di Diego Valminara
“La clausola di flessibilità Ue concessa, come per la difesa, anche sull’energia avrà bisogno di un passaggio parlamentare”. Lo afferma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al question time in Aula a Palazzo Madama. Secondo Giorgetti la commissione Ue “ha preso atto che gli Stati membri stanno affrontando la crisi energetica con misure che hanno costi fiscali non trascurabili, nonostante molti Paesi, inclusa l’Italia, abbiano finora gestito la situazione senza gravare sulla finanza pubblica, ovvero utilizzando coperture finanziarie per compensare le misure di contrasto al caro vita”. E’ stata quindi riconosciuta – prosegue Giorgetti – “la possibilità che la clausola richiederà evidentemente un passaggio parlamentare”. Passaggio in cui “si discuterà il quantum e la destinazione”.
Non abbiamo vinto derby con Ue ma sono soddisfatto
“Non è che si è vinto il derby. Ma io posso dire di esser soddisfatto. Di aver girato mezza Europa e di aver portato questo risultato per le famiglie italiane. Dovremo usare saggiamente queste risorse”. “Sono soddisfatto di aver lavorato seriamente, silenziosamente e aver girato mezza Europa per portare questo risultato a favore delle famiglie e delle imprese italiane – rileva Giorgetti rispondendo a un’interrogazione sulla flessibilità concessa dall’Ue per l’energia – dovremo usare saggiamente queste disponibilità” e destinare al meglio queste risorse. “La realtà è che l’Italia si è presa una resposabilità – osserva ancora Giorgetti – sono contento che l’approccio della commissione Ue non sia stato meramente burocratico”. “Ora, dove prenderemo i soldi? E’ chiaro che, per la definizione stessa della clausola di deroga, significa in qualche modo aumentare i livelli di deficit – spiega Giorgetti – noi siamo tra i pochi Paesi che ha rispettato e sta rispettando, e sta più che rispettando il sentiero di spesa dal 2026. Questo ci offre, paradossalmente, un’ulteriore possibilità per venire incontro ai problemi di famiglie e di imprese”. Questo – continua Giorgetti – “non sarà fatto chiaramente nel chiuso delle stanze di un ministero o del governo. La richiesta di una clausola di esclusione dal Patto imporrà evidentemente anche un confronto col Parlamento”. Ed è qui che Giorgetti ricorda il passaggio parlamentare sulla flessibilità Ue per l’energia: “Spero che questo confronto in Parlamento sarà ispirato dalle migliori prassi e dalle migliori intelligenze che con serietà si metteranno al lavoro”.
Salvini, ok Ue a flessibilità minimo sindacale, non è punto di arrivo
“Avevamo detto che non era possibile che l’Europa ci permettesse di spendere miliardi per acquistare armi e non per sostenere famiglie e imprese in difficoltà” a causa del caro energia, “quindi avevamo detto che avremmo fatto da soli qualora non ci fosse stato concesso quello che è un diritto”, ovvero maggiora flessibilità, “ci viene concesso, bene”. Così il vicepremier e segretario della Lega, Matteo Salvini, a margine di un evento a Palazzo Wedekind, a Roma. “Ho letto altre raccomandazioni” dell’Ue, “ad esempio a mettere una tassa in più sulla casa. No, grazie”, prosegue il titolare del Mit spiegando che “utilizzeremo almeno per il sistema produttivo che è in difficoltà fondi nostri, perché non abbiamo chiesto fondi europei, fondi francesi o fondi tedeschi. Che l’Europa ci permetta di spendere i nostri soldi per aiutare la nostra gente, mi sembra minimo sindacale. Altre indicazioni le ascoltiamo con interesse, ma agiremo in testa nostra”. L’apertura di Bruxelles alla flessibilità per l’energia, sottolinea quindi Salvini, “la prendiamo come punto di partenza, non sicuramente come un punto d’arrivo”. “Vediamo quali sono i criteri per cui possiamo aiutare gli italiani, oltre che comprare armi, e una volta che leggeremo i criteri vedremo come andare avanti. Diciamo che conto che sia superata l’ideologia pseudo-green per cui bisogna andare tutti in giro a piedi o con l’auto elettrica. I nostri soldi li spendiamo per aiutare famiglie e imprese che hanno bisogno di investire, innovare. Non c’è solo l’elettrico nel nostro futuro, c’è anche l’elettrico, ma non solo l’elettrico”, conclude.
Conte: “Meloni esulta ma Ue distrugge con polpetta avvelenata 4 anni governo”
Per l’Italia l’approvvigionamento passa dalla strada della transizione, il Green Deal, “che non è una transizione ideologica, è pragmatica e concreta”. Così il presidente M5S Giuseppe Conte parlando agli Stati Generali Europei sulla Cultura della Sostenibilità. “Ci troviamo con un governo che riesce a dire tutto è il contrario di tutto – aggiunge -. Pensate che hanno scritto letterine a destra e a sinistra alla Commissione Europea per ottenere, di poter spendere per ridurre i costi energetici che sono alle stelle e sono insostenibili per famiglie e imprese”. “Adesso paradossalmente l’Europa dà uno schiaffo pazzesco all’Italia – prosegue -. Perché dice innanzitutto di continuare a spendere sulle armi, qui non si scherza, avete firmato per investire sulle armi anche al di là dei vincoli di bilancio, adesso vi concediamo solo investimenti sulle rinnovabili. Cioè, in pratica Meloni che oggi canta vittoria, fa dei video che a me sembrano assurdi, e si vanta di aver ottenuto dall’Europa un vincolo serio a realizzare e riprendere quella transizione che loro chiamavano ideologica e invece è pragmatica e concreta verso il Green. Non solo, l’Europa ha accompagnato questo vincolo a investire nel green con sei raccomandazioni, una polpetta avvelenata che distrugge completamente 4 anni di governo”. “Con altri cinque anni di governo Meloni saremmo completamente emarginati dall’Europa e dal mondo. Rischiamo di uscire dal G7”, aggiunge l’ex premier.
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