#Finsubito news – Caos sul Fondo di fine carriera e diritti d’immagine di Aic e Aiac, le componenti che hanno candidato Galliani alla presidenza della Figc


Chi controlla davvero il Fondo di accantonamento delle indennità di fine carriera di calciatori e allenatori? E, soprattutto, come vengono amministrati e investiti i risparmi di coloro che lo alimentano? Sono interrogativi che, da oltre un anno, attendono risposte e che chiamano direttamente in causa Aic, Aiac e Figc, coinvolgendo questioni delicate come la gestione delle risorse, la concentrazione degli incarichi e i potenziali conflitti di interesse. Le due associazioni, che rappresentano rispettivamente calciatori e allenatori, detengono il 20% e il 10% dei voti federali e hanno candidato Adriano Galliani alla presidenza Figc nelle prossime elezioni del 14 dicembre. A questo peso politico corrispondono consistenti risorse economiche: tra il 2019 e il 2025, dei 213 milioni di euro di contributi distribuiti dalla Figc dalle diverse componenti, 41,5 milioni sono stati destinati all’Aic e 3,3 milioni all’Aiac. Ma è soprattutto intorno al Fondo di fine carriera che si concentrano le maggiori questioni. Alimentato dai contributi delle società (6,25%) e dei tesserati (1,25%), il patrimonio viene reinvestito attraverso Sport Invest 2000, società interamente controllata dal Fondo, con un capitale sociale di circa 32 milioni di euro e attiva nel settore degli investimenti immobiliari e finanziari.

Il Fondo

Da oltre un anno Beppe Dossena, Emiliano Viviano, Assocapp – l’associazione fondata da Andrea Ferrato e presieduta dallo stesso Dossena, che oggi conta su 1600 aderenti – Uil e centinaia di calciatori ed ex calciatori chiedono bilanci, rendicontazioni e informazioni trasparenti sulla destinazione delle somme accantonate. Dossena ha denunciato versamenti complessivi per 534 milioni di euro – come emerge dalla relazione di bilancio –  nell’arco di cinquant’anni, lamentando l’assenza di informazioni adeguate agli iscritti. Viviano ha ottenuto un provvedimento giudiziario favorevole all’accesso agli atti, contro il quale il Fondo si è opposto. Anche le sollecitazioni rivolte dalla Uil alla Figc non avrebbero prodotto risposte soddisfacenti. Sono stati presentati 23 esposti in 12 procure diverse. A rendere il quadro ancora più delicato è la concentrazione degli incarichi, come emerge dall’ultimo atto pubblico risalente al 2021. Leonardo Grosso ricopre contemporaneamente la presidenza del Fondo e quella di Sport Invest 2000. Umberto Calcagno, presidente dell’Aic, siede nei consigli di amministrazione di entrambe le strutture, mentre Renzo Ulivieri, presidente dell’Aiac, è vicepresidente del Fondo e consigliere di Sport Invest. Giannantonio Grazioli, direttore generale dell’Aic, fa parte sia del cda di Sport Invest sia di quello di Aic Service, la società commerciale e organizzativa dell’associazione. Anche il commercialista Guido Amico di Meane cumula diversi incarichi ed è direttore del Fondo. Una rete di ruoli sovrapposti che solleva inevitabili interrogativi sull’efficacia dei controlli, sull’indipendenza delle responsabilità, sui criteri adottati per gli investimenti e sulla trasparenza dei compensi. Sotto osservazione figura anche Carlo Sica, che nel triennio 2021-2024 avrebbe ricoperto contemporaneamente un incarico all’interno del Fondo e la presidenza del Tribunale federale nazionale: una concomitanza che pone questioni di opportunità e compatibilità. Non meno controverso è il ruolo della Figc. Il suo nome compare nello Statuto del Fondo, ma la Federazione non sembrerebbe esercitare effettivi poteri di gestione, vigilanza o controllo. La designazione dei vertici sarebbe, nella sostanza, riconducibile ad Aic e Aiac . Si delinea così una presenza federale che potrebbe suggerire una garanzia istituzionale senza che a essa corrispondano reali poteri di supervisione. Il principio è semplice: chi è chiamato a essere controllato non può trasformarsi nel controllore di se stesso. La questione investe anche il tema della concorrenza. L’attuale assetto potrebbe infatti garantire alle due associazioni una posizione privilegiata, limitando l’accesso di altre organizzazioni rappresentative e di operatori finanziari. Un aspetto reso ancora più sensibile dalla sanzione di 4,2 milioni di euro inflitta dall’Agcom alla Figc per abuso di posizione dominante, successivamente confermata dal Consiglio di Stato. Nel frattempo, il potere delle componenti tecniche si estende anche al settore della formazione. Da anni Aic e Aiac esercitano un’influenza significativa sul Settore Tecnico e sulla Scuola allenatori di Coverciano. Giancarlo Abete ha evidenziato la necessità di rivederne le responsabilità formative e di rafforzare la valorizzazione dei giovani. Anche il commissario Giovanni Malagò sarebbe intenzionato a ricondurre queste strutture sotto il controllo diretto della Figc, ridimensionando il peso delle associazioni. La questione, dunque, non riguarda soltanto le poltrone e gli equilibri elettorali, ma coinvolge centinaia di milioni di euro, diritti economici e risparmi appartenenti a migliaia di professionisti.

Gli immobili
Guarda caso, ad aprile scorso Aic e Aiac avevano sostenuto, senza particolari esitazioni, la candidatura di Malagò, poi eletto presidente della Figc a giugno con quasi il 70% dei voti. Ma oggi si pone un nuovo interrogativo: Aic e Aiac hanno deciso di cambiare cavallo, puntando su Galliani, per assicurarsi la continuità all’interno della Figc con la promessa vicepresidenza vicaria di Umberto Calcagno? All’interno delle due componenti, infatti, ora c’è un caos irrisolto. Le più controverse riguardano proprio il Fondo di fine carriera: un’associazione non riconosciuta, con bilanci che dal 1975 non sarebbero accessibili agli iscritti. A destare particolare preoccupazione sarebbero soprattutto i rendimenti, estremamente penalizzanti rispetto a quelli di mercato: dal 2007 in poi si attesterebbero intorno allo 0,37% annuo.  Esiste, inoltre, una differenza sostanziale rispetto al Tfr ordinario: mentre quest’ultimo viene erogato automaticamente al dipendente alla cessazione del rapporto di lavoro, le somme spettanti attraverso il Fondo di fine carriera devono essere richieste espressamente. In caso contrario, rimangono all’interno del Fondo, come sarebbe accaduto in numerosi casi, sopratutto dei tanti stranieri passati per l’Italia. Ogni anno il Fondo amministra circa 5 milioni di euro provenienti dalla Serie A e altri 5 milioni dalla Serie B, ai quali si aggiungono le risorse relative alla Lega Pro. Si tratta di cifre considerevoli, gestite senza che agli iscritti vengano fornite informazioni adeguate sulle modalità di amministrazione e sull’impiego finanziario del patrimonio. A rendere il quadro ulteriormente controverso è la presenza di Sport Invest 2000, società per azioni incaricata della gestione immobiliare del Fondo. Tre dipendenti e sei consiglieri per amministrare un patrimonio immobiliare,  che risulterebbe composto da appena sei unità. Avete letto bene: sei, non duecento. Un dato che impone una riflessione sull’effettiva necessità di una struttura societaria di questo tipo e sui relativi costi di gestione. Tra gli immobili figura un locale situato in via Gregorio VII, a Roma, al quale sarebbe stato attribuito un valore di 3,8 milioni di euro, nonostante si tratterebbe di un seminterrato. Chi ha stabilito una valutazione così elevata? La vicenda si intreccia con una proposta di acquisto presentata da una società maltese riconducibile al cardinale Angelo Becciu, accompagnata dal versamento di una caparra di 1,9 milioni di euro per l’acquisto della metà dell’immobile. Va ricordato che Becciu è stato condannato in primo grado per peculato e truffa nell’ambito del procedimento relativo all’acquisto del palazzo di Sloane Avenue, a Londra.

I diritti d’immagine
Aic e Aiac, inoltre, si finanzierebbero prevalentemente attraverso i diritti d’immagine dei calciatori, per un valore stimato di circa 15 milioni di euro all’anno. Un ulteriore aspetto controverso riguarda il fatto che molti degli stessi calciatori non sarebbero neppure consapevoli della cessione dei propri diritti d’immagine ad Aic Service e Aiac Service. È anche in questo contesto che si inserisce la questione dell’utilizzo delle immagini di calciatori e allenatori nei videogiochi Fifa e Pes. Al ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, al presidente del Coni Luciano Buonfiglio e ai vertici della Figc, a partire dai candidati Malagò e Galliani, spetta ora il compito di pretendere risposte chiare e verificabili. Chi controlla il Fondo? Chi verifica gli investimenti? Per quale ragione gli iscritti incontrano tante difficoltà nel conoscere la destinazione dei propri contributi? La trasparenza non può essere un principio da esibire negli statuti e da dimenticare quando qualcuno chiede di visionare i bilanci. Allo stesso modo, il potere associativo non può trasformarsi in una rendita sottratta a ogni effettiva verifica. Chi amministra risorse appartenenti ad altri ha il dovere di renderne conto. Sempre, non soltanto quando gli conviene.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link

Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

✨ Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.

เติมเกม