Sarà un Comitato direttivo centrale tutt’altro che ordinario quello che sabato tornerà a riunirsi in Cassazione dopo la pausa estiva. Esattamente tra una settimana, a poco più di un mese dal rinnovo del Csm e con le correnti della magistratura già in piena campagna elettorale, sul tavolo del parlamentino dell’Anm finiranno alcune delle questioni più controverse degli ultimi mesi, a partire dall’avanzamento dei lavori in vista del Congresso di fine novembre.
L’appuntamento è fissato per le 10 in Cassazione e il calendario si annuncia fitto. Tra i punti più rilevanti, a cui guarderanno anche da Palazzo Bachelet, c’è l’iniziativa dello scorso 14 luglio delle consigliere laiche di centrodestra del Csm, Claudia Eccher e Isabella Bertolini, che hanno chiesto l’apertura di una pratica per valutare «l’eventuale rilevanza» professionale e disciplinare «della condotta del dottor Rocco Maruotti» che a detta delle due nel corso dell’ultimo Cdc del 4 luglio avrebbe «formulato gravi dichiarazioni, mettendo in discussione l’indipendenza del Presidente della Scuola superiore della magistratura, professor Mauro Paladini».
Il segretario dell’Anm, nella sua relazione, aveva riferito con toni pacati che «non poteva non stupire che la sostituzione della professoressa Sciarra con un autorevole professore, che però aveva legittimamente sostenuto le posizioni di quella parte della politica che, non solo a nostro giudizio, con la riforma costituzionale del Consiglio superiore mirava a mettere in crisi l’equilibrio tra i poteri dello Stato, ovviamente ha suscitato ulteriori perplessità sotto il profilo dell’apparenza, di autonomia, indipendenza del direttivo della Scuola dalla politica. Ebbene, a tutte queste domande non abbiamo avuto alcuna risposta soddisfacente, risposte che invece sappiamo essere custodite nel verbale del 18 marzo 2026 e che ci auguriamo di poter leggere il prima possibile».
Dopo l’iniziativa delle due consigliere del Csm a Maruotti era giunta «la piena solidarietà» di tutta la Giunta dell’Anm, formata da esponenti di tutti i gruppi, tranne che dei CentoUno. Poi era arrivato sostegno anche dalle giunte territoriali. Il gesto di Bertolini ed Eccher era stato giudicato «grave ed inaccettabile» dall’Anm in quanto lesivo della libertà degli organi del “sindacato” delle toghe di esprimere le proprie posizioni. «Colpire il segretario generale per l’esercizio del suo mandato significa colpire l’Anm», scrisse in una nota l’organo direttivo presieduto da Giuseppe Tango. E del diritto a manifestare il proprio pensiero senza il timore di intimidazioni da parte dell’organo di governo autonomo della magistratura si discuterà sabato. Collegato a questo punto c’è poi quello più ampio della «proposta Gec di presentare istanza di accesso civico al direttivo della Scuola superiore della magistratura al fine di prendere cognizione del contenuto di tutti i verbali del predetto direttivo quantomeno a partire dalla data di insediamento dello stesso».
La polemica era nata da una raccolta firme, poi trasformata in una richiesta di accesso agli atti e persino in un ricorso al Tar, finanziato dalla stessa Anm, sulla scorta di un ragionamento di fondo: la convinzione che dietro la nomina di Paladini si celasse il tentativo di colonizzare la formazione dei magistrati imponendo una svolta a destra. Nel mirino erano finiti, in particolare, il verbale della nomina di Paladini, con le successive dimissioni di Silvana Sciarra, la presidente non riconfermata in occasione di quel voto. La richiesta era stata respinta per ragioni di privacy, suscitando inoltre le perplessità di Paladini, che aveva sottolineato come quei verbali, nonostante quanto previsto dallo Statuto, non fossero mai stati resi pubblici dai direttivi che lo avevano preceduto, compresi quelli di cui avevano fatto parte alcuni dei firmatari. Il 12 agosto il Garante per la privacy, interpellato da Paladini, ha chiarito che i verbali non possono essere consegnati integralmente senza una preventiva valutazione dei dati personali contenuti negli atti.
Il provvedimento sarà reso pubblico nei prossimi giorni, probabilmente prima dell’assemblea dell’Anm. Nel frattempo, sono stati forniti i primi chiarimenti: i documenti, ha spiegato il Garante, non contengono soltanto le decisioni del direttivo, ma anche interventi, opinioni e valutazioni personali, in alcuni casi riconducibili alle categorie particolari di dati tutelate dall’articolo 9 del Gdpr. Con l’accesso civico generalizzato, quelle informazioni diventerebbero conoscibili da chiunque. Motivo per cui prima di renderle pubbliche sarà necessario esaminare i verbali uno per uno e stabilire quali parti possano essere diffuse e quali debbano restare protette.
L’ultimo e forse più delicato dei punti all’ordine del giorno riguarda la «richiesta di chiarimenti in merito alle dichiarazioni rese in sede di plenum del Csm in occasione della procedura per la nomina del procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo». È un passaggio tutt’altro che marginale, perché consente finalmente di discutere di una denuncia avanzata durante quel dibattito in plenum: la presunta esistenza di pressioni per impedire che Sebastiano Ardita diventasse il numero due di via Giulia. Pressioni, dunque, che avrebbero condizionato le libere determinazioni dei togati e delle correnti a cui appartengono. Sono soprattutto due le dichiarazioni sulle quali si chiede di fare luce, come da pubblica richiesta del sostituto della Dna Nino Di Matteo. La prima è quella di Eligio Paolini, togato di Magistratura indipendente, che si era domandato quale fosse «il motivo per cui questa pratica sembra essersi trasformata da procedura finalizzata a nominare il candidato migliore, secondo scienza e coscienza, in una pratica finalizzata esclusivamente a impedire che il candidato Ardita prevalga». La seconda, ancora più esplicita, è quella dell’indipendente Andrea Mirenda, che aveva fatto riferimento a una evidente «battaglia politica sottesa alla contrapposta» e a «pressioni ad ogni livello».
Tre vicende diverse, dunque, ma attraversate dallo stesso tema: il confine tra confronto interno e politica. Sarà questo, più delle singole polemiche, il punto vero del dibattito di sabato. Anche perché, a poco più di un mese dal rinnovo del Csm, capire quanto le pressioni denunciate, le contestazioni e le contrapposizioni degli ultimi mesi abbiano già iniziato a pesare sugli equilibri della magistratura significa anche capire con quale clima le toghe si preparano a scegliere il prossimo Consiglio superiore.
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