Magari è un’attività di sartoria. Oppure un’impresa familiare legata alla vendita di prodotti locali: un banco della frutta, un carrito che vende empanadas. O ancora un servizio nato da una competenza che fino a quel momento non aveva trovato modo di diventare un lavoro: un negozio di ricami o di acconciature. Diventare imprenditrice può significare anche questo: avviare qualcosa di piccolo, semplice, quotidiano. Per le donne coinvolte nel progetto BRAVE, promosso da CESVI con il sostegno di OTB Foundation a Santa Marta, in Colombia, significa conquistare un reddito per mantenere la propria famiglia, ritrovare fiducia nelle proprie capacità e ricominciare dopo una storia di violenza, migrazione o discriminazione.
La loro esperienza apre una riflessione più ampia sul rapporto tra imprenditoria femminile, solidarietà e autodeterminazione, in Colombia come in Italia. Ne parliamo con Ilaria Dallatana, presidente di CESVI, e Arianna Alessi, vicepresidente e Ceo di Only The Brave, organizzazione non-profit del Gruppo del marito Renzo Rosso.
Piccole imprese, grandi libertà: il progetto Cesvi e OTB in Colombia
«Il progetto racchiude molto bene il senso del nostro lavoro di cooperazione», spiega Dallatana. «CESVI interviene in contesti di fragilità, dove le donne sono spesso tra i soggetti più vulnerabili, insieme ai bambini. Ma sono anche coloro che si fanno carico della maggior parte delle responsabilità familiari e di cura. Fare sviluppo significa dotarle degli strumenti per autodeterminarsi».
A Santa Marta questo ha significato offrire formazione, facilitare l’accesso ai finanziamenti e accompagnare le partecipanti nella realizzazione di un’attività economica. «Anche piccole iniziative possono consentire loro di guadagnare e conquistare indipendenza. Quando si lavora bene con un gruppo circoscritto, i risultati possono propagarsi nel territorio».
Una donna diventata imprenditrice grazie al progetto BRAVE tinge i capelli di una cliente (Foto di Roger Lo Guarro)
In banca con la stessa autorevolezza di un uomo
Perché il cambiamento diventi possibile, bisogna però intervenire sugli ostacoli che le donne incontrano quando cercano di avviare un’attività. La difficoltà di accesso al credito resta uno dei principali. «Le donne devono poter imparare a gestire il denaro, conoscere gli strumenti finanziari e presentarsi davanti a una banca o a un finanziatore con la stessa autorevolezza degli uomini», osserva Alessi. A questo si aggiunge un pregiudizio culturale: «A parità di idea e di progetto, una donna può essere considerata meno preparata sul piano economico e manageriale. Se a presentare la stessa proposta è un uomo, spesso gli viene riconosciuta maggiore credibilità». Un problema che riguarda la Colombia, ma anche l’Italia.
L’Asociación de Mujeres Valientes, Poderosas y Creadoras
Le beneficiarie di BRAVE – migranti venezuelane, colombiane rientrate nel Paese e donne delle comunità locali – non hanno ricevuto soltanto formazione e accesso al credito. Il progetto ha puntato anche sulla collaborazione e sulla condivisione di competenze, creando reti capaci di sostenere le attività nel tempo.
Su questo aspetto insiste Alessi, che preferisce parlare di solidarietà piuttosto che di sorellanza. «La sorellanza è un sentimento, la solidarietà è una pratica che produce effetti concreti, anche economicamente misurabili». Significa condividere contatti, clienti, fornitori e competenze, mettendo a disposizione delle altre ciò che si è imparato. Un modo per superare la competizione per risorse e opportunità limitate e riconoscere il valore della collaborazione.
Da questo percorso è nata MUVA, l’Asociación de Mujeres Valientes, Poderosas y Creadoras, costituita ufficialmente il 24 agosto 2026 con 69 socie fondatrici. L’associazione si propone di organizzare fiere, costruire partnership e sviluppare strumenti di mutuo aiuto, tra cui fondi condivisi e una banca del tempo. Le socie si sono già organizzate in settori economici – alimentazione, bellezza e commercio al dettaglio – e il 2 ottobre hanno dato vita alla prima Feria MUVA Emprende, pensata anche come occasione per imparare a organizzare eventi commerciali in autonomia. Un’esperienza che potrebbe diventare un modello da replicare in altri territori, tenendo conto delle specificità e delle condizioni di sicurezza locali.
La continuità delle imprese femminili
Ma non basta avviare un’impresa: bisogna riuscire a mantenerla. Nel Caribe colombiano, le donne avviano attività imprenditoriali 1,25 volte più degli uomini, ma soltanto il 3 per cento riesce a consolidarle. Tra gli ostacoli figurano i costi elevati dei fattori di produzione (44 per cento), il rifiuto dei finanziamenti per insufficienti referenze (34 per cento), gli spazi di vendita limitati (38 per cento) e la discriminazione (19 per cento). Barriere che colpiscono soprattutto le donne migranti e quelle che vivono situazioni di vulnerabilità.
È proprio sulla sostenibilità delle attività che BRAVE ha concentrato una parte importante del suo intervento. Il progetto si è innestato su ALMAS, un percorso che CESVI porta avanti da alcuni anni in Colombia, con risultati incoraggianti. «Non ci limitiamo all’avvio delle attività: seguiamo la loro evoluzione e la capacità delle beneficiarie di mantenerle nel tempo», spiega Dallatana.
Nei primi tre anni di sperimentazione, realizzati anche grazie alla cooperazione italiana, la percentuale di continuità delle imprese avviate dalle partecipanti si è avvicinata al 90 per cento. Un risultato che conferma l’importanza dell’accompagnamento e della formazione, oltre al finanziamento iniziale. «Anche una piccola attività può fare la differenza. Garantendo un reddito, dando autonomia e modificando concretamente la posizione di una donna nella propria famiglia e nella comunità», conclude Dallatana.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



