#Finsubito news – Idee in movimento – AI e Digitalizzazione


Abbiamo chiesto ai partecipanti del gruppo di lavoro AI e digitalizzazione del lavoro del Piano Operativo 24-28 di condividere motivazioni, esperienze e insegnamenti maturati in questi primi due anni di percorso. Ecco che cosa ci hanno raccontato Jader Sabbi (director business & technology advisor), Umberto Auxilia (insurance and welfare senior advisor), Gianluca Frisone (c-level and entrepreneur), Vittorio Pettonati (senior it project manager & eu project officer presso AIOTI – Alliance for AI, IoT and Edge Continuum Innovation)

Perché hai scelto di investire tempo ed energie in questo gruppo di lavoro del Piano Operativo di Manageritalia?

Sabbi «Ho scelto di investire in questo gruppo perché ho riconosciuto che l’AI non è una questione tecnologica, ma una sfida di modello di sviluppo. Il tema centrale non è se adottare l’intelligenza artificiale, bensì il governo dei suoi impatti e il tipo di lavoro e organizzazione che vogliamo costruire. In Manageritalia ho trovato un’associazione che pone questa domanda fondamentale: vogliamo che l’AI rafforzi logiche di controllo e dipendenza, oppure abilitare autonomia, responsabilità e qualità del lavoro? Questa è una scelta manageriale ed etica. Nel Piano Operativo, Manageritalia ha individuato “”AI & Digitalizzazione”” come tema fondativo, riconoscendo che l’innovazione non è un’iniziativa temporanea ma una dimensione strutturale, permanente e trasversale. Ho apprezzato soprattutto che il gruppo valorizzasse il ruolo del manager come punto di snodo della trasformazione: non un semplice utilizzatore di tecnologie, ma il soggetto che decide consapevolmente come integrarle nelle organizzazioni. Questo richiede una leadership capace di governare l’innovazione, bilanciando efficienza e valore umano. La molteplicità di manager provenienti da tutta Italia con percorsi professionali e culturali diversi ha rappresentato un arricchimento straordinario. Questa comunità ha permesso di costruire riflessioni ancorate alle realtà concrete delle imprese e delle organizzazioni, trasformando idee in proposte operative credibili. L’impegno di Manageritalia come interlocutore attivo presso le istituzioni, per promuovere un approccio umano-centrico e politiche di formazione e reskilling, rappresentava esattamente il contributo di cui il nostro paese aveva bisogno».

Auxilia «Dopo aver partecipato nel 2023, ad una serie di incontri organizzati da Manageritalia Liguria, Associazione a cui sono iscritto, ed avente quale argomento “Il Futuro del Lavoro nell’era dell’Intelligenza Artificiale”, avevo sviluppato profondo interesse su tale argomento specie per quegli aspetti che riguardavano una delle mie esperienze lavorative quale Direttore delle Risorse Umane e Formazione; in estrema sintesi mi chiedevo quale impatto tale tecnologia avrebbe determinato o stava determinando nel mondo del lavoro e quali le conseguenze sulle risorse umane di una azienda».

Frisone «Il tema della Intelligenza Artificiale, integrato con quello della Robotica Umanoide, ha cominciato ed avrà un forte impatto Sociale, Culturale ed Economico nella Società Italiana e Mondiale. Quindi partecipare al GdL del Piano Operativo di ManagerItalia, ha fornito la possibilità di confrontarsi e pensare alla Governance del Cambiamento, non come parte passiva, ma attiva».

Pettonati «Partecipare al gruppo del Piano Operativo rappresenta un’opportunità concreta per guidare la trasformazione digitale nell’ecosistema manageriale italiano. Investire tempo in questa iniziativa significa plasmare attivamente l’adozione delle tecnologie emergenti, promuovendo una cultura dell’innovazione diffusa. La digitalizzazione non è solo una sfida tecnica, ma una leva strategica per modernizzare i processi decisionali e sostenere la crescita competitiva della nostra rete dirigenziale».

Qual è il principale valore che questa esperienza ti ha restituito?

Sabbi «Il valore principale è aver consapevolizzato che governare l’AI significa affrontare contemporaneamente tre dimensioni interconnesse: il lavoro, la managerialità e le politiche di sistema. Non si tratta di tre ambiti separati, ma di un ecosistema integrato dove le scelte prese in una dimensione impattano le altre. Sul piano del lavoro, ho compreso che l’AI sta modificando i contenuti, i tempi e le modalità operative. Riduce l’esecutività ma pone rischi di nuove forme di controllo e perdita di senso. Il valore di questa riflessione collettiva è stato trasformare questa consapevolezza in una visione positiva: l’AI può e deve diventare una leva per aumentare la qualità e l’autonomia, valorizzando le competenze e sostenendo un’evoluzione consapevole del lavoro. Sul piano manageriale, ho acquisito che il mio ruolo non è quello di implementare tecnologie, ma di guidare culturalmente l’innovazione, assumendomi una responsabilità etica e organizzativa nelle scelte. Questo richiede sviluppare competenze diverse: non solo capacità tecnica, ma anche consapevolezza strategica degli impatti. Infine, ho apprezzato come il gruppo abbia concretizzato le riflessioni in proposte operative: la creazione di un osservatorio permanente per monitorare gli impatti dell’AI sul lavoro, il supporto agli associati nell’acquisizione di nuove competenze, il potenziamento della formazione culturale sull’innovazione. Mi porto a casa la certezza che il lavoro fatto genererà risultati tangibili per Manageritalia e per gli associati».

Auxilia «L’essere consapevole che su questo tema fondativo, ci sono ancora tante cose da mettere in cantiere sia per la materia nello specifico che per l’inevitabile trasversalità del tema rispetto a tutti i temi fondativi del Piano Operativo; ciò non solo per chi già lavora ma principalmente per coloro che prenderanno il nostro posto, affinché questi ultimi non possano recriminare nei nostri confronti di non aver messo a sistema quegli accorgimenti e quelle precauzioni atte a far sì che la macchina non prevarichi sull’uomo, destinando l’intelligenza artificiale alla gestione dell’efficienza operativa e lasciando al manager il compito più nobile e difficile della gestione della relazione e della fiducia».

Frisone «Dal confronto di esperienze, metodologie e visioni diverse, si è riuscito ad evitare di cadere nel banale ed ovvio, oggi molto diffuso sul tema specifico e si è arrivati ad una sintesi delle variabili impattate dalla AI Generativa e dalla Robotica, da governare e monitorare come Importante Corpo Intermedio della Società Italiana».

Pettonati «Il valore principale risiede nella contaminazione di competenze e nell’opportunità di confrontarsi con visioni multidisciplinari. Integrare l’Intelligenza Artificiale nelle dinamiche di governance e leadership richiede una profonda comprensione dei fattori umani ed etici. Questa esperienza ha rafforzato l’importanza del network professionale come motore di accelerazione per la trasformazione digitale, evidenziando il ruolo del manager come facilitatore di cambiamento».

Cosa ti porti a casa anche per la tua professione?

Sabbi «Mi porto a casa una consapevolezza trasformativa: l’AI deve essere al servizio del lavoro, non il contrario. La sfida non è come l’AI governa le persone, ma come i manager possono usarla per amplificare e favorire il lavoro umano, la qualità della vita lavorativa e lo sviluppo professionale. Il primo insegnamento pratico riguarda la gestione delle persone. Ogni scelta tecnologica che introduco deve passare il filtro di una domanda semplice ma radicale: questa AI aumenterà l’autonomia, le competenze e la dignità del mio team, oppure comporterà controllo, standardizzazione e perdita di senso? Manageritalia ci ha insegnato che non dobbiamo permettere derive di utilizzo distorto o esclusivamente estrattivo dell’IA. Il mio ruolo è proprio proteggere il lavoro da questi rischi. Sul piano dei processi organizzativi, ho compreso che l’innovazione deve essere trasversale e strutturale, ma sempre orientata a valorizzare le persone. Questo richiede che i contratti collettivi, la formazione, i modelli organizzativi e i servizi evolvano insieme, per garantire che i diritti fondamentali del lavoro—trasparenza, supervisione umana, dignità—siano concretamente tutelati. Come manager, devo portare nei tavoli istituzionali e nelle mie scelte quotidiane il punto di vista concreto di chi lavora: non subire passivamente l’AI, ma governarla attivamente per favorire la qualità della vita lavorativa. L’impegno che mi porto a casa è personale e professionale: continuare a sviluppare leadership consapevole, capace di usare l’innovazione come strumento per amplificare il talento umano, mai come sostituto. Grazie al lavoro collettivo di Manageritalia, ho compreso che questa non è solo un’opzione etica, ma una necessità strategica per costruire organizzazioni veramente competitive e sostenibili, dove le persone rimangono al centro della trasformazione».

Auxilia «Poter confrontarmi con tanti colleghi su tale materia ha rafforzato in me la convinzione che lavorare in gruppo permette di combinare idee, esperienze e prospettive diverse, stimolando la creatività e generando soluzioni innovative che difficilmente emergerebbero lavorando da soli. Il poter attingere dalle varie esperienze professionali e il confronto costruttivo tra i membri del gruppo di lavoro con formazioni differenti hanno ampliato le mie conoscenze e ha favorito l’esplorazione di nuovi orizzonti professionali».

Frisone «La necessità di anticipare gli impatti, sia professionali che personali, emergenti dalla integrazione delle AI e della Robotica Umanoide nella vita quotidiana e lavorativa. La capacità e la velocità di adattamento personale, dei processi lavorativi e dei mercati, alla AI e Robotica, non sarà più un “Nice to Have”, ma un “Must”. L’approccio e la governance non più settoriale, ma trasversale a tutto tondo sulla Società e le Imprese, differenzierà chi si integrerà al cambiamento, da chi ne sarà cancellato».

Pettonati «Porto nel mio percorso quotidiano una visione integrata dell’innovazione, in cui l’IA e il digitale si fondono con la leadership strategica. L’esperienza conferma quanto la collaborazione a livello europeo e l’allineamento degli ecosistemi siano fondamentali per tradurre la tecnologia in impatto reale. La capacità di orchestrare progetti complessi si arricchisce così di nuove prospettive di governance, essenziali per guidare la transizione con visione».


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