Tra bonus temporanei che scadranno nel 2027, la controversa estensione della flat tax fino a 100.000 euro e il taglio dell’indicizzazione delle pensioni, il Senatore PD Antonio Misiani analizza ai microfoni di Informazione Fiscale la Manovra di bilancio
Una legge di bilancio preelettorale, priva di visione strutturale e destinata a lasciare una pesante ipoteca sui conti pubblici futuri.
È questo il giudizio netto tracciato dal Senatore e responsabile economico del Partito Democratico Antonio Misiani, intervenuto ai microfoni di Informazione Fiscale per esaminare l’impatto economico e sociale della Manovra 2027.
Al centro del confronto, tre grandi nodi destinati a condizionare il dibattito parlamentare: la temporaneità delle misure fiscali, l’iniquità orizzontale del sistema tributario per effetto dell’estensione fino a 100.000 euro della flat tax per le partite IVA e il pesante sacrificio richiesto ai pensionati per coprire capitoli di spesa ancora indefiniti.
Manovra 2027, dall’IRPEF ai bonus: 31 misure a tempo, “cambiale” da 6 miliardi per il prossimo Governo
Il primo elemento critico evidenziato da Misiani riguarda la durata effimera di molte disposizioni chiave: ben 31 misure, per un valore complessivo superiore a 6 miliardi di euro, risultano coperte per il solo 2027.
Dalla cedolare secca commerciale al mini-taglio IRPEF per il ceto medio fino alle agevolazioni per le buste paga dei giovani, gli interventi si configurano come una sequenza di misure tampone.
“Questa manovra in realtà predetermina una parte importante della manovra futura. In mezzo ci sono le elezioni e l’eventuale cambio di maggioranza: si scarica sul prossimo governo l’onere di trovare le coperture per prorogarle o di pagarne il costo politico lasciandole cadere.”
Questo il primo aspetto critico posto in evidenza dal Senatore Antonio Misiani.
Nel frattempo, in un contesto macroeconomico segnato da crescita debole e un’inflazione che risale al 5,4 per cento, a pesare sui redditi da lavoro dipendente è il drenaggio fiscale (fiscal drag), che secondo i dati dello stesso Governo sottrarrà 3,4 miliardi nel breve periodo e fino a 35 miliardi entro il 2029.
Di fronte a questa erosione costante, lo sgravio una tantum da 1,3 miliardi previsto per effetto del taglio al 33 per cento dell’aliquota IRPEF per i redditi fino a 55.000 euro (pari a un massimo di 500 euro), appare come un correttivo del tutto insufficiente a tutelare il ceto medio.
Sollecitato sul nodo dei costi, Misiani propone un intervento per fasi, iniziando con la restituzione di quello che è stato eroso negli anni passati.
“Tutti siamo consapevoli che una piena indicizzazione impegna risorse importanti. Va detto peraltro che il fiscal drag per tanti anni non era stato un problema perché l’inflazione era al di sotto del 2%. È tornato a essere un problema con gli anni dell’inflazione a due cifre del 2022-2023 e torna a esserlo adesso con la crisi energetica e l’inflazione che, ripeto, a ottobre è andata al 5,4%. Non è detto, e speriamo che non avvenga in futuro, niente di tutto questo. Però, ripeto, si poteva incominciare restituendo quello che è stato eroso e poi immaginando un meccanismo – come era previsto peraltro da una legge di parecchi anni fa – in cui, manovra di bilancio dopo manovra di bilancio, si prevede uno stanziamento destinato a questo scopo. Quindi si possono fare iniziative che vanno in questa direzione; purtroppo il governo da questo punto di vista non ci ha sentito, si è voltato da un’altra parte.”
Lo strappo dell’equità: forfettario a 100.000 euro per le partite IVA contro IRPEF progressiva
Uno dei passaggi più severi dell’intervista riguarda la scelta dell’esecutivo di innalzare la soglia della flat tax per le partite IVA a 100.000 euro di ricavi. Una misura strutturale che, secondo Misiani, va a premiare una fascia ristretta a discapito dell’equità generale.
Come evidenziato dal Senatore PD nel corso dell’intervista, il beneficio medio stimato per circa 41.000 professionisti compresi nello scaglione 85.000–100.000 euro si aggira intorno agli 8.000 euro annui a regime.
A fronte di tale vantaggio permanente, i lavoratori dipendenti e pensionati con reddito sopra i 50.000 euro ricevono uno sgravio transitorio fermo a 500 euro per un solo anno.
“Se facciamo il confronto con lo sgravio IRPEF che vale al massimo 500 euro e per un solo anno per i contribuenti con un imponibile superiore a 50.000 euro, la differenza mi sembra assolutamente plateale e dà l’idea di un governo che vive sulla luna. Perché qui abbiamo milioni di famiglie del ceto medio che si stanno impoverendo, ma il governo ha deciso di impegnare importanti risorse, oltre 300 milioni di euro all’anno, soltanto per una piccolissima fetta di partite IVA, abbandonando al loro destino gli altri lavoratori autonomi e professionisti.”
Misiani punta quindi il dito contro la violazione del principio costituzionale di equità orizzontale, citando simulazioni che registrano fino a 11 differenti carichi impositivi a parità di reddito dichiarato.
Per l’esponente DEM, le priorità avrebbero dovuto concentrarsi sul sostegno alle giovani partite IVA con ricavi modesti e privi di tutele, anziché ampliare il regime agevolato per le fasce reddituali più alte.
Pensioni nel mirino e fondi fantasma: il nodo delle coperture
Altro tema di forte frizione è la previdenza. La Manovra 2027 istituisce un fondo da 850 milioni di euro all’anno per il triennio, privo tuttavia di una destinazione d’uso concordata nella maggioranza, divisa tra Quota 64 e uscite agevolate per mansioni gravose.
Per finanziare questo stanziamento, il Governo ricorre alla deindicizzazione degli assegni pensionistici superiori a quattro volte il minimo.
La relazione tecnica quantifica un risparmio per lo Stato pari a 14 miliardi di euro in 10 anni, trattandosi di un taglio permanente che riduce la base di calcolo anche per le rivalutazioni future.
Per oltre un milione di pensionati del ceto medio il saldo finale è negativo: il taglio della rivalutazione supera ampiamente il beneficio derivante dal mini-sgravio IRPEF. Per Misiani si fa cassa quindi sui pensionati, per recuperare 2,5 miliardi che non è chiaro come saranno utilizzati.
La proposta del Senatore PD? Evitare gli 850 milioni di risparmi per tre anni, per attenuare un taglio sulle pensioni che va a pesare sul ceto medio e sui pensionati che erano già stati penalizzati con la legge di bilancio per il 2023.
“Mi sembra che siamo a un livello francamente eccessivo; stanno giustamente protestando i sindacati dei pensionati. È una manovra fortemente iniqua dal punto di vista sociale, ripeto, per finanziare un intervento pensionistico che nemmeno il governo ha ben definito.”
La battaglia sulla Manovra 2027 si sposta in Parlamento: risorse per la sanità pubblica contro le privatizzazioni
Il cammino della Manovra 2027 è solo alle primissime battute ed è cosa nota che l’iter parlamentare potrà portare a modifiche anche di rilievo.
Quali sono le priorità secondo il Senatore PD?
“Gli spazi di modifica parlamentare sono ridicoli: ci sono 120 milioni di euro in tutto da dividere tra maggioranza e opposizione. È evidente che con risorse così limitate si può fare molto poco in termini di vero cambiamento della manovra. Qui è il governo che deve mettere una mano sulla coscienza, l’altra mano sul portafoglio o comunque sui conti gestiti dalla Ragioneria Generale dello Stato, e tirare fuori le risorse che servono a correggere una manovra che è iniqua, inefficiente, del tutto inadeguata ad affrontare i nodi del Paese.”
Con margini di modifica parlamentare ridotti al lumicino (circa 120 milioni complessivi tra maggioranza e opposizione), la linea del Partito Democratico punta su riallocazioni di fondo.
Due le priorità assolute: il tema del costo dell’energia, tenuto conto dell’assenza di misure per famiglie e imprese. C’è solo il taglio del bollo auto, ritenuto insufficiente dal Senatore PD.
In aggiunta spicca la tutela del Servizio Sanitario Nazionale. Di fronte a un fondo sanitario incrementato di 2,4 miliardi – contro i 6,8 richiesti dalle Regioni e i 5,5 sollecitati dal Ministero – l’opposizione contesta la destinazione di 1,6 miliardi per voucher destinati all’acquisto di prestazioni presso strutture private.
Un emendamento PD chiederà di spostare integralmente questo miliardo e 600 milioni sul perimetro della sanità pubblica, portando le risorse a 4 miliardi effettivi per abbattere le liste d’attesa e arginare il fenomeno dei quasi 6 milioni di cittadini costretti a rinunciare alle cure.
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