La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato ragione a Bayer nella lunga battaglia legale sul Roundup, limitando la possibilità di intentare cause basate sull’assenza di avvertenze sul rischio di cancro
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha consegnato a Bayer una delle vittorie legali più importanti degli ultimi anni nella lunga battaglia giudiziaria sul Roundup, l’erbicida a base di glifosato acquisito con l’acquisto di Monsanto nel 2018.
Con una maggioranza di 7 giudici contro 2, la Corte ha stabilito che la legge federale statunitense prevale sulle azioni intentate secondo il diritto dei singoli Stati quando queste mirano a contestare l’assenza di un’avvertenza sul rischio di cancro nelle etichette del prodotto.
La decisione riguarda il caso Monsanto Co. v. Durnell, nato dalla causa intentata da John Durnell, un ex addetto alla manutenzione del verde del Missouri che aveva sviluppato un linfoma non Hodgkin dopo anni di utilizzo del Roundup. Nel 2023 una giuria del Missouri gli aveva riconosciuto un risarcimento di 1,25 milioni di dollari, poi confermato in appello nel 2025. Quel risarcimento si basava sulla teoria secondo cui Monsanto avrebbe dovuto inserire un’avvertenza sul rischio di cancro in etichetta, considerata insufficiente secondo il diritto dello Stato. Monsanto, controllata da Bayer, si è quindi rivolta alla Corte Suprema contestando la validità di quella impostazione alla luce del diritto federale.
E l’amministrazione del presidente Donald Trump ha appoggiato Bayer nella causa.
Cosa ha deciso la Corte Suprema
La questione sottoposta ai giudici non riguardava la pericolosità del glifosato, ma un tema strettamente giuridico: se una legge statale possa imporre, attraverso una causa civile, un’avvertenza sul rischio di cancro che l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti (EPA) non ha mai richiesto.
La Corte ha risposto di no. Nella decisione, redatta dal giudice Brett Kavanaugh, si legge infatti:
Il Federal Insecticide, Fungicide, and Rodenticide Act, 7 U.S.C. §136v(b), esclude espressamente la domanda di Durnell basata sul diritto statale per mancata avvertenza, poiché tale domanda richiederebbe a Monsanto di aggiungere un’avvertenza sul rischio di cancro alle etichette dei suoi prodotti Roundup.
Secondo la maggioranza, quindi, il Federal Insecticide, Fungicide, and Rodenticide Act (FIFRA) impedisce ai singoli Stati di imporre, anche indirettamente attraverso una causa civile, obblighi di etichettatura diversi da quelli previsti dalla normativa federale.
La Corte ha osservato che l’EPA ha ripetutamente approvato le etichette del Roundup senza richiedere un’avvertenza sul rischio di cancro e che Monsanto non avrebbe potuto modificare autonomamente l’etichetta senza l’autorizzazione dell’agenzia.
Perché Bayer aveva chiesto l’intervento della Corte Suprema
La richiesta di Bayer nasceva dal forte contrasto tra le decisioni dei tribunali americani. Alcune Corti federali, come la Corte d’Appello del Terzo Circuito, avevano già ritenuto che il FIFRA impedisse questo tipo di azioni legali. Altre, tra cui la Corte d’Appello del Missouri che aveva dato ragione a Durnell, erano invece giunte alla conclusione opposta.
La Corte Suprema ha quindi accettato il ricorso proprio per risolvere questo conflitto interpretativo e stabilire se la legge federale prevalga sulle norme statali in materia di etichettatura dei pesticidi.
Per Bayer la decisione rappresenta una svolta. Dal momento dell’acquisizione di Monsanto nel 2018, l’azienda è stata travolta da oltre 100.000 cause intentate da persone che sostenevano di aver sviluppato tumori, in particolare il linfoma non Hodgkin, dopo l’esposizione al Roundup. Negli anni il contenzioso è costato all’azienda oltre 10 miliardi di dollari tra risarcimenti e accordi.
A marzo 2026 Bayer aveva inoltre annunciato un piano di accordo da 7,25 miliardi di dollari destinato a chiudere gran parte delle controversie ancora aperte e a gestire anche eventuali richieste future. Dopo la decisione della Corte Suprema, le azioni Bayer hanno registrato un forte rialzo in Borsa.
Conseguenze della sentenza sulle cause ancora in corso
La sentenza della Corte Suprema nel caso Monsanto Co. v. Durnell non chiude tutte le controversie legate al Roundup, ma rafforza in modo significativo la posizione di Bayer nei procedimenti ancora in corso. I giudici hanno infatti stabilito che il Federal Insecticide, Fungicide, and Rodenticide Act (FIFRA) prevale sul diritto dei singoli Stati nel caso delle etichette e, di conseguenza, le cause fondate sulla teoria della “mancata avvertenza” diventano molto più difficili da sostenere. Questo orientamento potrebbe portare al rigetto di numerose azioni ancora pendenti.
Attivisti e ambientalisti hanno ovviamente criticato la sentenza della corte:
Ancora una volta, la Corte Suprema si è schierata dalla parte delle grandi imprese a discapito delle persone e dell’ambiente. La sentenza odierna è un disastro per la salute pubblica – ha dichiarato Tarah Heinzen, direttrice legale dell’organizzazione ambientalista Food and Water Watch.
La sentenza non stabilisce che il glifosato è sicuro
È importante sottolineare che la Corte Suprema non si è pronunciata sulla cancerogenicità del glifosato. La decisione riguarda esclusivamente la possibilità di intentare determinate azioni legali alla luce del rapporto tra diritto federale e diritto statale.
Il dibattito scientifico resta infatti aperto. Nel 2015 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), organismo dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno per l’uomo” (Gruppo 2A). Al contrario, l’EPA continua a ritenere che, se utilizzato secondo le indicazioni riportate in etichetta, il glifosato non presenti un rischio di cancro per l’uomo.
La sentenza della Corte Suprema interviene dunque sul piano giuridico, non su quello scientifico: stabilisce chi abbia il potere di decidere cosa debba comparire sulle etichette dei pesticidi, senza risolvere il dibattito sulla sicurezza del glifosato.
Fonte: Supreme Court of the United States
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Francesca Biagioli
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