#Finsubito news – Pensione anticipata invalidi 80%: requisiti 2026 e 2027


In breve. La pensione anticipata per invalidi all’80% (il nome esatto è “pensione di vecchiaia anticipata”) permette ai lavoratori dipendenti del settore privato di smettere di lavorare a 61 anni gli uomini e a 56 anni le donne, invece che a 67. Servono almeno 20 anni di contributi, un’invalidità pari o superiore all’80% riconosciuta dai medici INPS e l’attesa di una finestra di 12 mesi prima del primo assegno. Dal 2027 l’età salirà di un mese (61 anni e 1 mese e 56 anni e 1 mese), dal 2028 di tre mesi. Chi ha un’invalidità sopra il 74% ha poi diritto, a richiesta, a 2 mesi di contributi in più per ogni anno di lavoro, fino a 5 anni.

Cos’è la pensione anticipata per invalidi all’80%?

È una pensione di vecchiaia con un’età più bassa. Nasce dall’art. 1, comma 8, del D.Lgs. 503/1992, la riforma Amato, che alzò l’età della pensione di vecchiaia ma stabilì che quell’aumento «non si applica agli invalidi in misura non inferiore all’80 per cento». Chi rientra in questa categoria conserva quindi l’età in vigore prima del 1993: 60 anni per gli uomini e 55 per le donne.

A quei valori di partenza si sono aggiunti nel tempo gli adeguamenti alla speranza di vita, e per questo oggi si parla di 61 e 56 anni. Non è una prestazione assistenziale come la pensione di invalidità civile, che dipende dal reddito: è una pensione vera e propria, pagata con i contributi che hai versato lavorando. L’INPS, nella circolare 10/2020, la chiama appunto «pensione di vecchiaia anticipata» e la liquida a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti.

Quali sono i requisiti della pensione anticipata invalidi 80?

La circolare INPS 10/2020 riassume i requisiti in quattro punti. Devono esserci tutti:

  1. Un’invalidità pari o superiore all’80%, accertata dall’INPS.
  2. Un’età di 55 anni per le donne e 60 per gli uomini, più gli aumenti per la speranza di vita. Nel 2026 fanno 56 e 61 anni.
  3. Almeno 20 anni di contributi nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti dell’INPS.
  4. Una finestra di 12 mesi: la pensione parte dopo un anno da quando hai completato l’ultimo dei requisiti, che sia l’età, i contributi o il riconoscimento sanitario.

A questi si aggiunge una condizione: per avere la pensione di vecchiaia devi chiudere il rapporto di lavoro dipendente (art. 1, comma 7, D.Lgs. 503/1992). Puoi continuare a lavorare durante la finestra e dimetterti in tempo per la data di decorrenza.

L’età richiesta cambia di anno in anno.

Fonte: INPS, scheda Pensione di vecchiaia aggiornata a giugno 2026; circolare INPS 10/2020 per i contributi e la finestra.

Cosa cambia dal 2027 con la legge di bilancio 2026?

Il decreto del Ministero dell’Economia del 19 dicembre 2025 ha aumentato di 3 mesi tutti i requisiti di età legati alla speranza di vita a partire dal 2027. La legge di bilancio 2026 (Legge 199/2025, art. 1, comma 185) ha diluito l’aumento: un mese nel 2027 e i tre mesi pieni dal 2028. L’INPS lo ha spiegato nella circolare 28 del 16 marzo 2026.

Le esenzioni previste dalla stessa legge riguardano chi fa lavori gravosi o usuranti, non gli invalidi. Per la pensione anticipata degli invalidi all’80% l’aumento quindi vale: l’INPS indica 61 anni e 1 mese per gli uomini e 56 anni e 1 mese per le donne nel 2027, 61 anni e 3 mesi e 56 anni e 3 mesi nel 2028. I 20 anni di contributi e la finestra di 12 mesi restano uguali.

Un esempio. Lucia lavora come impiegata in un’azienda privata dal 1990, ha 26 anni di contributi e l’INPS le ha riconosciuto un’invalidità dell’85%. Compie 56 anni a giugno 2027. Dato che nel 2027 serviranno 56 anni e 1 mese, matura il requisito a luglio 2027. Con la finestra di 12 mesi la pensione non può partire prima di luglio 2028.

L’invalidità civile all’80% basta per andare in pensione prima?

No, ed è il motivo più frequente dei rifiuti. Il verbale di invalidità civile rilasciato dalla commissione ASL o INPS misura la riduzione della capacità lavorativa secondo le tabelle ministeriali. Per la pensione di vecchiaia anticipata serve invece un accertamento fatto dai medici INPS ai fini previdenziali: la scheda INPS parla di lavoratori «riconosciuti dall’INPS invalidi in misura pari o superiore all’80%».

In pratica, quando presenti la domanda vieni chiamato a una visita medico-legale INPS. La commissione non è vincolata alla percentuale del tuo verbale di invalidità civile e può arrivare a un valore diverso, più alto o più basso. Il verbale civile resta utile come documentazione sanitaria da portare alla visita, insieme a cartelle cliniche ed esami recenti. La percentuale del verbale civile si ricava invece dalla tabella delle percentuali di invalidità del 1992.

Chi è escluso dalla pensione anticipata per invalidità?

La misura è pensata per una platea precisa. Restano fuori:

  • i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti) e gli iscritti alla Gestione separata: la norma riguarda chi è iscritto all’assicurazione generale obbligatoria come lavoratore dipendente e i 20 anni devono stare nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti;
  • i dipendenti pubblici iscritti alle casse ex INPDAP, per i quali vale il limite ordinamentale di 65 anni. La circolare 10/2020 si occupa solo dei dipendenti pubblici che sono iscritti al Fondo lavoratori dipendenti e hanno un assegno ordinario di invalidità;
  • chi ha cominciato a versare dal 1° gennaio 1996, cioè chi è interamente nel sistema contributivo. La scheda INPS colloca questa regola tra quelle per chi ha contributi precedenti al 1996, e nella prassi l’INPS respinge le domande dei cosiddetti contributivi puri.

Se hai una carriera mista, con anni da dipendente e anni da autonomo, conta che i 20 anni siano nel Fondo lavoratori dipendenti. Prima di fare domanda conviene far controllare l’estratto conto contributivo da un patronato.

Come funzionano i 2 mesi di contributi in più per ogni anno di lavoro?

È un vantaggio diverso dalla pensione di vecchiaia anticipata e con una soglia più bassa. L’art. 80, comma 3, della Legge 388/2000 riconosce ai lavoratori sordi e agli invalidi «per qualsiasi causa» con un’invalidità superiore al 74% (oppure ascritta alle prime quattro categorie della tabella A delle pensioni di guerra) due mesi di contribuzione figurativa per ogni anno di servizio effettivamente svolto presso pubbliche amministrazioni, aziende private o cooperative. Il tetto è di cinque anni.

Alcune cose da sapere:

  • si chiama anche “maggiorazione contributiva” e non arriva da sola: va chiesta all’INPS, di solito insieme alla domanda di pensione;
  • riguarda il lavoro dipendente, pubblico o privato, mentre la norma non parla del lavoro autonomo;
  • per la legge è utile «ai soli fini del diritto alla pensione e dell’anzianità contributiva»: serve soprattutto ad arrivare prima ai requisiti. Se e quanto incida sull’importo dipende dalla tua storia contributiva, e conviene farselo calcolare;
  • il tetto di 5 anni si raggiunge con 30 anni di lavoro con l’invalidità riconosciuta (30 per 2 mesi fa 60 mesi).

Facciamo i conti. Marco ha un’invalidità del 76% e lavora da dipendente da 18 anni con quell’invalidità già riconosciuta. Gli spettano 36 mesi, cioè 3 anni di contributi in più. Se un giorno avrà anche l’80% accertato dall’INPS, quei 3 anni lo aiutano a raggiungere i 20 anni richiesti per la vecchiaia anticipata.

Quali altre strade ha chi ha un’invalidità tra il 74% e il 79%?

Sotto l’80% la vecchiaia anticipata non è possibile, ma ci sono altre uscite. La tabella mette a confronto le principali.

Fonti: Normattiva; INPS, circolari 10/2020 e 28/2026, scheda Pensione di vecchiaia.

Chi ha più del 74% può valutare anche l’APE sociale, un’indennità ponte fino alla pensione di vecchiaia che richiede 30 anni di contributi. È una misura sperimentale prorogata di anno in anno: prima di contarci verifica sul sito INPS che sia attiva nell’anno in cui fai domanda. Se la tua capacità di lavoro è del tutto annullata, cioè in caso di inabilità al lavoro totale, la strada è invece la pensione di inabilità.

Come si fa domanda?

  1. Controlla l’estratto conto contributivo nel Fascicolo previdenziale su MyINPS: verifica di avere 20 anni nel Fondo lavoratori dipendenti e contributi precedenti al 1996.
  2. Raccogli la documentazione sanitaria: verbale di invalidità civile se ce l’hai, cartelle cliniche, referti specialistici recenti.
  3. Presenta la domanda di pensione di vecchiaia online sul sito INPS, tramite il Contact center (803 164 da rete fissa, 06 164 164 da cellulare) o con un patronato, che la presenta gratis. Se vuoi anche la maggiorazione dei 2 mesi, chiedila nella stessa occasione.
  4. Vai alla visita medico-legale INPS quando arriva la convocazione.
  5. Dimettiti in tempo: il rapporto di lavoro dipendente deve essere chiuso alla data in cui parte la pensione.

Il percorso è più tecnico di una normale domanda di pensione, perché incrocia contributi, età e accertamento sanitario. Un patronato può fare il conteggio preciso prima che tu ti dimetta, ed è il passaggio che evita gli errori più costosi.

Domande frequenti

A che età va in pensione un invalido all’80%?

Se è un lavoratore dipendente privato con almeno 20 anni di contributi, nel 2026 a 61 anni se uomo e a 56 anni se donna. Nel 2027 servirà un mese in più, nel 2028 tre mesi. Dopo aver maturato i requisiti bisogna aspettare 12 mesi per il primo assegno.

Quanti contributi servono per la pensione anticipata con invalidità all’80%?

Almeno 20 anni nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti dell’INPS. Contano anche i contributi figurativi, compresi quelli della maggiorazione per gli invalidi oltre il 74%. I contributi versati come autonomo non valgono per questo requisito.

La pensione anticipata per invalidità al 80% spetta ai dipendenti pubblici?

Di regola no. Riguarda chi è iscritto all’assicurazione generale obbligatoria come lavoratore dipendente, quindi in pratica i dipendenti privati. I dipendenti pubblici delle casse ex INPDAP restano legati ai requisiti ordinari e al limite di 65 anni della loro amministrazione.

Posso andare in pensione a 56 anni se sono una lavoratrice autonoma invalida all’80%?

No. Artigiane, commercianti e coltivatrici dirette non possono usare questa pensione, perché la norma riguarda i lavoratori dipendenti. Puoi però valutare con un patronato altre strade, come l’assegno ordinario di invalidità se la tua capacità di lavoro è ridotta a meno di un terzo.

Ho iniziato a lavorare nel 1998: posso avere la vecchiaia anticipata per invalidità?

Secondo l’INPS no, perché questa regola vale per chi ha contributi versati prima del 1° gennaio 1996. Chi è interamente nel sistema contributivo può guardare alla pensione anticipata a 64 anni con 20 anni di contributi, se l’assegno raggiunge l’importo minimo previsto, o, con un’invalidità almeno del 74%, alla strada dei lavoratori precoci.

La finestra di 12 mesi si può evitare?

No, fa parte dei requisiti. I 12 mesi partono dall’ultimo requisito raggiunto: se compi l’età ma l’invalidità viene riconosciuta dopo, l’attesa parte dalla data del riconoscimento. Durante la finestra puoi continuare a lavorare.

Prendo l’assegno ordinario di invalidità: cosa succede a 61 anni?

L’assegno ordinario di invalidità si trasforma in pensione di vecchiaia quando hai i requisiti (art. 1, comma 10, Legge 222/1984). La circolare INPS 10/2020 precisa che tra questi requisiti rientra anche la vecchiaia anticipata per invalidi all’80%, se l’INPS ha accertato la percentuale e hai almeno 20 anni nel Fondo lavoratori dipendenti.

La pensione di vecchiaia anticipata per invalidi è più bassa?

La legge non prevede tagli o penalizzazioni: l’importo si calcola con le regole normali in base ai contributi versati. Dato che smetti prima, hai però meno anni di contributi e quindi di solito un assegno più basso di quello che avresti a 67 anni. Il patronato può farti una simulazione.

I 2 mesi di contributi in più valgono anche per chi ha il 75%?

Sì. La soglia della maggiorazione è un’invalidità superiore al 74%, quindi il 75% basta. Spettano 2 mesi per ogni anno di lavoro dipendente, fino a un massimo di 5 anni di contributi, e vanno chiesti all’INPS.

Se l’INPS mi riconosce meno dell’80% posso fare ricorso?

Sì. Contro l’esito dell’accertamento sanitario si può fare ricorso, e conviene farsi assistere da un patronato o da un avvocato, con documentazione medica aggiornata. Tieni presente che la percentuale del tuo verbale di invalidità civile non vincola i medici INPS.

Con l’invalidità al 100% si aggiungono altri diritti, dal lavoro alle agevolazioni fiscali. Tutto parte dalla domanda per ottenere l’invalidità civile, con il certificato del medico e la visita della commissione.

Fonti


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