L’ortensia rappresenta senza dubbio una delle piante ornamentali più amate in assoluto per arricchire gli spazi esterni grazie alla sua straordinaria, generosa e prolungata fioritura. Molti appassionati associano questo splendido arbusto esclusivamente alla classica forma a cespuglio, ma la particolare varietà di ortensia rampicante offre una soluzione verticale straordinaria per ogni spazio.
Questa tipologia è ideale per chi desidera rivestire pareti, pergolati o muretti senza temere danni alle strutture architettoniche, poiché le sue radici aeree non danneggiano gli intonaci e non si infiltrano nelle crepe. Che si scelga di coltivarla nella piena terra del giardino oppure all’interno di capienti contenitori sul terrazzo, la coltivazione dell’ortensia regala enormi soddisfazioni a fronte di piccoli accorgimenti.
Chi vuole cimentarsi nella coltivazione dell’ortensia rampicante, potrà scegliere tra queste specie:
- Hydrangea petiolaris è caduca, cresce fino a sei metri sia al sole che all’ombra, fiorisce di bianco a giugno e diventa gialla in autunno.
- Hydrangea seemani è sempreverde, esige un’esposizione soleggiata e regala una copertura fogliare costante per tutto l’anno.
- Schizophragma hydrangeoides è un’alternativa rustica da ombra, resistente a freddo e parassiti, celebre per le foglie metalliche e i fiori estivi profumati.
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Dove posizionarla
La scelta del luogo perfetto dove collocare la pianta varia in modo significativo in base alla specie botanica selezionata per il proprio spazio verde.
Nel caso dell’ortensia rampicante Hydrangea petiolaris, non ci saranno grandi problemi perché si sviluppa magnificamente sia in pieno sole sia nelle zone rivolte a Nord con scarsa irradiazione solare.
Al contrario, l’affascinante specie sempreverde Hydrangea seemani esige tassativamente un’esposizione soleggiata per poter prosperare al meglio, garantendo una copertura fogliare costante per tutto l’anno.
Per chi invece preferisce lo Schizophragma hydrangeoides, un magnifico arbusto imparentato con le Hydrangeaceae e di origine orientale, la collocazione ideale è una parete preferibilmente ombreggiata ma comunque molto luminosa, preferendo i terreni freschi.
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Terriccio e vaso da utilizzare
Il substrato gioca un ruolo cruciale nella cura dell’ortensia sia in ambiente domestico che in piena terra. La maggior parte di queste piante predilige un terreno fresco, profondo, ricco di sostanza organica e con un ottimo drenaggio per evitare il marciume radicale.
Se si decide per la coltivazione in vaso, il contenitore da utilizzare deve essere fin da subito ampio e profondo, con un diametro minimo di 40/50 centimetri. Questo spazio permette il corretto sviluppo dell’apparato radicale, specialmente per le specie di ortensia rampicante, che mostrano un vigore vegetativo notevole.
Sul fondo del vaso va sempre predisposto uno strato di drenaggio con argilla espansa per evitare i deleteri ristagni idrici.
Il terriccio ideale deve essere composto da una miscela di terra di foglie e torba, capace di trattenere l’umidità pur rimanendo soffice, aerato e fresco, come richiesto in particolar modo dallo Schizophragma hydrangeoides.
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Esposizione e annaffiature
Luce e acqua determinano il successo della fioritura estiva e la salute generale della pianta.
Per quanto riguarda le corrette annaffiature di H. Petiolaris e H. Seemani ci sono da eseguire cure particolari subito dopo l’impianto.
Durante il primo anno dalla messa a dimora queste due varietà vanno irrigate preferibilmente con acqua piovana, che è povera di sali e calcare. Negli anni successivi, se non ci si trova in condizioni di estrema anomalia climatica, l’annaffiatura non è più necessaria e le piante diventano del tutto autonome.
In generale, l’irrigazione in giardino deve essere regolare durante la primavera e l’estate. Bisogna avere cura di bagnare il terreno al mattino presto o alla sera, evitando rigorosamente le foglie e i fiori per scongiurarne il disseccamento o lo sviluppo di pericolose malattie fungine.
Concimazione e rinvaso
La concimazione dell’ortensia va effettuata a fine inverno e durante tutta la stagione vegetativa, da aprile a fine estate.
Si raccomanda l’uso di fertilizzanti specifici per piante acidofile, ricchi di potassio e microelementi. Potete preferire formule a lento rilascio per il giardino e concimi liquidi da diluire regolarmente nell’acqua per le piante coltivate in vaso.
Il rinvaso dell’ortensia si rende necessario ogni 2-3 anni, all’inizio della primavera, prima del risveglio vegetativo. Si sceglie questo momento quando si nota che le radici iniziano a fuoriuscire vistosamente dai fori di drenaggio del contenitore.
In questa fase delicata si sostituisce il vecchio terriccio superficiale con nuovo substrato fertile.
Per le grandi specie rampicanti collocate in piena terra, una generosa concimazione organica autunnale alla base con dello stallatico maturo assicura il nutrimento ideale per la ripresa primaverile.
Potatura
La manutenzione dei rami è fondamentale per regolare la forma della chioma e stimolare la nascita di nuovi boccioli fiorali.
La corretta potatura dell’ortensia varia in modo netto a seconda della specie botanica che ospitate nel vostro giardino.
Per le ortensie rampicanti come H. petiolaris, H. seemani e lo Schizophragma hydrangeoides, i primi due o tre anni di crescita richiedono un intervento manuale volto principalmente a guidare e indirizzare i fusti, fissando l’estremità del ramo più lungo ai supporti. Una volta stabilizzate e agganciate autonomamente, le piante si lasciano libere di svilupparsi da sole.
Negli anni successivi la potatura diventa un semplice intervento di contenimento geometrico e di pulizia, da eseguire a fine inverno, rimuovendo le infiorescenze secche dell’anno precedente e i rami eventualmente danneggiati o deboli.
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Tutte le cure
Durante la stagione primaverile, la priorità assoluta è il supporto alla crescita vegetativa e il controllo dei sostegni affinché i rami seguano la direzione desiderata.
In autunno, la pianta inizia a prepararsi al riposo vegetativo. Le specie a foglia caduca, come la H. petiolaris, regalano un meraviglioso cambiamento cromatico virando verso un giallo caldo e intenso, mentre la Hydrangea seemani mantiene la sua fitta copertura fogliare verde.
Questo è il momento perfetto per effettuare una ricca pacciamatura alla base del tronco con foglie secche, corteccia o compost, utile sia per nutrire il terreno sia per proteggere le radici in vista del calo termico.
Le cure invernali per le varietà rampicanti sono ridotte, grazie alla loro straordinaria rusticità e resistenza al gelo. Durante i mesi più freddi non è necessario irrigare, ma occorre verificare la stabilità dei supporti in caso di forte vento o nevicate.
A fine inverno si procede con la potatura di contenimento, intervenendo solo per eliminare i rami secchi o danneggiati e per regolare la sagoma della pianta qualora avesse superato lo spazio desiderato sulla parete, lasciandola poi libera di riesplodere in primavera.
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Francesca La Rana
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