, sono letteralmente quadruplicati. Erano circa 40mila, oggi sono poco meno di 160mila. Lo fanno per tante ragioni. Ma, tra le prime motivazioni, c’è la necessità di mantenere il proprio tenore di vita, che altrimenti si abbasserebbe. Per dare una mano proprio ai figli che non riescono a trovare uno straccio di stipendio dignitoso. Perciò si crea il cortocircuito dell’occupazione. Mai così al top come in questi anni, mai così tanti seniores al lavoro come adesso. E si capisce: a fronte di competenze maturate in decenni di impiego, la concorrenza per i loro stessi figli si fa a dir poco impossibile.

Chi ruba il futuro a chi?

La risposta è fuori dalle famiglie. Perché se i figli stanno subendo la barriera all’ingresso del lavoro, i genitori si ritrovano con l’incubo di pensioni troppo basse per vivere adeguatamente. Siamo, in pratica, tutti più poveri. Basti dare una letta agli ultimi report sulle concentrazioni di ricchezza. I più ricchi hanno patrimoni sempre più vasti. Il ceto medio si impoverisce, progressivamente, in ogni dove. Non solo in Italia. Una questione di redistribuzione della ricchezza che va assolutamente affrontata. Un mondo del lavoro tramonta, un altro, tra Ai e robot, emerge. E non è un caso, quindi, se gli appelli ad ascoltare la voce dei giovani siano giunti da economisti e personaggi delle istituzioni economiche come l’ex premier Mario Draghi.

Lo dice pure Draghi

Le sue parole, in un podcast di Bloomberg, hanno aperto un dibattito che non si può banalizzare nel solito schema. “La sensazione che le dinamiche sociali siano bloccate per i giovani, che sia difficile trovare un lavoro, percepiscono una società soggetta a una rapidissima trasformazione tecnologica, di fronte alla quale si sentono non attrezzati. A ciò si aggiungono attori politici, dinamiche legate alla folla, caratterizzate da scontri e persino violenze, che vanno condannate in ogni circostanza. Eppure, tutti questi fattori sono più che altro fattori di amplificazione, non spiegazioni”. Ecco, appunto.

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