Il dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore del Kamal Adwan Hospital nel nord della Striscia di Gaza, rischia di morire in carcere. Gli appelli anche dei nostri pediatri
Per molti a Gaza era semplicemente il “dottore dei bambini“. Per il resto del mondo è diventato il volto della resistenza della sanità palestinese sotto le bombe, immortalato mentre camminava da solo, in camice bianco, verso un carro armato israeliano durante l’assedio dell’ospedale Kamal Adwan.
Oggi, secondo le organizzazioni per i diritti umani, il dottor Hussam Abu Safiya, pediatra e direttore del Kamal Adwan Hospital nel nord della Striscia di Gaza, rischia di morire in carcere.
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A lanciare l’allarme è l’organizzazione israeliana Physicians for Human Rights Israel (PHRI), che denuncia un drammatico peggioramento delle sue condizioni fisiche e psicologiche dopo l’ultima visita effettuata dal suo avvocato, Nasser Odeh, nel centro di detenzione di Nitzan, in Israele.
“Non era più la stessa persona”
L’incontro tra il legale e Abu Safiya è avvenuto il 2 luglio scorso e quello che l’avvocato racconta è il ritratto di un uomo devastato. Secondo la testimonianza resa pubblica da PHRI, il medico è stato condotto al colloquio ammanettato alle mani e ai piedi e scortato da agenti incappucciati. Lividi e ferite evidenti sul volto, sul collo e sulla testa, un respiro affannoso, avrebbe faticato persino a restare seduto senza perdere l’equilibrio.
🚨حياة الدكتور حسام أبو صفية في خطرٍ داهم.
حذّرت جمعية أطباء لحقوق الإنسان (PHRI) من أن الدكتور حسام أبو صفية، مدير مستشفى كمال عدوان، يواجه خطرًا فوريًا على حياته، وذلك بعد زيارة محاميه الأستاذ ناصر عودة له في قسم التحقيقات تحت الأرض “راكيفيت” داخل سجن نيتسان.
بحسب شهادة… pic.twitter.com/XzFJMk8ICp
— Dr. Hussam Abu Safiya د.حسام أبو صفية (@HussamAbuSafiya) July 5, 2026
Non era la stessa persona che avevo incontrato in precedenza, ha dichiarato Odeh.
L’avvocato riferisce inoltre che Abu Safiya avrebbe raccontato di subire percosse quasi quotidiane e di non ricevere cure adeguate nonostante ripetuti episodi di svenimento e malessere.
Le parole attribuite al medico sono un grido disperato:
Questa è l’ultima volta che mi vedrai. Mi hanno portato qui per uccidermi. Non credo di sopravvivere.
Arrestato senza accuse formali
Abu Safiya è stato arrestato il 27 dicembre 2024 durante l’operazione militare israeliana che ha portato alla chiusura dell’ospedale Kamal Adwan, l’ultima grande struttura sanitaria ancora funzionante nel nord della Striscia. Da allora è detenuto in base alla controversa legge israeliana sui cosiddetti “combattenti illegali”, che consente la detenzione senza processo e senza l’obbligo di formulare accuse formali per periodi prolungati.
Le autorità israeliane sostengono che il medico sarebbe legato ad Hamas. Accuse che il diretto interessato, il ministero della Salute di Gaza e il movimento palestinese hanno sempre respinto.
In un rapporto pubblicato nel maggio 2026, anche l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani ha affermato che Israele non avrebbe fornito prove sufficienti a sostegno delle accuse relative all’utilizzo militare degli ospedali di Gaza.
Le richieste delle organizzazioni per i diritti umani
Physicians for Human Rights Israel parla oggi di una situazione estremamente grave e chiede un intervento immediato. Secondo Naji Abbas, responsabile del dipartimento detenuti dell’organizzazione, esiste “un rischio reale per la vita del dottor Abu Safiya” se non riceverà rapidamente assistenza medica indipendente e adeguata. L’associazione ha chiesto il trasferimento urgente del medico in una struttura diversa, una valutazione sanitaria esterna e l’accesso a cure specialistiche.
Nel frattempo, la famiglia del medico vive lontano da Gaza e non può incontrarlo. Il figlio maggiore, Elias, ha raccontato di non sentire la voce del padre da mesi.
Ho paura che tacerà per sempre, ha detto, in una frase che restituisce tutta la dimensione umana di questa vicenda. Al di là delle accuse, delle sentenze e delle contrapposizioni politiche, al centro resta la sorte di un uomo, di un padre e di un medico che per anni ha curato bambini in una delle aree più martoriate del pianeta.
Il dottor Abu Safiya e almeno altri 13 medici palestinesi provenienti da Gaza sono detenuti in custodia israeliana per più di 18 mesi senza accuse o processo. PHRI chiede il loro immediato rilascio. E non solo: Israele ha sottoposto a detenzione arbitraria e a sparizione forzata centinaia di operatrici e operatori del sistema sanitario, tutte persone detenute senza incriminazione né processo
La distruzione del sistema sanitario di Gaza da parte di Israele costituisce un’inflizione deliberata di condizioni di vita calcolate per provocare la distruzione fisica della popolazione palestinese, in violazione della Convenzione sul genocidio, commenta Amnesty.
Gli appelli dei pediatri italiani
Intanto, la Confederazione Italiana Pediatri ha scritto alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni chiedendo un intervento umanitario per Hussam Abu Safiya. Nella lettera, firmata dalla presidente nazionale Teresa Mazzone, i pediatri ricordano l’impegno di Abu Safiya nella cura dei bambini durante i momenti più drammatici della guerra a Gaza, sottolineando come abbia continuato a garantire assistenza sanitaria nonostante bombardamenti e carenza di risorse.
La Confederazione chiede al Governo italiano di attivarsi presso le autorità israeliane per ottenere il rilascio del medico, qualora non vi siano accuse supportate da prove, oppure per garantire un processo equo e trasparente. Sollecita inoltre condizioni di detenzione dignitose, accesso alle cure mediche e la tutela della sua integrità fisica.
In ogni caso, medici e operatori sanitari chiedono la liberazione di Hussam Abu Safiya da tempo.
Fonti: Physicians for Human Rights Israel / Amnesty International
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Germana Carillo
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