Regione Lombardia introduce il Patentino Digitale, iniziativa per informare e formare i cittadini nell’era dell’Intelligenza artificiale e della sostenibilità dell’attenzione
Con la Legge regionale del 3 giugno 2026, n. 12 (pubblicata sul Burl n. 23 del 5 giugno 2026), Regione Lombardia introduce il Patentino Digitale, un’iniziativa che segna un cambio di passo nel modo di intendere la cittadinanza digitale.
Non una misura educativa isolata, ma il tentativo di tradurre in politica pubblica un’idea sempre più urgente: la sostenibilità digitale. Oggi l’attenzione, il tempo, la capacità critica e il benessere mentale sono risorse da proteggere.
Per molti anni la sostenibilità è stata associata quasi esclusivamente alla tutela dell’ambiente: riduzione degli sprechi, salvaguardia delle risorse naturali, contenimento dell’impatto umano sugli ecosistemi.
Oggi però il perimetro si allarga. Se acqua, energia e biodiversità non sono infinite, nell’era digitale emergono nuove risorse da tutelare: attenzione, tempo e capacità cognitiva.
Risorse continuamente sollecitate da un ecosistema online progettato per intercettare e mantenere l’interesse degli utenti. La transizione ecologica e quella digitale vengono spesso raccontate come percorsi separati.
Come può l’innovazione migliorare la nostra vita senza consumare risorse?
In realtà condividono una domanda comune: come fare in modo che l’innovazione migliori la qualità della vita senza consumare risorse oltre la loro capacità di rigenerazione?
Se nell’ambiente le risorse da preservare sono naturali, nell’ecosistema digitale sono umane. Parlare di sostenibilità digitale significa interrogarsi su come costruire un rapporto equilibrato con tecnologie sempre più pervasive, capaci di influenzare il modo in cui apprendiamo, comunichiamo e prendiamo decisioni.
È in questo quadro che si inserisce il Patentino Digitale promosso da Regione Lombardia. Lo strumento punta a spostare il focus dalla sola prevenzione dei rischi online alla costruzione di competenze critiche e consapevoli.
Un percorso che coinvolge studenti, scuole e famiglie e che riconosce la cittadinanza digitale come dimensione strutturale della crescita delle nuove generazioni. Nel corso delle audizioni in Consiglio regionale, il consigliere Giuseppe Licata, promotore del provvedimento, ha evidenziato come cyberbullismo, uso precoce dei social e dipendenza dagli strumenti digitali rappresentino criticità ormai diffuse, che coinvolgono anche le fasce più giovani, incluse le ultime classi della scuola primaria.
“Le nuove tecnologie stanno ridisegnando profondamente la vita dei nativi digitali – osserva Licata – Se da un lato aprono opportunità straordinarie, dall’altro è compito delle istituzioni garantire un utilizzo sicuro e consapevole, orientato alla crescita dei ragazzi“.
Per questo la legge interviene soprattutto sulla formazione. L’obiettivo è accompagnare studenti, scuole e famiglie verso un uso più consapevole del digitale, attraverso percorsi educativi strutturati, avviati prioritariamente nelle scuole secondarie di primo grado e progressivamente estesi anche alla primaria.
L’educazione nell’era dell’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale è già parte della quotidianità scolastica. Entra nei compiti, nelle ricerche, nella produzione di testi, immagini e contenuti multimediali, rendendo sempre più sfumata la distinzione tra produzione umana e automatica.
Secondo il rapporto Eu Kids Online 2026, la rete europea di ricerca sull’uso di internet da parte dei minori, richiamata durante l’iter legislativo, quasi nove adolescenti europei su dieci tra i 9 e i 16 anni hanno già utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa. Un dato che descrive una trasformazione già pienamente in atto.
Nel corso delle audizioni in Consiglio regionale sono emerse criticità strutturali: cyberbullismo, uso precoce dei social network e crescente dipendenza dagli strumenti digitali. Fenomeni che riguardano anche le fasce più giovani, incluse le ultime classi della scuola primaria.
“Le nuove tecnologie stanno ridisegnando profondamente la vita dei nativi digitali – ribadisce Licata – È compito delle istituzioni garantire un utilizzo sicuro e consapevole, orientato alla crescita dei ragazzi“.
La risposta della legge è formativa prima ancora che normativa. L’obiettivo è rafforzare competenze critiche e capacità di lettura dei contenuti, accompagnando studenti, docenti e famiglie in un rapporto più consapevole con il digitale.
Non si tratta solo di usare la tecnologia, ma di comprenderla: riconoscere contenuti manipolati o deepfake, interpretare il funzionamento degli algoritmi, gestire i propri dati e mantenere autonomia di giudizio in ambienti sempre più automatizzati.
“La direzione non è ridurre la tecnologia, ma governarla – sottolinea Licata – Serve un impegno condiviso tra istituzioni, scuole, famiglie e professionisti per costruire un equilibrio che sostenga crescita e benessere dei giovani“.
La legge sul Patentino Digitale introduce così una nuova idea di cittadinanza digitale, in cui competenze tecniche, critiche ed etiche si intrecciano.
Dalla scuola alla piattaforma: come funzionerà il Patentino Digitale
Dal 2027 Regione Lombardia prevede la messa a disposizione di una piattaforma regionale di e-learning dedicata alle scuole, attraverso cui gli istituti potranno sviluppare i percorsi per il Patentino Digitale.
La piattaforma non sarà statica, ma aggiornata nel tempo con moduli su intelligenza artificiale, deepfake e nuove forme di disinformazione. Per definirne struttura e contenuti sarà istituito un Tavolo di esperti in collaborazione con assessorato competente, Ufficio scolastico regionale e Corecom.
Ne faranno parte professionisti della scuola, della pedagogia, della comunicazione, del diritto e della sicurezza informatica, con l’obiettivo di valorizzare anche le esperienze già attive negli istituti scolastici e nel Terzo settore.
Il progetto coinvolgerà studenti, docenti e famiglie. Un aspetto centrale, perché l’educazione digitale non può essere confinata alla sola dimensione scolastica.
È qui che il Patentino Digitale assume una dimensione più ampia: non solo attestato formativo, ma possibile patto digitale tra scuola e famiglia, capace di accompagnare i più giovani dentro un ecosistema in cui reale e digitale si intrecciano continuamente.
La sfida va oltre l’educazione digitale. La sostenibilità oggi non riguarda più soltanto le risorse naturali, ma anche quelle invisibili: attenzione, tempo, capacità critica e benessere mentale.
La sfida è duplice: formare utenti consapevoli della tecnologia e cittadini capaci di non esserne travolti. In questo spazio ancora in definizione si colloca il Patentino Digitale: un tentativo di tradurre la sostenibilità digitale in pratica educativa e politica pubblica.
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Ida Ciaralli
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