Trump ha perso il controllo sul conflitto con l’Iran?


di Giuliano Longo (*)

L’abbattimento dell’elicottero AH-64 Apache nel Golfo ha segnato il punto di rottura tra la retorica di Washington e la realtà sul terreno. Da quel momento, Donald Trump non ha più avuto, e in molti aspetti non ha mai avuto, il controllo effettivo della escalation con l’Iran.

 

Gli sviluppi del conflitto

Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno annunciato oggi di aver attaccato una base statunitense in Giordania, in seguito ai raid aerei americani contro obiettivi iraniani lungo lo Stretto di Hormuz in risposta a all’attaco all’ elicottero Apache.

L’esercito iraniano “ha preso di mira e distrutto quattro obiettivi principali, tra cui gruppi di caccia F-35 in una base aerea e il centro di comando militare statunitense” ad Azraq in Giordania, si legge in una dichiarazione pubblicata dai media statali.

L’esercito del Kuwait ha dichiarato stamattina di aver preso di mira “obiettivi aerei ostili” sul proprio territorio, dopo che Iran e Stati Uniti si sono scambiati attacchi aerei “Lo Stato maggiore dell’Esercito annuncia che i sistemi di difesa aerea kuwaitiani stanno attualmente prendendo di mira obiettivi aerei ostili”, ha affermato l’esercito senza specificarne la provenienza.

Il Ministero dell’Interno del Bahrein ha annunciato stamattina l’attivazione delle sirene antiaeree in seguito alle segnalazioni di un attacco iraniano contro una base statunitense nel Paese. “Le sirene sono state attivate”, ha dichiarato il dicastero su X esortando “cittadini e residenti a mantenere la calma e a cercare riparo nel luogo più vicino”. 
Le Guardie rivoluzionarie iraniane avevano poco prima annunciato di aver lanciato un attacco con droni contro una base Usa in Bahrein, in seguito agli attacchi americani contro obiettivi iraniani lungo lo Stretto di Hormuz. Abbiamo “attaccato la Quinta flotta statunitense”, ha aveva specificato l’esercito dell’Iran.

Gli Stati Uniti hanno ripreso gli attacchi contro già ieri alle 17 ora locale in risposta all’abbattimento dell’elicottero americano. Lo annuncia il Comando centrale Usa.

 L’agenzia di stampa iraniana Fars riferisce di diverse esplosioni udite nelle zone orientali della provincia di Hormozgan, tra cui Kuhistak, Sirik e Minab. Le fonti hanno anche segnalato attività di difesa aerea in alcune parti della provincia.

Gli stessi I media iraniani hanno riportato diverse esplosioni lungo la costa meridionale dell’Iran, vicino allo Stretto di Hormuz, dopo che Washington aveva annunciato attacchi aerei. Esplosioni sono state udite in diverse località nella provincia di Hormozgan, sull’isola di Qeshm e lungo la costa vicino allo Stretto di Hormuz, che secondo i media locali avrebbero coinvolto aerei da guerra statunitensi.

Donald Trump subito dopo l’abbattimento dell’elicottero aveva annunciato una risposta “molto potente”  ribadendo nel corso di una intervista ad Abc Trump ha detto che i nuovi attacchi “sono una risposta a ciò che hanno fatto al nostro elicottero la scorsa notte. Credo che la risposta debba essere molto forte, molto potente”.

 

 Le opinioni degli analisti: crollo della deterrenza percepita

 

Fino a ieri  la strategia americana si basava sul presupposto che l’Iran avrebbe evitato attacchi diretti per paura di una rappresaglia massiccia. L’abbattimento  dell’elicotter ha invece dimostrato il contrario. Come sottolineato da diversi analisti, una volta infranta questa barriera psicologica, le regole d’ingaggio imposte da Washington sono diventate inapplicabili. Gli attacchi successivi di missili e droni hanno seguito il ritmo deciso da Teheran, non da Trump.

 

Dopo l’Apache, le decisioni militari sono state prese in risposta agli eventi, non per guidarli. Le chiusure dello spazio aereo, le mobilitazioni regionali e i lanci di missili iraniani hanno imposto il loro calendario a Washington. L’ex segretario dell’Aeronautica Frank Kendall ha definito la situazione una “perdita di controllo” di Trump sulla guerra con l’Iran, definendola “un errore strategico di portata storica”.

 

Opposizione alla guerra della maggioranza degli americani e fallimento diplomatico

 

Il professor di scienze politiche Grant Reeher, citato dalla prestigiosa testata politica The Hill, osserva che l’escalation con l’Iran ha aperto “un momento di particolare pericolo” per Trump. A suo avviso, la combinazione di rincaro del petrolio, volatilità dei mercati e rischio di espansione regionale del conflitto ha il potenziale di far “aprire un’inondazione” nel consenso presidenziale, dopo una lunga erosione di supporto del suo consenso gra gli americani e si uoi stessi elettori.

 

Ali Vaez, direttore del programma Iran dell’International Crisis Group, ritiene  che le posizioni di Washington e Teheran siano ormai “irriconciliabili”: gli Stati Uniti chiedono la capitolazione sul nucleare e sui proxy – I gruppi armati filoirania in Medio Oriente ed in particolare Hezbollah –  mentre l’Iran ha dimostrato di poter colpire direttamente asset americani. Vaez ha dichiarato che i post di Trump sui social mostrano chiaramente “che ha perso il controllo e sta reagendo con rabbia”.

 

L’abbattimento dell’Apache non è stata quindi la causa del caos, ma la prova che il caos esisteva già. Da quel momento, l’amministrazione Trump ha gestito le conseguenze del conflitto più che condurne lo sviluppo, con analisti di primo piano che indicano una perdita strutturale di iniziativa strategica nei confronti dell’Iran sotituita  da reazioni emotive che creano confusione sulle reali intenzioni di Trump e dei vertici di Washington sulla conduzione e la conclusione di un conflitto.

 

(*)Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale

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