Di veterinari ce n’è e ci sarà sempre più bisogno. Ma con quali presupposti e con quali prospettive? Lo abbiamo chiesto a Sibyl Pezzotta di Purina
Quella del medico veterinario è una professione che oggi in Italia sta vivendo una fase di profonda trasformazione, stretta tra aspettative crescenti da parte dei pet owner, nuove esigenze organizzative e la necessità di acquisire competenze che vanno ben oltre la medicina tradizionale.
Di veterinari ce n’è e ci sarà sempre più bisogno. Ma con quali presupposti e con quali prospettive? Lo abbiamo chiesto a Sibyl Pezzotta, direttrice della divisione specialist di Purina, per entrare nel merito della tematica e per fotografare le opportunità legate alla professione dei veterinari.
Quanti veterinari pensate siano necessari in Italia per dare un buon servizio ai cittadini?
In Purina crediamo che la priorità sia l’efficienza e la qualità del servizio offerto in un mercato pet-care in continua evoluzione. L’Italia ha una popolazione di pet estremamente significativa – oltre 53 milioni di animali da compagnia e più della metà delle famiglie che vive con almeno un pet – e la richiesta di cure, prevenzione e supporto specialistico è in costante crescita.
Secondo stime basate sugli attuali indicatori di settore, i veterinari che oggi si occupano prevalentemente di animali da compagnia in Italia sarebbero circa 12.000. Il dato complessivo dei medici veterinari iscritti è infatti più ampio, perché include anche professionisti attivi in ambiti come Ats, università, aziende, grandi animali e cavalli.
La sfida, però, non è solo quantitativa. Come emerso dalla nostra ricerca, il tema centrale è la sostenibilità della professione: se un terzo dei giovani veterinari oggi dichiara che non sceglierebbe nuovamente questa carriera a causa dello stress e dei carichi di lavoro, significa che il sistema attuale fatica a trattenere i talenti.
Per dare un buon servizio ai cittadini servono professionisti che operino in condizioni di benessere, perché la qualità della cura del pet passa inevitabilmente attraverso la stabilità della professione e, di conseguenza, del singolo medico veterinario.
Oggi, inoltre, il ruolo del veterinario si sta ampliando: non è più solo una figura clinica, ma un punto di riferimento continuativo per le famiglie, dalla prevenzione alla nutrizione, fino al supporto comportamentale e alla gestione del benessere animale.
Quali sono le zone geografiche più scoperte? Quelle più oberate?
Centro e Sud evidenziano criticità strutturali che sembrano essere trasversali più che localizzate in singole regioni. Il dato più rilevante non riguarda tanto la geografia, quanto il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro.
I giovani veterinari percepiscono un carico di lavoro elevato (segnalato da intervistati 2 su 3) e una difficoltà cronica nel mantenere l’equilibrio vita-lavoro. Allo stesso tempo, cresce il numero di famiglie che considera il pet un membro centrale del nucleo familiare, con aspettative sempre più alte in termini di disponibilità, qualità del servizio e continuità della cura.
Questo suggerisce che le aree a più alta densità di popolazione e con maggiore presenza di animali da compagnia possano essere quelle maggiormente oberate dal punto di vista della pressione sui professionisti, mentre nei territori più periferici o rurali il tema può diventare quello dell’accesso a servizi specialistici e strutture organizzate.
La gestione dello stress e della sostenibilità del lavoro, però, resta una sfida nazionale più che locale.
Come consigliate organizzare uno studio veterinario oggi?
I dati della nostra ricerca ci dicono che i giovani professionisti chiedono a gran voce una formazione più concreta e applicativa: c’è un forte bisogno di passare dallo studio teorico alla pratica clinica e chirurgica sul campo, ma anche di acquisire competenze organizzative, relazionali e imprenditoriali.
Per questo, consigliamo di organizzare le strutture puntando su alcuni pilastri chiave: digitalizzazione dei processi per ottimizzare tempi e flussi di lavoro, specializzazione dei ruoli per offrire servizi di eccellenza, formazione continua e una cultura professionale che metta al centro il benessere del team.
Oggi il pet-owner richiede un rapporto sempre più continuativo e consulenziale con il veterinario, non limitato alla sola gestione della malattia. Questo significa costruire studi capaci di accompagnare il cliente anche sul fronte della prevenzione, della nutrizione, del comportamento animale e dell’educazione alla cura quotidiana del pet.
Un’organizzazione moderna deve quindi saper bilanciare qualità clinica, sostenibilità umana e capacità relazionale, creando percorsi di crescita che aiutino i giovani veterinari a sviluppare manualità, sicurezza e competenze trasversali.
Quali expertise devono avere i veterinari per essere all’altezza dei bisogni dei loro clienti?
Le aspettative dei proprietari di pet sono in costante crescita e richiedono una figura di veterinario sempre più completa. Oltre all’eccellenza clinica e chirurgica, oggi sono fondamentali le competenze relazionali e comunicative: il veterinario deve saper ascoltare, accompagnare ed educare il pet-owner, diventando un consulente di fiducia a 360 gradi.
Sempre più centrali sono anche le competenze legate alla prevenzione e alla nutrizione animale. Il rapporto Assalco 2026 riconferma, infatti, una crescente attenzione dei proprietari verso benessere, alimentazione funzionale, prodotti dietetici e integratori, con il medico veterinario che si conferma il principale punto di riferimento nelle scelte alimentari dei pet.
Questo è un pilastro della salute e del benessere su cui Purina investe moltissimo attraverso la piattaforma Purina Young Veterinarians.
Accanto a questo, diventano essenziali competenze digitali, gestionali e organizzative, necessarie per lavorare in strutture sempre più evolute e per rispondere a un mercato del lavoro più articolato.
Oggi il veterinario è chiamato a coniugare preparazione scientifica, capacità relazionale e visione multidisciplinare, in un contesto in cui il rapporto tra persone e animali da compagnia è sempre più centrale nella vita quotidiana delle famiglie.
Ovviamente, una cosa è il veterinario di città, altra quello di campagna (o montagna…): la vostra ricerca è andata a valutare questa differenza?
Attraverso la ricerca Young Vet Insight (realizzata da Nomisma e che ha coinvolto oltre 170 studenti universitari di Medicina Veterinaria e più di 100 giovani professionisti nei primi anni di attività) ci siamo concentrati principalmente sulla percezione della professione nel suo complesso, analizzando le sfide comuni ai giovani medici veterinari nei primi anni di carriera.
Sebbene il 76% dei rispondenti operi nel settore degli animali da compagnia – tipicamente più presente nei contesti urbani – abbiamo analizzato anche il vissuto di chi si occupa di animali da reddito (28%) o equini (31%), ambiti maggiormente legati ai territori rurali.
Indipendentemente dal contesto geografico, emerge però un bisogno condiviso di maggiore concretezza formativa, sostenibilità economica e supporto professionale.
Cambiano sicuramente le esigenze operative quotidiane e il rapporto con il territorio, ma le principali criticità – pressione lavorativa, gestione dello stress, equilibrio vita-lavoro e necessità di competenze trasversali – sembrano accomunare veterinari di città e di campagna.
Anche per questo Purina Young Veterinarians nasce con l’obiettivo di offrire strumenti pratici e contenuti accessibili a professionisti con percorsi e specializzazioni differenti, accompagnando l’evoluzione della professione in tutte le sue declinazioni.
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M.Cristina Ceresa
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