Miti e leggende: Αἵρεσις – Ogni bivio è un mito


Ci sono dei momenti della vita che passano quasi inosservati: non sono accompagnati da eventi straordinari, non producono clamore, non attirano l’attenzione di chi ci sta intorno; eppure, quando li osserviamo a distanza di anni, ci accorgiamo che proprio in quell’istante apparentemente ordinario, la nostra esistenza ha cambiato direzione. 

Si tratta di momenti che nascondono, al loro interno, una domanda che sembra semplice ma che contiene in sé un’intera visione del futuro: «E adesso?».

È proprio da qui che nasce una scelta. I Greci possedevano una parola per indicare questa esperienza fondamentale dell’esistenza: αἵρεσις (airesis). Noi la traduciamo generalmente con il termine “scelta”, ma una simile traduzione rischia di appiattire la profondità del significato originario: il termine, infatti, deriva infatti dal verbo αἱρέω, o nella sua forma media αἱρέομαι, che significa non soltanto “scegliere”, ma anche “prendere”, “afferrare”, “impadronirsi di qualcosa per sé”.

Per la mentalità greca, scegliere non equivale tanto a preferire una possibilità tra molte, come se si trattasse di confrontare opzioni equivalenti e optare per quella che appare più conveniente: la scelta diviene invece un atto di appropriazione, un gesto attraverso il quale una persona assume su di sé una determinata direzione, accettandone contemporaneamente le conseguenze, le responsabilità e il peso. Ogni decisione significativa modifica, almeno in parte, l’identità stessa di chi la compie.

Non sorprende, allora, che dalla stessa radice linguistica derivi una parola che ancora oggi utilizziamo, sebbene con un significato molto diverso: “eresia”. Nella sua origine greca, αἵρεσις (airesis) non indicava un errore dottrinale o una deviazione religiosa, ma designava piuttosto una scuola di pensiero, una corrente filosofica, una posizione scelta consapevolmente tra diverse possibilità. L’eretico, nel significato più antico del termine, non è colui che sbaglia, ma colui che decide di percorrere una strada diversa da quella della maggioranza.

Scegliere significa inevitabilmente separarsi, effettuare un taglio. I Romani poi utilizzeranno un termine altrettanto interessante: in latino, infatti, il verbo “decidere” ha come valenza originaria e letterale l’idea di “tagliare via” o “troncare”. Per questo la scelta porta sempre con sé una certa inquietudine, proprio per quelloche lasciamo indietro, che tagliamo

La cultura greca ha rappresentato questa esperienza attraverso immagini che ritornano continuamente nei miti, e tra queste una delle più celebri è certamente quella del bivio di Eracle. Il racconto, tramandato anche da Senofonte, è diventato una sorta di archetipo universale della decisione umana: Eracle è ancora giovane, non ha compiuto le sue fatiche né conquistato la fama immortale; si trova in quel momento delicato e decisivo in cui deve comprendere quale uomo desideri diventare. Davanti a lui compaiono due figure femminili: la prima gli promette una vita facile, fatta di piaceri immediati, di comodità e di assenza di fatica; la seconda, al contrario, gli prospetta un cammino difficile, caratterizzato dalla disciplina, dall’impegno e dal sacrificio, ma capace di condurlo verso una forma più alta di realizzazione personale. 

Eracle vede perfettamente le conseguenze delle due strade che gli si aprono davantie, con coraggio, sceglie la via più complessa. Il racconto di Eracle è una riflessione sulla fatica necessaria per diventare davvero se stessi.

Pensiamo inoltre ad Achille nell’Iliadeanche lui si trova di fronte a un bivio impossibile: da una parte vi è la possibilità di una vita lunga, tranquilla e destinata all’oblio; dall’altra una vita breve, segnata dalla morte prematura, ma accompagnata da una gloria eterna. Le due opzioni si escludono reciprocamente: proprio in questa impossibilità risiede la dimensione tragica della scelta: ogni volta che prendiamo qualcosa, perdiamo inevitabilmente qualcos’altro.

I Greci possedevano anche un’altra parola strettamente legata a questo processo: κρίσις (crisis). Oggi il termine “crisi” evoca soprattutto immagini di crollo, instabilità. Nella lingua greca, però, κρίσις deriva dal verbo κρίνω, che significa “separare”, “distinguere”, “giudicare”, “decidere”. In origine, dunque, la crisi non coincide con il problema stesso, ma con il momento in cui diventa necessario prendere una decisione.

La κρίσις rappresenta quindi il bivio, il punto di svolta; l’αἵρεσις, invece, è il passo successivo: è la scelta concreta, la strada effettivamente intrapresa, il taglio.Potremmo dire che la crisi è la domanda, mentre la scelta è la risposta.

…Mai come oggi le possibilità sono state così numerose: le giovani generazioni si trovano di fronte a una molteplicità di percorsi formativi, professionali e personali che nessuna epoca precedente aveva conosciuto: è possibile reinventarsi più volte, cambiare città, lavoro, costruire traiettorie di vita estremamente diverse tra loro.

Paradossalmente, però, questa abbondanza di possibilità non genera sempre libertà, spesso produce ansia, proprio perché scegliere significa rinunciare, e la cultura contemporanea tende a percepire la rinuncia come un fallimento anziché come una componente inevitabile dell’esistenza. 

I Greci sapevano che la scelta autentica non dissolve l’incertezza, ma la accetta come parte integrante della vita.

Da questo punto di vista, il pensiero contemporaneo sembra sorprendentemente vicino all’antica sapienza greca: il filosofo Zygmunt Bauman, descrivendo la nostra società come “liquida”, ha sottolineato come tutto appaia sempre provvisorio e modificabile: siamo incoraggiati a mantenere aperte il più a lungo possibile tutte le opzioni disponibili, tuttavia, proprio questa continua sospensione rischia di privare l’esistenza di una forma stabile.

A questo punto è impossibile non ricordare una delle poesie più celebri della letteratura moderna, The Road Not Taken (la strada non presa) di Robert Frost. Il poeta si trova davanti a due sentieri che si separano in un bosco: li osserva entrambi, consapevole che non potrà percorrerli contemporaneamente. Dietro ogni decisione si nascondono esistenze possibili che non vivremo mai, incontri che non avremo, luoghi che non conosceremo; eppure nessuno può restare fermo per sempre davanti al bivio. 

Forse diventare adulti significa esattamente questo: comprendere che non esiste una vita priva di rinunce, che non esiste una scelta senza perdita e che l’identità di ciascuno di noi si costruisce non tanto attraverso le possibilità che abbiamo sognato, quanto attraverso quelle che abbiamo avuto il coraggio di afferrare e trasformare in realtà.

(Autrice: Giulia Zandonadi)
(Foto e video: Mihaela Condurache)
(Articolo, foto e video di proprietà Dplay Srl)
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 Mihaela Condurache

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